Ma in un Paese colpito da un lungo inverno demografico i giovani sono davvero considerati una promessa? Siamo disposti a investire su di loro come se lo fossero?
La riflessione proposta al Meeting suggerisce che proprio qui sia necessario un cambio di passo. E che il primo cambiamento riguardi lo sguardo degli adulti sui giovani.
Non era forse proprio agli adulti che oggi hanno responsabilità politiche e istituzionali che la rettrice si rivolgeva quando ha chiesto un «piano straordinario di investimenti nella scuola e nell’università»?
E non spetta ancora agli adulti che guidano imprese e organizzazioni valorizzare le competenze dei più giovani, offrendo loro spazio, responsabilità e un riconoscimento anche economico adeguato?
Dal Meeting di Rimini arriva allora un invito a cambiare rotta.
Lo scontro generazionale non deve essere il destino di un Paese che invecchia. Al contrario, proprio la progressiva riduzione della popolazione giovanile rende ancora più urgente avviare le riforme che servono: una scuola più personalizzante, come ha suggerito Pierpaolo Triani, una maggiore apertura alle competenze e al giusto riconoscimento economico.
Per costruire un’«alleanza tra generazioni»: non a caso il tema scelto dall’Università Cattolica come filo conduttore dei Dies Academici di quest’anno.
Un’alleanza che non significa soltanto chiedere ai giovani di assumersi la responsabilità del futuro. Significa, prima ancora, che chi oggi ha maggiori responsabilità sia disposto a lasciare loro spazio, a investire sulla loro formazione e sul loro lavoro, a riconoscerne il talento.
A considerarli, insomma, non come una minaccia, ma come una promessa.