Abbiamo ascoltato nella prima lettura:
“Ho amato e ricercato la sapienza fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza”.
Queste parole della prima lettura ci aiutano a comprendere anche la passione per la sapienza che ha animato San Bonaventura. Nell’opera Itinerarium mentis in Deum (1259) descrive con parole sublimi l’ardore con cui occorre cercare la sapienza. Dopo aver descritto come si possa accedere alla vera sapienza che è Cristo afferma:
«Perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l’attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio. È questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra».
E prosegue descrivendo il processo umano e spirituale che deve guidare un tale percorso:
«Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l’essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti».
A questo fuoco ha certamente attinto anche P. Agostino Gemelli che nella sua visione scientifica e nell’impostazione dell’Ateneo ha tratto ispirazione da San Bonaventura come attesta chiaramente nell’ultima parte dell’Opera “Il Francescanesimo” (1932), dove prende a modello il grande Dottore serafico per tracciare il profilo di un pensiero teologico e culturale che sappia intercettare ed affrontare con coraggio le istanze della modernità.
In P. Gemelli sussistono e si sostengono a vicenda: da una parte un sincero amore per la ricerca scientifica, il progresso del sapere, il pieno utilizzo della ragione e dall’altra un incontenibile amore per la sapienza divina, l’elevazione spirituale e morale, il servizio al bene comune con la formazione di professionisti competenti e qualificati. Lo rilevava con parole profonde e toccanti il Card, Montini nell’omelia pronunciata nel Duomo di Milano il 17 luglio del 1959 per le esequie di P. Gemelli.
«Fu come i più valorosi uomini del tempo nostro, suscitatore, fondatore, realizzatore. Fu come lo plasmò il talento e la virtù del popolo milanese: un creatore, pratico, risoluto, calcolatore, invincibile, instancabile d’uno strumento. E lo strumento fu un’officina di studio, di educazione, di diffusione della rinnovata cultura moderna e cattolica; creò l’Università Cattolica. Padre Gemelli fu un genio della strumentazione del pensiero scientifico, non discorde, ma armoniosamente congiunto con la dottrina e con la vita cattolica. Fu, in un certo senso, il primo allora a credere nella possibilità d’una affermazione vittoriosa della scuola superiore cattolica; ne proclamò le basi teoretiche col movimento filosofico neoscolastico, e ne costruì il castello pratico con la grande e moderna Università Cattolica. E fu potenza la sua nell’osare, nel volere, nel creare; fu meraviglia la nostra nel vedere che l’opera favolosa e gigantesca sorgeva; e monumento rimane. Fu atleta della cultura e della sua affermazione; ed anche così, nella sua statura tanto alta, e talora potente e prepotente e un po’ terribile, ci piacque sentirlo nostro; e ci viene spontaneo rimpiangerlo ora, nostro campione, nostro difensore, nostro capo; come ci sarà caro ripensarlo domani, nostro esempio, nostro padre».
Nostro esempio e nostro Padre, lo ricordiamo pertanto con infinita gratitudine e con il desiderio struggente di poterne imitare il coraggio nelle decisioni, la capacità di visione profetica, la determinazione nel perseguire gli obiettivi, la profondità spirituale e l’amore alla Chiesa e al Santo Padre.
Oggi lo onoriamo ancora concretamente celebrando con diverse iniziative le feconde radici francescane di questo Ateneo:
- La messa nella Cappella dedicata a San Francesco, luogo del laboratorio dove lavorava quando entro in questo stabile come medico psichiatra;
- l’acquisto e il progressivo adattamento della Caserma Garibaldi oggi, almeno in parte, Polo San Francesco dell’Ateneo;
- Il Seminario permanete, ossia una lunga serie di eventi accademici e non solo, dedicati a San Francesco e alla sua eredità…;
- il Seminario dei docenti di teologia e gli assistenti pastorali che terremo ad Assisi in occasione dell’VIII Centenario del Transito di San Francesco sul tema “Il Signore ti dia Pace. Per una teologia pacificata e pacificatrice”;
Non ultimo un gesto, permettetemi di definirlo un dono, che certamente P. Gemelli apprezzerà molto. Proprio in questo momento di sta svolgendo nel Polo San Francesco una sessione di conferimento del Titolo di Dottore in Scienze della Formazione. Tra gli altri verrà presentato il Lavoro della dottoressa Sofia Groppelli sul tema: “L’attività educativa, culturale, organizzativa di Armida Barelli per la promozione delle donne e dell’Università Cattolica”, frutto di un progetto finanziato dal Rettorato e dall’Istituto Toniolo anche a seguito della beatificazione di Armida Barelli, a cui Gemelli ha sempre riconosciuto un ruolo fondamentale nella realizzazione e nello sviluppo dell’Ateneo dei Cattolici italiani.
Concludo con un auspicio legato anche al Piano Strategico, che traccia un grande sviluppo per l’Ateno degno dello spirito d’Impresa di P. Gemelli: possa il nostro Ateneo essere oggi interprete autorevole, a partire dalla Dottrina sociale della Chiesa, di quanto auspicato da Papa Leone XIV nella Lettera enciclica Magnifica Humanitas:
«vorrei incoraggiare accademie e università a ridare slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi ed efficace nel fronteggiare la rivoluzione digitale. In questo modo, la ricerca teologica e filosofica potrà approfondire e sostenere il cammino pastorale della Chiesa, contribuendo al compito del Magistero di illuminare la coscienza dei credenti e di orientarne l’impegno a rendere più giusta e fraterna la vita delle nostre società» (n. 47).
In uno scenario così complesso e frammentato, l’Ateneo dei cattolici italiani possa davvero essere quel volano virtuoso che fa del pensiero cattolico l’irriducibile spinta per un profondo rinnovamento delle pesone, delle organizzazioni sociali e dei rapporti tra popoli e stati, per essere ancora oggi, in modo credibile ed efficace, sale della terra e luce del mondo.