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Donna e rom, oltre gli stereotipi e le semplificazioni

12 maggio 2026

Donna e rom, oltre gli stereotipi e le semplificazioni

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La mostra fotografica “Essere donna rom. Io mi racconto. Io mi riconosco” nasce nell’ambito del progetto “Romanì - Promuovere l’empowerment delle donne rom, migliorare l’accesso alla salute e combattere la violenza di genere”. Finanziato dall’Unione europea e coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, coinvolge tre Paesi - Romania, Bulgaria e Italia - e, nel contesto italiano, è realizzato insieme a Fondazione ISMU e Caritas Ambrosiana, con la collaborazione del Comune di Milano.

Obiettivi del progetto

Uno degli obiettivi del progetto è quello di contribuire a cambiare le narrazioni dominanti sulle comunità rom, spesso semplificate o distorte, restituendo invece una realtà più complessa, dinamica e in continua evoluzione, a partire dalla voce e dall’esperienza diretta delle donne rom coinvolte. Per farlo, il progetto adotta un approccio di ricerca partecipativa attraverso la tecnica del photovoice. Le donne partecipanti hanno raccontato sé stesse e la propria quotidianità attraverso fotografie scattate con i loro cellulari dopo una serie di incontri e riflessioni di gruppo che si sono svolti presso l’Università Cattolica. Accanto a questi scatti, ci sono le foto realizzate da una fotografa, Sara Lemlem, alle stesse donne che hanno partecipato alla ricerca e che sono state ritratte così come hanno scelto di narrarsi. Da questo percorso di ricerca e riflessione ne è nato un racconto visivo che ha preso corpo nella mostra fotografica.

Accanto alla ricerca, il progetto sviluppa anche un’importante componente di empowerment, con attività rivolte a donne e uomini rom sui temi della salute e dell’accesso ai servizi. Un altro asse fondamentale riguarda la formazione di professionisti e professioniste dei settori sociale e sanitario. Il percorso formativo, che si è avviato proprio da alcuni giorni, è pensato per sviluppare strumenti e competenze utili a costruire relazioni di fiducia con le comunità rom e a migliorare l’accesso ai servizi pubblici, in particolare quelli sociosanitari e antiviolenza.

Un articolo di

Veronica Riniolo

Veronica Riniolo

Docente di Sociologia della convivenza interetnica

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Qual è la situazione delle comunità rom in Italia oggi?

A differenza del passato, oggi la questione rom non è più considerata una emergenza.  A livello nazionale l’Italia, in attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 12 marzo 2021, ha adottato la Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030. Sono stati quindi fatti certamente alcuni passi in avanti. Accanto ad alcuni segnali positivi, restano però criticità molto forti.

La segregazione abitativa ha spesso isolato le persone dai servizi, rendendo più difficile l’accesso alla scuola, al lavoro e alla salute, e contribuendo a mantenere condizioni di marginalità. A questo si aggiunge il tema dell’antiziganismo: l’Italia è ancora tra i Paesi europei con i più alti livelli di discriminazione verso rom. Secondo i più recenti dati del Fundamental Rights Agency (Roma Survey 2024), due persone rom su tre dichiarano di aver subito discriminazioni nell’ultimo anno.

 

 

Come contrastare l’antiziganismo?

Un primo passo fondamentale per contrastare l’antiziganismo è costruire una conoscenza più corretta di queste realtà, andando oltre stereotipi e pregiudizi. Pochi e semplici dati aiutano a inquadrare il fenomeno nel contesto italiano. In Italia le persone rom rappresentano circa lo 0,2% della popolazione: una presenza numericamente molto limitata, stimata tra le 120 e le 150 mila persone, inferiore a quella registrata in molti altri Paesi europei. Oltre la metà dei rom presenti nel Paese ha la cittadinanza italiana. Inoltre, non esiste un’unica comunità rom, omogenea e immutabile: in Italia convivono più di venti gruppi diversi di rom e sinti, caratterizzati da lingue, tradizioni, storie migratorie, condizioni socioeconomiche e status giuridici differenti. Contrariamente a uno stereotipo ancora diffuso, la maggior parte dei rom non vive nei “campi”, ma in abitazioni ordinarie. Queste poche informazioni spesso mancano nel dibattito pubblico. 

La mostra fotografica vuole proprio riportare al centro le voci di chi vive quotidianamente esperienze di esclusione e discriminazione, proponendo una narrazione capace di andare oltre alle semplificazioni. Questo progetto, in stretto raccordo con le realtà istituzionali e del Terzo Settore che da anni lavorano per migliorare le condizioni di vita delle comunità rom, vuole contribuire a un cambiamento concreto, affinché i principi di uguaglianza, dignità e non discriminazione possano tradursi sempre più in pratiche concrete e condivise.

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