NEWS | Roma

Lo splendore dell’umano è la custodia di ogni vita

20 ottobre 2026

Lo splendore dell’umano è la custodia di ogni vita

Condividi su:

«Venticinque anni fa l’Istituto ISI-Paolo VI è nato come dono a San Giovanni Paolo II da parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con l’Istituto Toniolo di Studi Superiori e con la Fondazione Paolo VI per la Cultura Cattolica in Italia» - queste fra le prime parole contenute in un Messaggio firmato dal cardinale Pietro Parolin, rivolte a nome di Papa Leone XIV nella giornata inaugurale del Congresso internazionale “Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”, dal 16 al 18 ottobre nella sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per celebrare il 25° anniversario dell’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI (ISI) di ricerca sulla fertilità ed infertilità umana per una procreazione responsabile e del 50° anniversario del Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità.

«Avete lavorato per promuovere una vera cultura a servizio della vita umana – continua il Messaggio, letto all’assemblea da S. E. mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente dell’ISI - contribuendo a sviluppare, dal punto di vista antropologico, etico e scientifico, un approccio che ha a cuore il bene integrale delle persone coinvolte nel processo di generazione della vita stessa. È una realtà complessa, che tocca il significato della sessualità umana, il valore unitivo e procreativo del legame coniugale e oggi, in particolare, il riconoscimento della dignità di ogni essere umano dal concepimento al suo termine naturale».

Per tre intense giornate docenti, esperti e giovani ricercatori, provenienti dall’Italia e da nazioni europee, si sono riuniti attorno ai principali temi antropologici e scientifici legati alla conoscenza della fertilità e alla cura dell’infertilità, grazie a numerosi panel di carattere scientifico e interdisciplinare, dibattiti e tavole rotonde sul piano della ricerca clinica e dell’assistenza, arricchiti da testimonianze di protagonisti del mondo sanitario, di coppie, genitori e famiglie.

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

Condividi su:

A promuovere l’evento, assieme alla Fondazione ISI-Paolo VI, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, all’Istituto Toniolo di Studi Superiori e alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, anche la Fondazione Paolo VI per la Cultura Cattolica in Italia, il Centro di Bioetica e Scienze della Vita e il Centro Pastorale dell’Ateneo.

La giornata inaugurale si è aperta con la Concelebrazione eucaristica presieduta da S. Em. il card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, nella Chiesa centrale della sede di Roma: «La Parola di Dio – ha detto il Cardinale nell’omelia - ci mette in guardia dall'apparenza e ci invita a combattere il male che rovina l'esistenza, affinché la vita sia piena di uno splendore che diventa intelligenza, difesa della vita stessa dal concepimento alla fine. Lo splendore dell’umano è davvero così importante e affascinante, sempre nuovo, e non smettiamo mai di contemplarlo».

«Anche dove c’è il disumano – ha continuato, legando poi i temi della cura, della fragilità - e del limite che diventa occasione di speranza e sapienza».

Nel pomeriggio, il Congresso si è avviato con la prolusione di S. Em. il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, dal titolo “Dignità e bellezza della procreazione nel Magistero della Chiesa”, dopo i saluti istituzionali di Elena Beccalli, Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fabio Gasperini, Fondazione per la Cultura Cattolica in Italia; Daniele Franco, presidente della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, Luisa Regimenti, assessore all’Università della Regione Lazio, Alessandro Sgambato, preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Antonio Gasbarrini, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, con l’articolato e significativo videomessaggio inviato da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e la lettera inviata dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

«Come indica chiaramente il bel titolo del convegno, siamo chiamati a considerare la fertilità non soltanto nella sua dimensione biologica e clinica, ma anche nel suo significato umano, relazionale e sociale – ha detto la professoressa Elena Beccalli – Paolo VI nella Lettera Enciclica “Humanae vitae” invitava ad adottare «una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna» (n. 7).  Lo splendore dell’umano richiede infatti la capacità di riconoscere in ogni persona un valore in sé, che non dipende dalle condizioni di salute, dalla possibilità di generare o dai progetti di vita realizzati. L’unicità della persona umana è un valore sempre e comunque, in ogni ambito e in qualsiasi condizione essa si esprima. Uno splendore che trova una sua massima espressione nella generatività, nel dare la vita».

