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Lo sport come strumento di inclusione sociale in tutti i suoi aspetti

12 luglio 2024

Lo sport come strumento di inclusione sociale in tutti i suoi aspetti

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«Lo sport ha il potere di cambiare il mondo», diceva Nelson Mandela in un discorso ai Laureus Awards ripreso e ricordato durante il convegno Lo sport fattore di coesione, inclusione e cooperazione tra i popoli che si è svolto lo scorso 28 giugno a Firenze in occasione del Tour de France. Un evento voluto dalla sezione italiana della Société des Membres de la Légion d’Honneur (SMLH) per riunire personalità significative nel mondo dello sport e giovani under 35 impegnati nel sociale con l’intento di parlare di sport come fattore di coesione e inclusione sociale. Ha preso parte al convegno la presidente di EDUCatt Elena Marta che ha per l’occasione sottolineato che «in certe condizioni lo sport può diventare uno strumento sociale» in grado di «rivestire un importante ruolo nel creare legami tra le persone, i gruppi, le comunità e nel costituire una risorsa in termini formativi». Presente anche l’Ambasciatore di Francia S.E. Monsieur Martin Brien, insieme al parlamentare europeo e già sindaco di Firenze Dario Nardella, a diversi  rappresentanti degli organismi sportivi nazionali e alla presidente SMLH sezione Italia Anna Maria Tarantola.

È stata una bella occasione per raccogliere testimonianze e idee su come lo sport, in quanto specchio della nostra società in tutte le sue sfumature e contraddizioni, possa anche trasmettere modelli di vita e pratiche di comportamento virtuose in grado di rafforzare l’inclusione, la solidarietà e la coesione sociale.

L’inclusione è anche uno degli obiettivi del progetto Sport InCampus di EDUCatt attivo nelle sedi di Roma, Piacenza e Brescia, che intende promuovere l’attività fisica universitaria in un ambiente di scambio e condivisione di valori, in ottica inclusiva e cooperativa. Non solo quindi tariffe agevolate accessibili: il progetto vuole rendere gli spazi sportivi luoghi capaci di accogliere iniziative volte ad accogliere l’intera comunità universitaria.

Rientra in questo filone la dimostrazione di Baskin, il “basket inclusivo”, a Piacenza di giugno 2024 con Assigeco Baskin, o l’evento Wheelchair multisport organizzato a Roma dal Centro Spina Bifida e Uropatie congenite e la Pediatria della Disabilità della Fondazione Policlinico Gemelli e l’Associazione La Strada per l’Arcobaleno Onlus, insieme all’evento benefico Imagin Malawi che ha permesso l’acquisto di un ecografo e il supporto in Malawi di una delegazione di specializzandi formatori per il personale locale. Non ultimo, il campus di Brescia ha promosso in aprile 2024 il torneo “Al di là della rete, lo sport unisce”, costruendo un ponte con il Centro di accoglienza di richiedenti asilo della Caritas diocesana, e ha invitato l’atleta della nazionale italiana Sitting Volley Paolo Gamba all’annuale giornata sportiva che si svolge generalmente a maggio Give me 5.

«Lo sport non andrebbe pensato come  un prodotto dato e definito ma piuttosto come  un processo culturale che si genera nel momento specifico e riflette la cultura del momento, rispecchia le caratteristiche della nostra società, con le sue  ricchezze ma anche con le sue contraddizioni e rischiosità. Per questo è uno strumento particolare che richiede competenze di chi vi opera e capacità di sinergie tra attori. In questo modo si può non solo  favorire l’accesso allo sport , ma anche sostenere una vera inclusione sociale”, afferma Caterina Gozzoli, coordinatrice di Cattolicaper lo Sport e referente scientifica del progetto EDUCatt Sport InCampus.

Creare le condizioni per rendere lo sport uno strumento sociale  di reale inclusione,  grazie a un ventaglio di proposte declinate sulle diverse sedi, dalla possibilità di far parte di una squadra di pallavolo, calcio e basket, all’iscrizione a corsi di fitness, fino alla possibilità di partecipare a competizioni agonistiche di vario livello: è quanto SportInCampus si propone di offrire a tutta la comunità universitaria e alle comunità locali.

Un articolo di

Martina Vodola

Martina Vodola

EDUCatt

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