C’è un’espressione che accompagna da sempre la figura di Giuseppe Bertoni: spirito di servizio. È la chiave con cui ha sempre interpretato le proprie scelte, comprese quelle che dall’esterno potevano sembrare mere carriere istituzionali. Presidente della Fondazione Invernizzi, componente del Comitato Toniolo, professore emerito di Zootecnica Speciale dell’Università Cattolica e coordinatore del progetto C3S nei Paesi a Basso Reddito (PBR): ruoli diversi, accomunati dalla stessa logica, logica che ha guidato tutta la sua carriera accademica.
Venerdì 6 marzo, la sala Negri da Oleggio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha ospitato Sui sentieri delle Scienze Agrarie con il Professor Giuseppe Bertoni, evento promosso dalla Società Agraria di Lombardia con il contributo dell’Ateneo per ripercorrere l’impegno professionale di un agronomo di origine cremonese che ha attraversato sessantacinque anni di ricerca, docenza e cooperazione internazionale. Il titolo, Un impegno per le produzioni animali dice tutto.
Ad aprire i lavori il Rettore Elena Beccalli, che ha richiamato le principali attività di Bertoni all’interno dell’Ateneo. A seguire, Flavio Barozzi, presidente della Società Agraria di Lombardia. Il coordinamento dei lavori è stato affidato a Claudia Molinari, e, a chiudere il pomeriggio, le riflessioni dello stesso Bertoni.
La storia comincia nelle campagne cremonesi. Da ragazzo Bertoni voleva fare l’agricoltore; alcuni eventi di fine anni Cinquanta, imprevedibili ma, a guardarli oggi, provvidenziali, mandarono in frantumi quel progetto. Da quell’interruzione nacque una carriera. L’iscrizione a Scienze Agrarie alla Cattolica di Piacenza, quattro anni nel Collegio S. Isidoro, il rapporto con don Franco Molinari e l’esperienza in Azione Cattolica lasciarono un segno duraturo: l’idea che la ricerca potesse essere uno strumento di servizio, soprattutto verso i Paesi che ancora soffrivano la fame. La laurea arrivò nel 1965. Da quel momento iniziò il lungo legame con la Cattolica.
La stagione «dei laboratori e delle stalle», con i professori Piana, Cappa e Armstrong di Newcastle: «L’obiettivo non era solo aumentare la produttività delle bovine» viene ricordato; Bertoni teneva insieme quantità e qualità del latte, salute e benessere animale, fertilità e sostenibilità, dimostrandosi per certi versi anticipatore del paradigma One Health. Erminio Trevisi, direttore del Dipartimento DIANA, ha restituito un ritratto preciso: uno scienziato che «ha costruito una scuola, non solo una carriera, con oltre cinquecento pubblicazioni e trentotto anni di docenza tra Piacenza e Viterbo».
Con i primi anni Ottanta Bertoni emerge: entra nel Comitato Toniolo, parte per l’Uganda con Africa Mission, diventa Professore Ordinario. Da qui i tre percorsi paralleli: amministrativo (Toniolo, Università Cattolica e Fondazione Invernizzi, di cui è oggi Presidente); accademico, con la direzione dell’Istituto di Zootecnica; e quello al servizio dei Paesi a Basso Reddito, dove ha ideato il Centro C3S per un cibo sufficiente, sicuro e sostenibile, oggi attivo in India e Africa. Dal pensionamento nel 2012, nessuno dei tre si è interrotto.
Nel corso del pomeriggio, si sono succeduti: l’arcivescovo Zani sul magistero sociale della Chiesa, Andrea Azzoni sulle sinergie tra ricerca e innovazione in Regione Lombardia, Nicola Bertinelli sulla sicurezza alimentare, Anna Sandrucci, che si è soffermata sulle le parole chiave, ricerca, condivisione, responsabilità, che attraversano tutta la biografia di Bertoni. A chiudere, le riflessioni dello stesso professore: sobrie, dense, senza retorica. Come tutto il resto della giornata.
Senza volersi soffermare sui risultati delle ricerche, con oltre cinquecento lavori di varia natura e rilevanza, dell’attività di docenza con vari corsi per 38 anni, del servizio prestato in Ministeri ed Enti vari e della presenza nella vita scientifica italiana e internazionale, del Prof. Bertoni è emerso un impegno che appare ben allineato con il recente richiamo di Leone XIV il 17 maggio 2025: «La Dottrina Sociale, infatti, ci educa a riconoscere che più importante dei problemi, o delle risposte a essi, è il modo in cui li affrontiamo, con criteri di valutazione e principi etici e con l’apertura alla grazia di Dio».