Il saluto della Rettrice Elena Beccalli

«Il venticinquesimo anniversario dell’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI e i cinquant’anni del Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità ci offrono l’occasione per riconoscere il valore di un impegno che ha unito ricerca, formazione e accompagnamento delle coppie. Un patrimonio costruito grazie alla competenza e alla dedizione di tante persone, che oggi siamo chiamati a sviluppare guardando al futuro», così il dottor Daniele Franco. «Custodire la fertilità, curare l’infertilità richiama una responsabilità che il Gemelli sente profondamente propria: promuovere la salute attraverso la conoscenza scientifica, la prevenzione e percorsi di cura attenti alla dignità di ogni persona».

Il saluto del presidente della Fondazione Policlinico Gemelli Daniele Franco

Richiamando allo studio e alla memoria i principali documenti del Magistero, il cardinale Parolin ha offerto ai partecipanti la sua Prolusione centrata sul tema dell’amore umano che «non è solo sentimento, non è solo desiderio, ma è una struttura profonda dell'essere, una esperienza che coinvolge la persona a tutti i livelli, fisici, psichici e spirituali e realizza la persona nella sua dimensione più vera, la capacità di aprirsi all'altro e di vivere relazioni totalizzanti. L'amore è percepire l'altro come un bene desiderabile e nello stesso tempo è volere il bene dell'altro; è gioia per l'esistenza dell'altro ed è gioia di esistere con l'altro; è apertura e accoglienza dell'altro; è cura e accompagnamento dell'altro». Affrontando e approfondendo i principali passi del cammino della cura e della tutela della fertilità e le sfide attuali della società contemporanea, il Cardinale, criticando la “cultura della separazione” a cosiddetta "cultura della separazione" «del fatto biologico (opus naturae) e del protagonismo dei coniugi (opus personarum) nell'atto procreativo», la procreazione «è divenuta sempre più "riproduzione"», ponendo poi ai presenti domande fondamentali, per la scienza, per la coscienza, per la cura: «Se non si ricompone questa separazione, se non si recupera la verità sull'essere umano, sarà difficile dare una risposta autentica alla domanda di "significato" e di "senso" del procreare umano. E, allora, ancor prima di domandarsi "quale è il senso del procreare", la domanda da porsi è: si può comprendere la procreazione separandola dalla sessualità umana e dal suo significato? Si può comprendere la "verità" della generazione umana separandola dall'amore coniugale e riducendola a mera riproduzione? Nel caso dell'essere umano può il biologico esaurire ciò che già intuitivamente non appartiene solo alla sfera del fisico?».

La prolusione del Cardinal Pietro Parolin

La sessione inaugurale si è conclusa con la relazione introduttiva di Mons. Claudio Giuliodori: «Quello della generazione della vita è certamente uno degli ambiti che rivela nel modo più elevato ed eloquente lo spendere e la grandezza dell’essere umano. Ma proprio su questo terreno, nel corso di un secolo di rapidi sviluppi scientifici e tecnologici, abbiamo assistito ad un progressivo e radicale mutamento sia degli approcci biologico-sanitari sia degli approcci ideali e valoriali, sia dei comportamenti e degli stili di vita» – ha esordito il Vescovo, ripercorrendo poi le tappe fondamentali del cammino della sede di Roma dell’Ateneo a tutela della Vita nascente, fino alla nascita dell’ISI: «In questi 25anni – ha continuato - pur tra non poche difficoltà, l’ISI-Paolo VI, ha fatto storia costituendo ormai un riferimento a livello nazionale e internazionale per quelle coppie che vogliono affrontare problematiche di infertilità conservando appieno la responsabilità e il contesto coniugale degli atti generativi senza esporsi a situazioni umane e procedurali che fanno del concepito un prodotto delle tecniche riproduttive».

