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Il Sudan sull'orlo dell'apocalisse: la guerra civile che destabilizza la regione

12 giugno 2024

Il Sudan sull'orlo dell'apocalisse: la guerra civile che destabilizza la regione

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La guerra in Sudan è un conflitto complesso che va oltre la lotta tra due leader militari. Il contesto delle ostilità è caratterizzato da una serie di fattori geopolitici, economici e storici che hanno contribuito alla sua escalation. Gli scontri tra le forze armate sudanesi guidate dal generale Abdel Fattah Abdelrahman Burhan e le Forze di Supporto Rapido (RSF) condotte da Mohamed Hamdan Dagalo, noto in arabo come "Hemetti", hanno causato numerose vittime e feriti, raggiungendo livelli di allarme tali da provocare l'evacuazione di civili e personale verso numerosi paesi contigui come il Ciad, il Sud Sudan e l'Egitto. Le fazioni in conflitto sono state influenzate dalle alleanze politico-economiche e religiose che coinvolgono attori locali e internazionali. Gli Emirati Arabi Uniti forniscono armamenti alla fazione di Dagalo, che a sua volta sostiene l'Arabia Saudita in Yemen. Gli aiuti umanitari, invece, sono in gran parte organizzati dalle comunità locali, in particolare da quelle femminili.

Le radici storiche ed economiche del conflitto sono profonde nella gestione cleptocratica e corrotta del potere da parte delle leadership politico-militari locali, nella divisione del paese in due stati, che, a partire dal 2011, ha lasciato la maggior parte dei giacimenti petroliferi all'interno dei confini del Sud Sudan, e nelle alleanze fluide che coinvolgono attori politico-economici e religiosi. L'impatto ambientale e sanitario della produzione petrolifera è stato devastante, con gli abitanti delle zone vicine ai pozzi petroliferi che soffrono di malattie gravi come leucemia, cancro, insufficienza renale ed eruzioni cutanee. Le morti improvvise e gli aborti spontanei sono frequenti, e il bestiame, che beve l'acqua inquinata, viene macellato e consumato, causando ulteriori problemi di salute.

I conflitti interni e società pastorali sono alimentati dalla circolazione di armi leggere, alti livelli di disoccupazione giovanile e dall'enorme divario tra l'aspettativa di vita post-indipendenza e la realtà complessa del territorio. La difficoltà di mantenere lo stile di vita pastorale di fronte ai cambiamenti in atto ha intensificato i conflitti interni con rivendicazioni di alcune aree del Sahel da sempre prive di confini politico-territoriali per le realtà pastorali. Le interferenze internazionali sono state significative, con il gruppo paramilitare russo Wagner coinvolto nello sfruttamento delle miniere d'oro di Meroe, trafficando oro per aggirare le sanzioni imposte a causa della guerra contro l'Ucraina. A giugno 2024, con un innalzamento della temperatura fino a 45 gradi, la situazione in Sudan rimane altamente instabile, con continui scontri tra le forze armate sudanesi e le RSF.

La crisi umanitaria è grave, con migliaia di donne stuprate e vendute come schiave, mentre otto milioni di persone sono fuggite dalle proprie case. Circa 25 milioni, metà della popolazione del Sudan, necessitano di assistenza salvavita, soprattutto a El Fasher, la capitale del Nord Darfur. Il 70% degli ospedali non è funzionante. Nonostante vari tentativi di mediazione internazionale, inclusi sforzi da parte dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite, un cessate il fuoco duraturo non è ancora stato raggiunto. L'Unione Europea ha promesso due miliardi di euro per l'emergenza in Sudan, che necessita di almeno 3,8 miliardi secondo le stime delle Nazioni Unite.

L’11 giugno 2024 hanno preso il via a Nairobi in Kenya i colloqui di pace tra il governo sudanese e i gruppi ribelli, nell'ambito dell'Iniziativa Tumaini guidata dall'ex comandante dell'esercito del Kenya Lazurus Sumbeiywo. I negoziati si concentreranno sui gruppi che non avevano firmato l'accordo del 2018 che ha posto fine alla guerra civile durata cinque anni. Il presidente keniano William Ruto ha affermato che il processo di mediazione mira a porre fine al conflitto e all'instabilità politica in Sudan, in linea con l'iniziativa "Silencing the Guns in Africa". Hanno partecipato al lancio della mediazione di alto livello anche il presidente della Commissione dell'Unione Africana Moussa Faki Mahamat e i presidenti di altri paesi della regione. Il presidente del Sud Sudan Salva Kiir spera che la mediazione dia risultati positivi in vista delle elezioni generali previste entro la fine dell'anno. Tuttavia, il conflitto è ancora in corso, con la guerra civile che infuria in particolare nella capitale Khartoum e nelle regioni del Darfur e del Kordofan, causando migliaia di morti, 700mila rifugiati e tre milioni di sfollati interni.

 

 


Foto di Randy Fath su Unsplash

Un articolo di

Beatrice Nicolini

Beatrice Nicolini

Docente di Storia e istituzioni dell’Africa - Università Cattolica

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