NEWS | Un anno in pagine

Occhi e nasi

03 novembre 2026

Occhi e nasi

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«Per commemorare Carlo Collodi, nel bicentenario della nascita, è possibile prendere le mosse da un’opera oggi pressoché dimenticata, ma per molti aspetti attualissima; sicuramente l’opera per adulti più importante per questo autore, nella quale ripensa la sua trentennale attività di giornalista e allestisce, con una brillante tecnica caricaturale, una carrellata di tipi sociali rappresentativi dell’Italia post-unitaria». Con queste parole la professoressa Paola Ponti, docente di Letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presenta il volume Occhi e nasi (Ricordi dal vero), al centro del nuovo episodio di Un anno in pagine - il format che racconta ogni mese un’opera letteraria, scelta per la sua capacità di richiamare o legarsi a uno specifico mese, in questo caso i 200 anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, che cadono il 24 novembre.

«La prima edizione di Occhi e nasi esce nella primavera del 1881, cioè pochi mesi prima che sul Giornale per i bambini cominciassero a uscire le puntate di avvio della Storia di un burattino, la prima tranche di quello che sarebbe poi diventato uno dei più grandi classici della letteratura italiana e uno dei libri più letti e tradotti al mondo, ovvero Le avventure di Pinocchio» racconta la professoressa Ponti, facendo notare come la vicinanza temporale tra le due opere mette in risalto la vicendevole implicazione che Pinocchio ha con la produzione collodiana per adulti; a partire dal primo capitolo di Occhi e nasi, intitolato Il ragazzo di strada, in cui il protagonista “Centopelle” è un vero e proprio “parente stretto” del burattino: un giovane marginale, senza scuola né lavoro, con uno sguardo disallineato e controcorrente della vita e del mondo. All’opposto, nell’ultimo capitolo dell’opera, Collodi tratteggia l’Onorevole Cenè Tanti: ben pasciuto, trasformista, in Parlamento una volta l’anno e sordo ai bisogni del Paese.

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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Occhi e nasi non è un romanzo con una trama unica, ma una vera e propria galleria di brevi schizzi, dedicati a personaggi, tipi umani, maschere; sfogliare le pagine dell’opera equivale a passare in rassegna una galleria di caricature dell’Italia appena unita: «quello che emerge è un quadro che parla anche ai lettori di oggi: basti pensare, per fare solo due esempi, a Scampolino, l’«uomo fatto a miseria» per il suo risibile stipendio impiegatizio, o a Serafino Faccialei, il contribuente vessato da un carico fiscale insostenibile, che lo riduce in povertà» spiega la docente, sottolineando in particolar modo come la scrittura dell’opera sia più graffiante che bonaria, mai consolatoria e decisamente divertente, ma soprattutto sia «un invito al lettore – anche di oggi - a rieducare il proprio sguardo sulla realtà, a spingerlo al di là del proprio».

Del resto, il titolo stesso dell’opera Occhi e nasi, rimanda a un proverbio toscano che Collodi non cita, ma conosce bene: «La bugia corre su per il naso di chi la dice», vale a dire si vede in faccia, ma per l’autore questo non basta, in quanto non si tratta solo di saper osservare le facce altrui, bisogna avere il coraggio di guardare anche la propria di faccia.

Sostanzialmente in Occhi e nasi - opera di cui esiste un volume curato e introdotto da Paola Ponti nell’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini - Carlo Collodi offre uno spaccato di umanità variopinta e multiforme. Lo fa con un’ironia pungente, pensata per stimolare un lettore critico, capace di sorridere delle amarezze del quotidiano e di interrogarsi su che cosa significhi davvero “essere uomo”.

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