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Lo sport internazionale in un mondo multipolare

04 febbraio 2026

Lo sport internazionale in un mondo multipolare

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In un mondo sempre più segnato da conflitti e tensioni quali sono i legami tra il sistema internazionale e le grandi competizioni sportive globali? A questa domanda, particolarmente attuale a pochi giorni dalla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, ha cercato di rispondere l’Alta Scuola in Economia e Relazioni internazionali dell’Università Cattolica che, lunedì 2 febbraio, ne ha discusso con Leo Goretti dell’Istituto Affari Internazionali per il secondo appuntamento della School of Global Politics, per una riflessione su uno spazio in cui si intrecciano posizioni politiche, conflittualità e dinamiche di potere.

«Lo sport – ha spiegato Goretti - è un'istituzione secondaria del sistema internazionale perché ha un insieme di principi, di norme e di pratiche che regolano l'interazione tra una serie determinata di attori, in questo caso gli Stati, ed è secondaria perché per poter funzionare, per poter esistere, presuppone l'esistenza di una società di stati che funzioni in altre parole, se non vi fossero una serie di istituzioni primarie come il multilateralismo, la sovranità, il diritto internazionale, un sistema fondato sulle regole, lo sport internazionale non potrebbe esistere. La dimostrazione di questo l'abbiamo nel fatto che in momenti di grande crisi del sistema, come le due guerre mondiali, Olimpiadi e campionati del mondo di calcio sono stati sospesi».


Nel corso del suo intervento, introdotto dal professor Damiano Palano, direttore Aseri, Goretti ha effettuato un vero e proprio “giro del mondo” in cui ha ripercorso le connessioni storico-politiche con i grandi eventi sportivi. Si va dalle Olimpiadi di Montreal 1976, boicottata dai Paesi africani per protestare contro la mancata esclusione della Nuova Zelanda, colpevole di aver giocato con la sua nazionale di rugby nel Sudafrica segregazionista alla scelta di Vladimir Putin e Xi Jinping di mostrarsi insieme davanti al mondo in occasione di Pechino 2008: «Quella edizione delle Olimpiadi – ha spiegato Goretti - ha segnato l’inizio di quella che è stata definita la “fase Brics” dei Giochi in cui tutta una serie di stati emergenti a livello globale, tra cui per l’appunto la Cina e la Russia di Putin, hanno affermato la loro ascesa a livello internazionale, anche grazie alla capacità, dimostrata nel corso delle Olimpiadi di organizzare grandi eventi sportivi globali». Nuovi attori che grazie a questi mega eventi cercano di imporsi sullo scenario internazionale come, per esempio, il Brasile che tra il 2014 e il 2016 ha ospitato prima la Coppa del Mondo di Calcio e poi i Giochi olimpici a Rio de Janeiro.

Un altro tema affrontato è quello dello sportwashing, una pratica in cui si tenta di “sfruttare” un grande evento sportivo per riaccreditarsi e imporsi presso l’opinione pubblica internazionale. Il caso più emblematico in tal senso è quello relativo alla Coppa del Mondo di calcio ospitata dal Qatar nel 2022: «Quell’evento ha messo questo piccolo Stato sulla cartina geografica per il grande pubblico e lo ha imposto, in quel periodo, al centro dell'agenda mondiale. Adesso stiamo assistendo a una fase di ritorno in occidente di questi mega eventi con Milano-Cortina oggi, con i Giochi di Parigi ieri e con quelli di Los Angeles domani. Attenzione, però, perché negli anni 2030 è molto probabile che gli Stati del Golfo torneranno a essere protagonisti su questa scena, per suggellare così definitivamente il loro nuovo ruolo di medie potenze emergenti sullo scenario globale».

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Redazione

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