Occhi e nasi non è un romanzo con una trama unica, ma una vera e propria galleria di brevi schizzi, dedicati a personaggi, tipi umani, maschere; sfogliare le pagine dell’opera equivale a passare in rassegna una galleria di caricature dell’Italia appena unita: «quello che emerge è un quadro che parla anche ai lettori di oggi: basti pensare, per fare solo due esempi, a Scampolino, l’«uomo fatto a miseria» per il suo risibile stipendio impiegatizio, o a Serafino Faccialei, il contribuente vessato da un carico fiscale insostenibile, che lo riduce in povertà» spiega la docente, sottolineando in particolar modo come la scrittura dell’opera sia più graffiante che bonaria, mai consolatoria e decisamente divertente, ma soprattutto sia «un invito al lettore – anche di oggi - a rieducare il proprio sguardo sulla realtà, a spingerlo al di là del proprio».
Del resto, il titolo stesso dell’opera Occhi e nasi, rimanda a un proverbio toscano che Collodi non cita, ma conosce bene: «La bugia corre su per il naso di chi la dice», vale a dire si vede in faccia, ma per l’autore questo non basta, in quanto non si tratta solo di saper osservare le facce altrui, bisogna avere il coraggio di guardare anche la propria di faccia.
Sostanzialmente in Occhi e nasi - opera di cui esiste un volume curato e introdotto da Paola Ponti nell’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini - Carlo Collodi offre uno spaccato di umanità variopinta e multiforme. Lo fa con un’ironia pungente, pensata per stimolare un lettore critico, capace di sorridere delle amarezze del quotidiano e di interrogarsi su che cosa significhi davvero “essere uomo”.