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Le conseguenze fiscali per gli enti religiosi del Codice del Terzo settore

17 giugno 2026

Le conseguenze fiscali per gli enti religiosi del Codice del Terzo settore

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Quali sono le conseguenze fiscali del Codice del Terzo settore, in particolare per gli enti religiosi?

Al tema è stato dedicato un seminario di studio svoltosi mercoledì 10 giugno nella sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

All’incontro, promosso dal CESEN (Centro studi dell’Ateneo sugli enti ecclesiastici e sugli altri enti senza fini di lucro), dall’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia (USMI) e dalla Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM), sono intervenuti il vice ministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo (che ha inviato un videomessaggio), il preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza, campus di Piacenza, Marco Allena, il capo dipartimento per le Politiche sociali Alessandro Lombardi e il direttore del CESEN Andrea Perrone. A moderare l’incontro è stato Flavio Pizzini, commercialista e membro dello stesso Centro studi.

Dopo il sostanziale via libera della Commissione europea nel marzo 2025, dal 1° gennaio 2026 è entrato pienamente in vigore il regime fiscale previsto dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

Una delle novità centrali della riforma è l’introduzione di criteri specifici per stabilire quando un Ente del Terzo settore debba essere considerato un ente non commerciale, con conseguenze rilevanti sul piano degli adempimenti tributari.

L’applicazione della norma, tuttavia, si prestava a diverse interpretazioni. Per fare chiarezza, il 19 febbraio 2026 l’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare n. 1/E, destinata agli uffici dell’Amministrazione finanziaria.

«Si tratta di un documento molto atteso, perché offre i primi chiarimenti soprattutto sui criteri di non commercialità, sulla qualificazione fiscale degli enti del Terzo Settore e sul rapporto delle relative disposizioni con il Testo unico delle imposte sui redditi», ha spiegato Marco Allena.

Particolarmente rilevante è il profilo relativo agli enti religiosi, da sempre protagonisti di attività assistenziali, educative e caritative e destinatari di una disciplina speciale volta a preservarne l’identità confessionale.

«Su questo versante, tuttavia, la circolare – ha sottolineato Allena – interviene in modo puntuale ma ancora limitato, soffermandosi principalmente sugli adempimenti organizzativi per l’accesso e l’operatività nel Terzo Settore, nonché sul patrimonio destinato e sulla responsabilità per le obbligazioni relative alle attività di interesse generale e diverse. Restano invece sullo sfondo le più complesse questioni di coordinamento tra disciplina tributaria, libertà religiosa e ordinamenti confessionali. È proprio in questo spazio interpretativo che si colloca l’esigenza di ulteriori approfondimenti, per garantire certezza del diritto e valorizzare pienamente il ruolo degli enti religiosi anche nel sistema del welfare del Paese».

Entrando nel merito, il viceministro Maurizio Leo nel suo videomessaggio ha affrontato alcune delle questioni che erano rimaste aperte. Tra queste, il trattamento delle plusvalenze sugli immobili degli Enti del Terzo Settore, che saranno tassate soltanto al momento dell’eventuale cessione del bene, e il passaggio dal regime di esenzione a quello di esclusione dall’IVA, misura che riduce gli adempimenti burocratici a carico degli enti.

Leo si è detto infine fiducioso di «portare a compimento tutte le misure per dare tranquillità e certezza a tutti gli operatori».

«La scelta di essere presenti in questo snodo rappresentato dalla riforma non serve soltanto a continuare una testimonianza già esistente, ma anche a intraprendere una nuova storia di responsabilità sociale aperta al futuro», ha detto, collegandosi all’incontro per introdurre i lavori, padre Luigi Gaetani, presidente della Conferenza Italiana Superiori Maggiori.

Anche suor Micaela Monettipresidente dell'Unione delle Superiori Maggiori d'Italia, intervenuta da remoto, ha sottolineato che «la corretta gestione delle opere costituisce parte integrante della testimonianza evangelica».

L’intervento di Lombardi ha posto l’accento sull’importanza dei controlli, condizione essenziale per il buon funzionamento di un sistema che riconosce un significativo contributo promozionale agli Enti del Terzo settore, sottolineando la possibilità che i controlli siano effettuati anche da reti associative nazionali di Enti del Terzo Settore. L’osservazione è stata ripresa, nelle conclusioni, di Perrone: «una rete associativa nazionale per gli enti ecclesiastici è un’importante possibilità, che richiede visione strategica, forme adeguate di organizzazione e una stabile attività di formazione, alla quale l’Università Cattolica è pronta a dare il suo contributo».

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