«La vera questione, dunque, non è semplicemente “partire o restare”, ma poter scegliere. Partire può essere una straordinaria occasione di crescita. Il problema nasce quando la partenza non è una scelta ma una necessità, oppure quando le condizioni economiche impediscono di partire». È un invito a costruire le condizioni perché ogni giovane possa decidere il proprio futuro quello rivolto dalla Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, agli studenti del College Universitario Sant’Efisio di Cagliari. Una libertà che riguarda anche chi lascia la propria terra: «Chi parte dovrebbe poter immaginare un ritorno o comunque mantenere un legame generativo con il territorio di origine».
Sabato 31 ottobre, nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Cagliari, la Rettrice ha tenuto la prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2026-2027 del College, dedicata a «Giovani, territori e circolarità dei talenti: il valore dell’educazione». Alla cerimonia sono intervenuti l’Arcivescovo di Cagliari e Segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, il direttore del College, don Emanuele Meconcelli, l’Assessora alla salute e benessere delle cittadine e dei cittadini del Comune di Cagliari, Anna Puddu e il Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari, Francesco Mola. Un’occasione per riflettere sul contributo della formazione alla crescita delle persone e delle comunità, a partire dall’esperienza della realtà educativa promossa dall’Arcidiocesi di Cagliari. Nel suo intervento Beccalli ha ringraziato per l’invito l’Arcivescovo Baturi, richiamandone il costante accompagnamento alla vita della Cattolica.
Il legame dell’Ateneo con la Sardegna passa anche dalle storie dei suoi studenti: dall’anno accademico 2001-2002 sono 1.372 i laureati sardi in Cattolica, mentre sono attualmente 236 gli iscritti provenienti dall’isola. Una relazione che si alimenta attraverso le Chiese locali, la collaborazione tra istituzioni educative e la condivisione di una responsabilità formativa.
Nella lettura proposta dalla rettrice, l’inverno demografico e la mobilità dei giovani chiedono alle università di ripensare il proprio ruolo. Alla perdita di capitale umano occorre rispondere favorendo la circolarità dei talenti: esperienze di studio e di lavoro capaci di aprire nuove opportunità, mantenendo vivo il rapporto con le comunità di provenienza. Per il Mezzogiorno e le Isole, questo significa rendere possibili tanto la partenza quanto il ritorno, attraverso occasioni professionali, servizi e percorsi che riconoscano il valore delle competenze acquisite.
«Da sempre la vocazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è formare capitale umano qualificato che, dopo aver acquisito competenze e una solida preparazione, scelga di rientrare nei propri territori per contribuire al loro sviluppo, diventando protagonisti del cambiamento delle comunità di provenienza», ha sottolineato Beccalli.
L’attenzione alle fragilità giovanili e alle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale rafforza questa responsabilità educativa. Formare significa aiutare gli studenti a coltivare pensiero critico, autonomia di giudizio e capacità di generare nuove idee, accompagnandoli anche nelle difficoltà della vita universitaria. «I giovani, infatti, meritano molta più fiducia di quanta spesso venga loro riconosciuta», ha osservato la rettrice.
È qui che si colloca il «valore trasformativo e gentile dell’educazione» richiamato da Beccalli: «Crediamo fortemente che le università non debbano essere luoghi in cui la conoscenza viene semplicemente trasmessa, ma luoghi in cui la conoscenza viene vissuta». Un compito che trova nei collegi una struttura portante e che dà concretezza alla missione della Cattolica: «Essere la migliore università per il mondo, non del mondo».