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Governance della sostenibilità, come cambia nelle imprese quotate

04 febbraio 2026

Governance della sostenibilità, come cambia nelle imprese quotate

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Come sta evolvendo la governance della sostenibilità in Italia? Quali modelli e processi adottano le imprese quotate al FTSE-MIB per integrare obiettivi ambientali e sociali nella loro strategia? Sono gli interrogativi al centro dell’evento “Corporate Governance e Sostenibilità nelle imprese del FTSE-MIB: il ruolo strategico dei Sustainability Manager”, promosso martedì 27 gennaio dall’Università Cattolica del Sacro Cuore per presentare l’omonimo volume (EGEA, 2026, open access a questo link) a cura di Alessandro Zattoni, docente di Corporate Strategy e Corporate Governance all’Università Luiss Guido Carli, e di Marco Minciullo, ricercatore di Economia aziendale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Realizzata in collaborazione con la Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica (ALTIS) e l’Università Luiss, e con il supporto di Sustainability Makers – The Professional Network, l’iniziativa ha offerto l’occasione per approfondire la governance e i processi decisionali legati alla sostenibilità nelle principali imprese quotate italiane, a partire dai risultati del progetto PRIN 2022 PNRR “GOST - Governance of Sustainable Transition” e dai contributi di quattordici aziende dell’indice FTSE‑MIB.

Dall’analisi delle imprese appartenenti al FTSE MIB risulta che i comitati consiliari sulla sostenibilità sono presenti in quasi tutte le società (37 su 40) e nella metà dei casi sono composti da tre consiglieri, quasi sempre rappresentati da membri indipendenti. Per quanto concerne i sistemi di remunerazione variabile, la ricerca ha sottolineato che quasi tutte le imprese del FTSE MIB (il 90%) hanno previsto almeno un KPI collegato ad obiettivi di sostenibilità. La larga maggioranza delle imprese (74%) collega sia gli incentivi di breve termine, sia quelli di lungo termine ad obiettivi di sostenibilità. Inoltre, i compensi associati a tali obiettivi assumono un peso maggiore con il passare del tempo. Il KPI a breve termine più utilizzato riguarda gli infortuni, salute e sicurezza, quello a lungo termine DE&I ed emissioni.

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Redazione

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«I casi analizzati mostrano come sia necessario individuare un “luogo” in cui la sostenibilità possa prendere forma in azienda. Una governance multilivello diventa perciò un presupposto fondamentale per integrarla nella strategia e renderla operativa a tutti i livelli. Questi assetti diventano però efficaci e riconosciuti quando sono coerenti con la strategia, la cultura e i valori dell’azienda, e quando la rendono in grado di gestire e intercettare rapidamente cambiamenti e opportunità di innovazione», ha dichiarato Marco Minciullo. Inoltre, ha fatto eco Alessandro Zattoni, lo studio rileva che «le imprese intervistate hanno compiuto notevoli passi avanti nell’integrazione della sostenibilità nel business model, dimostrando come una solida governance sia cruciale per il loro successo a lungo termine. L’incertezza normativa e alcuni eventi recenti possono rallentare la transizione verso la sostenibilità, ma le aziende devono continuare ad investire per consolidare o accrescere il loro vantaggio competitivo». 

La ricerca sviluppata nell’ambito del Progetto GOST - e raccolta nel volume - mostra chiaramente quanto sostenibilità e corporate governance siano ormai inscindibili nelle grandi imprese italiane. I sustainability manager e gli HR manager emergono come attori chiave nell’integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale e nella cultura organizzativa. I casi aziendali analizzati confermano la diffusione di una governance multilivello e di sistemi di coordinamento manageriale sempre più strutturati. Tuttavia, la sola ricerca della compliance rischia di limitare l’efficacia delle politiche ESG. Per questo gli autori del volume raccomandato ai consigli di amministrazione un ruolo più proattivo nella definizione delle politiche di sostenibilità e nel loro allineamento ai sistemi di incentivazione. A livello manageriale, è centrale creare competenze diffuse, migliorare il coordinamento interno e favorire l’innovazione sostenibile. In sintesi, la sostenibilità diventa realmente strategica solo quando governance, processi e cultura aziendale operano in modo coerente verso il successo sostenibile di lungo periodo.

Un altro elemento emerso con forza è che, nonostante le incertezze a livello normativo, la sostenibilità sta diventando un fattore competitivo, in grado di influenzare la performance e la reputazione aziendale. Le testimonianze raccolte mostrano quanto sia decisiva la collaborazione tra funzioni aziendali nel trasformare gli obiettivi ESG in progetti concreti e misurabili. Le imprese più avanzate adottano comitati manageriali, sistemi di data governance e programmi di formazione capaci di diffondere una cultura della responsabilità. Resta però il rischio di approcci meramente formali, che indeboliscono il legame tra obiettivi strategici e risultati effettivi. Di qui l’invito a investire nella qualità dei processi e nelle competenze interne, favorendo una visione integrata della sostenibilità. Solo così la governance potrà pilotare efficacemente la transizione verso modelli di business capaci di generare valore inclusivo e duraturo.

Il cuore dell’evento sono state tre tavole rotonde con le testimonianze sulle best practice decisionali e organizzative delle aziende protagoniste del volume. La prima focalizzata sul settore finanziario e assicurativo, la seconda su energy e multiutilities, la terza su consumer, infrastrutture e tecnologia.

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