NEWS | Meeting di Rimini

In un paese che invecchia lo scontro tra generazioni non è un destino

27 agosto 2026

In un paese che invecchia lo scontro tra generazioni non è un destino

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I giovani sono stati al centro tanto della visita del Papa al Meeting quanto degli interventi dei docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La sintonia di per sé non è una notizia. Ma segnala quanto sia diventata urgente la questione giovanile e, soprattutto, quanto sia necessario interrogarsi sul modo in cui gli adulti guardano alle nuove generazioni.

I motivi di preoccupazione sono molteplici.

Il primo è che i giovani sono sempre di meno. Come ha sottolineato la rettrice Elena Beccalli, «nell’Unione Europea, la proiezione è di una perdita di circa 33 milioni di giovani di qui alla fine del secolo». E le previsioni sono ancora più allarmanti per l’Europa orientale e meridionale.

Alla fragilità demografica se ne aggiungono altre. L’isolamento sociale, l’abuso dei social – che, come ha ricordato Domenico Simeone, «spesso creano connessioni, ma non relazioni» –, le disuguaglianze nelle opportunità di formazione e di realizzazione personale producono nuove forme di disagio. Fragilità che, ha osservato ancora Simeone, rischiano talvolta di essere ridotte a patologie, deresponsabilizzando gli adulti.

C’è poi il lavoro. In Italia, in particolare, l’investimento nello studio non viene premiato quanto accade in altri Paesi europei: un laureato guadagna in media il 24% in più di un diplomato, mentre il vantaggio retributivo assicurato dalla laurea sale al 37% in Germania e supera il 40% in Francia.

È dentro questo scenario che acquistano ancora più forza le parole pronunciate da Leone XIV al Meeting. Il Papa ha invitato a vedere nei giovani il «segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!» (nel video le interviste ad alcuni di loro sulle parole del Pontefice)

Un articolo di

Francesco Chiavarini

Francesco Chiavarini

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Ma in un Paese colpito da un lungo inverno demografico i giovani sono davvero considerati una promessa? Siamo disposti a investire su di loro come se lo fossero?

La riflessione proposta al Meeting suggerisce che proprio qui sia necessario un cambio di passo. E che il primo cambiamento riguardi lo sguardo degli adulti sui giovani.

Non era forse proprio agli adulti che oggi hanno responsabilità politiche e istituzionali che la rettrice si rivolgeva quando ha chiesto un «piano straordinario di investimenti nella scuola e nell’università»?

E non spetta ancora agli adulti che guidano imprese e organizzazioni valorizzare le competenze dei più giovani, offrendo loro spazio, responsabilità e un riconoscimento anche economico adeguato?

Dal Meeting di Rimini arriva allora un invito a cambiare rotta.

Lo scontro generazionale non deve essere il destino di un Paese che invecchia. Al contrario, proprio la progressiva riduzione della popolazione giovanile rende ancora più urgente avviare le riforme che servono: una scuola più personalizzante, come ha suggerito Pierpaolo Triani, una maggiore apertura alle competenze e al giusto riconoscimento economico.

Per costruire un’«alleanza tra generazioni»: non a caso il tema scelto dall’Università Cattolica come filo conduttore dei Dies Academici di quest’anno.

Un’alleanza che non significa soltanto chiedere ai giovani di assumersi la responsabilità del futuro. Significa, prima ancora, che chi oggi ha maggiori responsabilità sia disposto a lasciare loro spazio, a investire sulla loro formazione e sul loro lavoro, a riconoscerne il talento.

A considerarli, insomma, non come una minaccia, ma come una promessa.

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