Undici gradini tutti d’un fiato, al centro accademico sportivo Rino Fenaroli. Entra Matteo Artina, docente di Teoria e metodologia del movimento umano, pronto per gli esami del corso di laurea triennale in Scienze motorie e dello sport. Lui stesso ne ha appena passato uno, l’ennesimo, a pieni voti. Già, perché Artina è il preparatore atletico di Sofia Goggia e della Nazionale italiana di snowboard alpino. A Pyeongchang, nel 2018, ha preparato Sofia e Michela Moioli. Entrambe hanno vinto la medaglia d’oro. A Pechino, nel 2022, ha vissuto per la prima volta il villaggio olimpico, allenando la Nazionale di snowboard alpino che si è fermata ai piedi del podio con Roland Fischnaller, giunto alla sua settima partecipazione olimpica a Milano Cortina.
Artina è appena tornato da Livigno, dopo essere stato anche a Cortina. «Avere un’Olimpiade in casa ha un sapore particolare, dà un’aura unica a luoghi che conosci da sempre, li rende davvero emozionanti» racconta Matteo. «In questo ambiente, le facce sono sempre le stesse, e non sono neanche tantissime. Alle Olimpiadi, invece, senti un sacco di lingue differenti. Il brasiliano che parla portoghese, il consueto tedesco, poi ascolti una lingua strana e scopri che è islandese, oppure del Madagascar. Giri l’angolo e trovi la squadra nazionale della Malesia. È davvero strano, a tratti fuori contesto, e quindi affascinante».
Sulla Olympia delle Tofane, nella sua amata Cortina, Sofia Goggia ha conquistato la medaglia di bronzo nella discesa libera. Dopo l'oro di Pyeongchang e l'argento di Pechino, la discesista bergamasca è la prima sciatrice della storia a vincere la terza medaglia consecutiva in discesa libera. «Sofia era molto soddisfatta perché essere costante negli anni, per un’atleta con il suo trascorso sanitario, vuol dire dedicarsi molto non solo alla prestazione ma anche al recupero degli infortuni, soprattutto quando avvengono negli stessi distretti» spiega Artina. «È contenta di come ha costruito la stagione. L’Olimpiade non è mai un evento semplice, diventa un pochino più facile per chi non ha aspettative o per chi è troppo superiore agli altri, anche se Ilia Malinin ci ha dimostrato che anche la consapevolezza di essere oltremodo superiore può fare strani scherzi».
Gli chiediamo se sente un po’ sua questa medaglia di bronzo, soprattutto per il lavoro fatto insieme a Sofia dopo il suo ultimo grave infortunio a Ponte di Legno. Lui non ha dubbi: «Negli sport individuali è l’atleta a vincere. Quando scii, sei da solo. Quando metti i bastoncini oltre il cancelletto, non puoi più contare sull’aiuto di nessuno. Deve sublimare tutto ciò che gli è stato fornito e farlo rendere al meglio. Nel mio ruolo, percepisci la soddisfazione del testimone. Questo sì, vivo la soddisfazione dell’atleta in maniera empaticamente molto affine. Con Sofia abbiamo iniziato la preparazione a giugno. L’accordo era legato a lavorare avendo negli occhi la Coppa del mondo, senza avere soltanto l’Olimpiade nel mirino. Perché non fa bene iniziare a giugno la preparazione a un evento che succederà a febbraio, ma anche perché sarebbe metodologicamente sbagliato. L’ultima gara di Coppa del mondo prima delle Olimpiadi è esattamente sette giorni prima. Tutto concorre a raggiungere una prestazione olimpica, le sensazioni sull’autoefficacia sono fondamentali».