La Relazione di Monsignor Claudio Giuliodori

Nelle conclusioni Mons. Giuliodori ha sottolineato l’importanza del Congresso in quanto ha offerto la possibilità di un ampio confronto sulle questioni scientifiche, antropologiche, etiche che segnano oggi l’esperienza della generazione della vita umana. Ha sintetizzato in quattro verbi il lavoro svolto e li ha indicati anche come prospettive per gli sviluppi futuri: «Contemplare la vita nel suo mistero più profondo conoscendo sempre meglio attraverso la scienza i processi biologici e umani che ne consentono l’inizio e lo sviluppo per accompagnarli con sapienza senza manipolazioni e usi impropri; Ricercare con passione e con la collaborazione di tutti gli ambiti del sapere le risposte più appropriate per custodire la fertilità e curare l’infertilità offrendo alle coppie le conoscenze più avanzate nel rispetto del loro amore coniugale e dei diritti, spesso misconosciuti, di ogni creatura fin dal concepimento; Formare in modo scientificamente corretto e veritiero dal punto di vista antropologico per aiutare tutti, soprattutto le nuove generazioni, a non cadere nella trappola del tutto e subito che impedisce di comprendere il significato e il valore della corporeità umana, della sessualità e della procreazione responsabile; Accompagnare le persone e le coppie ad avere uno sguardo appropriato sulla sessualità umana e sulla generazione della vita per impostare stili di vita sani che sappiano custodire la fertilità e nello stesso tempo assicurare anche un approccio clinico all’avanguardia, sempre più capace di rimuovere le cause dell’infertilità e di aiutare le coppie a coronare il loro desiderio di genitorialità seguendo le vie naturali».

La Fondazione “Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità ed infertilità umana per una procreazione responsabile”

La Fondazione ISI Paolo VI - sorta nel 2001 , come dono a san Giovanni Paolo II da parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per iniziativa congiunta dell’Ateneo, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori e della Fondazione Vaticana Paolo VI per la cultura cattolica in Italia, presieduta da S. E. Mons. Claudio Giuliodori e diretta dal professor Tullio Ghi, Ordinario in Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore - opera in stretta collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e con il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS con le finalità di sviluppare la ricerca sulla fertilità e infertilità umana, ampliare le ricerche sui metodi di regolazione naturale della fertilità, approfondire le conoscenze scientifiche sui fattori di sterilità di coppia, promuovere studi, ricerche, attività formative ed informative e strumenti didattici, pedagogici e sociologici e rilevamenti statistico-epidemiologici e psico-pedagogici volti ad evidenziare l’accettabilità, il significato umano e sociale della scelta di metodi naturali per la regolazione della fertilità e per la procreazione, nonché i fattori culturali ed ambientali alla base della scelta di tecniche artificiali e le conseguenze psico-fisiche che ne derivano.

Per raggiungere tali obiettivi, l’ISI adotta un metodo pluridisciplinare di respiro internazionale, grazie al contributo integrato di specialisti in ginecologia, andrologia, endocrinologia, pediatria, la psicologia, biologia, bioetica, con un approccio antropologico e clinico fondato sulla dignità della persona e sul rispetto del valore di ogni nuova vita che nasce nel segno dell'amore e della responsabilità familiare.

L'attività ordinaria dell'ISI si svolge attraverso il Centro per la regolazione naturale della fertilità (ISI-CRNF), coordinato dalla professoressa Maria Luisa Di Pietro, e il Centro per la procreazione naturale e cura dell'infertilità presso il Policlinico Gemelli (Isi-CPNCI), coordinato dalla dottoressa Annamaria Merola, nei quali operano rispettivamente, fra gli altri, la Dottoressa Paola Pellicanò e il dottor Domenico Milardi. Le prestazioni cliniche vengono erogate negli ambulatori del Policlinico universitario “Agostino Gemelli‟ IRCCS, in regime di convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale.

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti