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La tesi? Un triste falso o una grande avventura

19 febbraio 2026

La tesi? Un triste falso o una grande avventura

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Per ogni studente universitario c’è un momento del percorso accademico particolarmente intenso: la scrittura della tesi. Spesso è il primo vero campo di prova delle proprie capacità di ricerca, sintesi e scrittura, con tutte le fatiche, difficoltà e anche soddisfazioni. Ma come si scrive al meglio una tesi? Quali sono le regole base per non fare figuracce con il proprio relatore? Quali gli alert da tenere in mente? E come ci si fa aiutare dall’IA senza incappare in cantonate colossali? 

Ruggero Eugeni, docente di Semiotica dei media e Direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo dell’Università Cattolica, ha  provato a mettere ordine, almeno in campo umanistico, con il volume, edito da Vita e Pensiero"Come si scrive una tesi di laurea per le scienze umane. Con guida pratica all’uso dell’Intelligenza artificiale" (in libreria da venerdì 20 febbraio). La casa editrice di Ateneo lo ha intervistato per farsi raccontare come è cambiato il modo di fare le tesi e quali sono gli errori più ricorrenti e i consigli da tenere bene in mente. 



Da quando ha iniziato a fare il professore quante tesi più o meno si è trovato a leggere, valutare e correggere e quanto è cambiato il modo di costruire una tesi di laurea da allora ad oggi con le varie riforme universitarie?
«Sinceramente ho perso il conto, credo almeno un migliaio e probabilmente di più. I cambiamenti sono stati profondi, sia a livello di formato che di struttura. Da un lato la “vecchia” tesi umanistica di 300 pagine e passa è scomparsa, come sono scomparse le modalità della sua discussione – che implicavano spesso dotte quanto virulente discussioni tra colleghi talvolta giunti da lontane università svizzere o tedesche per dibattere di minime congetture ecdotiche. Oggi abbiamo il paper della laurea triennale da un lato e la vera e propria tesi della laurea magistrale. Dall’altro lato però è cambiato il modo di pensare la ricerca, che in campo umanistico si è avvicinato a quello delle aree scientifiche (infatti si parla di “scienze umane”) – e implica quindi anche ricerche “sul campo” di tipo sociologico, psicologico, ecc. Non ci vedo nulla di male, anzi: è importante che la tesi rimanga sintonizzata con i più aggiornati processi della ricerca e offra quindi allo studente un metodo di raccolta, verifica, utilizzo originale e critico di informazioni che, esemplato su quello della ricerca, possa poi essere applicato utilmente a qualunque ambito di lavoro».

Alla luce della lunga esperienza pregressa è nato questo volume, spinto anche – come scrive nell’introduzione – da una certa insofferenza per le tesi scritte male. Quali sono gli errori peggiori che un tesista può fare?
«Credo che la professione più antica del mondo sia il confezionatore di falsi. L’errore è sempre quello di copiare, che si riprenda e si trucchi la tesi di qualcun altro, si faccia taglia e incolla da Wikipedia o ci si faccia scrivere la tesi da ChatGPT, come suggeriscono vari video su TikTok. Gli aneddoti si sprecano: ricordo una studentessa che aveva fatto la tesi in inglese per non perdere tempo a tradurre le voci di Wikipedia che aveva saccheggiato a man bassa. Però devo dire che anche un eminente collega di un'altra università fu allontanato con discrezione quando scoprirono che i suoi volumi fondamentali erano stati copiati da quelli di alcuni studiosi rumeni: chi la fa l’aspetti. Ma attenzione: questo non si traduce in anatema per l’utilizzo dei vari strumenti, in particolare delle Intelligenze Artificiali Generative il cui uso virtuoso incoraggio e insegno».


L'intervista sul sito di Vita e Pensiero

Quali sono le fasi imprescindibili per la costruzione di un buon elaborato finale, sia esso papers o tesi di laurea o di dottorato?
«Sono sostanzialmente tre: ideazione della ricerca, realizzazione del progetto e stesura dell’elaborato; a ciascuna di esse corrisponde lo svolgimento di determinate operazioni e la messa in opera di specifiche competenze, che costituiscono nel dettaglio l’oggetto del volume consultabile anche saltando direttamente al proprio campo di interesse. In più come accennavo sopra dedico un approfondimento sull’utilizzo delle Intelligenze Artificiali Generative (IAG), da maneggiare con cura e che può essere utile anche a colleghi che magari hanno avuto meno occasioni di sperimentarne utilità e pericoli per le tesi». 

Ruggero EugeniNon a caso infatti gli ultimi due interi capitoli sono dedicati alle IAG Nel primo in particolare si sofferma sugli elementi di prompt engineering, cioè sulle modalità di utilizzo, rassicurando chi magari pensa che ci si trovi di fronte a un’arte quasi magica…
«Sì, sulla tecnica di scrittura dei prompt (il "prompt engineering" appunto) si tende a pensare di trovarsi di fronte a un muro superabile solo a prezzo di lunghe sedute e previo acquisto di voluminosi e costosi tomi. Certo, se vogliamo generare "Guerre Stellari" - episodio 24 con Sora (la IAG text-to-video di Open AI), o scrivere una app da vendere nei vari stores potrebbe essere così; ma è esagerato nel caso degli usi di base che servono a coadiuvare la redazione della tesi. La scrittura dei prompt richiede certamente alcune procedure e certe accortezze, ma queste sono piuttosto semplici (e comunque le stesse IAG danno una mano a correggere più o meno automaticamente prompt poco efficaci). Nel libro illustro le tecniche principali nelle varie fasi, dalla "presentazione" (tipo di tesi, lunghezza, obiettivi, contesto, ecc.) alle interrogazioni più specifiche e dedico poi un capitolo all’applicazione concreta, con tutti gli alert del caso».

Ad esempio?
«Se è vero che attraverso questi strumenti è facile arrivare al download di molti papers in open access, non tutti i prodotti di ricerca vengono però intercettati dalle IAG, in particolare ad esempio le monografie sono difficilmente individuabili (e magari alcune sono imprescindibili per l’argomento scelto). Inoltre, tutto l’ambito umanistico è attualmente minoritario in questi repository e quindi occorre integrare la ricerca mediante le IAG con i metodi tradizionali. Quindi questi strumenti aiutano la ricerca e l’organizzazione delle risorse, soprattutto nella sua fase iniziale, ma non sostituiscono i metodi più tradizionali su ricerca e valutazione delle fonti, dove si possono rischiare anche parecchie “allucinazioni”, cioè ad esempio in bibliografia la presenza di titoli plausibili ma inesistenti».

Insomma “La potenza è niente senza il controllo” come scrive lei stesso citando un vecchio claim pubblicitario. Da docente qual è il messaggio fondamentale che vuole lasciare agli studenti con questo volume che ha senz’altro un fine pratico, ma non solo?
«Scrivere la tesi di laurea può essere una bellissima avventura: si torna un po’ bambini, si gioca a fare gli esploratori, e alla fine si è gli unici a poter raccontare quella avventura e i suoi risultati. Perché rinunciare a una simile opportunità?».

Un articolo di

Velania La Mendola

Velania La Mendola

Vita e Pensiero

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