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La terra non aspetta

20 aprile 2026

La terra non aspetta

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Geopolitica, innovazione, sostenibilità ambientale ed economica.

E, sullo sfondo, una domanda che interessa tutto il settore: come garantire un futuro all'agricoltura italiana in un mondo che cambia più velocemente della terra che si lavora?

Sono stati questi i temi al centro del Festival dell'Agricoltura organizzato dal Gruppo Libertà con il coordinamento scientifico del professor Marco Trevisan, già preside della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali della Cattolica: una giornata di confronto che ha riunito istituzioni, ricercatori e operatori della filiera agroalimentare.

Tra le voci più autorevoli, quelle dei docenti e ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che hanno offerto letture rigorose e originali delle trasformazioni già in corso.
Un contributo, quello dell'Ateneo, che ha preso forma attraverso quattro interventi che, pur da prospettive diverse, hanno condiviso un filo conduttore: l'innovazione non è un fine, è uno strumento. E funziona solo se resta ancorata alla realtà dei campi.

Andrea Fiorini, ricercatore in Agronomia e Coltivazioni Erbacee alla Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, lo ha detto senza giri di parole: «Innovare significa gestire con intelligenza gli agrosistemi». Pratiche rigenerative, agricoltura di precisione e uso consapevole delle risorse naturali non sono slogan, «ma strumenti concreti per migliorare la fertilità del suolo e rendere le aziende capaci di reggere l'urto di un clima che è già cambiato». Non un problema da affrontare domani quindi, ma una realtà con cui i produttori fanno i conti ogni stagione.

Focus sulla zootecnia da latte con l’intervento di Erminio Trevisi, direttore del Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti (DIANA), un comparto che nella provincia piacentina ha radici profonde e un peso economico tutt'altro che trascurabile: «Le sfide per allevatori e tecnici si sono moltiplicate - ha evidenziato, dati alla mano, Trevisi - benessere animale, riduzione delle emissioni clima-alteranti, competitività di mercato. Un equilibrio difficile - ha riconosciuto il docente - «ma non impossibile, a patto di integrare agricoltura e allevamento con una visione davvero sistemica, superando le logiche di compartimento stagno che ancora frenano il settore».

Lucrezia Lamastra, professoressa di Chimica agraria alla stessa Facoltà, ha ribaltato un luogo comune che resiste con tenacia nel dibattito pubblico: l'agricoltura contribuisce a meno del dieci per cento delle emissioni globali di gas serra, eppure continua a essere additata come uno dei principali imputati della crisi ambientale. «Il punto vero - ha argomentato Lamastra, è un altro - il settore ha un ruolo strategico nella transizione ecologica, a condizione che la sostenibilità smetta di essere vissuta come un vincolo calato dall'alto e diventi un'opportunità concreta di crescita». Scarti e sottoprodotti che si trasformano in risorse, circolarità come modello produttivo: la strada c'è, serve la volontà collettiva di percorrerla.

Una mappa delle criticità strutturali del comparto è stata offerta nell’intervento del professor Marco Trevisan: filiere energivore in difficoltà, carenza di fertilizzanti, erosione del potere d'acquisto degli agricoltori. Un quadro che chiama in causa la politica internazionale: secondo Trevisan «gli accordi tra Stati devono essere realmente reciproci, non asimmetrie travestite da libero scambio», ma serve «anche la capacità del sistema-paese di fare sintesi tra ricerca, impresa e territorio».

Ciò che emerge dal dibattito è la fotografia di un sistema che regge, ma che va costruito ogni giorno.Il Festival ha ospitato anche una platea istituzionale di primo piano. Il Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti ha rivendicato il valore della filiera agroalimentare piacentina e ha aperto scenari di prospettiva sul vitivinicolo, destinato a beneficiare degli accordi Mercosur grazie alla presenza consolidata di comunità di origine italiana in quell'area del mondo. Il sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra ha presentato il disegno di legge "Coltiva Italia", oltre un miliardo di euro su filiere, imprenditoria giovanile e femminile, formazione: perché le risorse, ha tenuto a precisare, «non bastano da sole. Conta come vengono spese, e senza competenze tecniche aggiornate anche il miglior investimento rischia di disperdere i propri effetti nel nulla».

Dal mondo produttivo è arrivato uno dei passaggi più diretti della giornata, firmato da Filippo Gasparini di Agri Piacenza Latte: il prezzo del latte è spesso al limite della sostenibilità, e questo non mette a rischio solo le aziende esistenti, ma la capacità di attrarre i giovani in un settore che ne avrebbe bisogno vitale. Il tema del reddito è tornato più volte come filo conduttore trasversale, a ricordare che nessuna transizione, né quella ecologica, né quelle digitale e generazionali, regge se chi lavora la terra non ci guadagna abbastanza da vivere.

Voci diverse, dalla produzione alla logistica, dal credito alla distribuzione, hanno poi convenuto su un punto: il valore del Made in Italy agroalimentare si difende solo se la catena funziona in modo integrato. Dall'agronomo che sperimenta in campo al camion che porta il prodotto sullo scaffale, ogni anello conta. 

E la ricerca universitaria non è un abbellimento del sistema, ma è uno dei motori primari del cambiamento.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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