Il percorso si sviluppa in diversi ambienti di passaggio dell’Ateneo con opere e installazioni dislocate nei chiostri e nei corridoi. Ci sono opere fotografiche come quelle di Gabriele Micalizzi, che si accostano a vere e proprie installazioni a riflettere sul ruolo e l’uso dei materiali utilizzati in zone di guerra, come in quelle presentate da Fabrizio Dusi, Mauro Seresini o Lorenzo e Simona Perrone. Sono esposti i disegni di Salvatore Garzillo e quelli di Adriano Caverzasio che descrivono due guerre diverse, sia per luogo che per tempo, ma con simili conseguenze.
La Fondazione culturale Carlo Zinelli e la Famiglia Zinelli ha prestato alcune opere dell'artista esponente dell’Art Brut, la cui malattia si manifestò proprio durante l’arruolamento nella guerra civile spagnola negli anni ’40 e i cui dipinti riflettono questo grande trauma; Erk14 è un artista napoletano che utilizza colori vivaci ad esaltare i protagonisti delle sue opere, degli object trouvé; Valentina Achilli fa emergere la potenza e il valore della comunicazione scritta attraverso l’uso della carta filigranata fatta a mano e il tessuto.
Giampaolo Parilla nella sua pittura esplora la fragilità e la frammentazione del corpo umano nel mondo contemporaneo, in connessione con la geopolitica dei conflitti attuali, l’iconografia delle mappe di guerra e le immagini di sistemi d’arma e scontri armati.
Nella sede di Brescia è possibile scoprire l’opera di Luca Pancrazzi, che fin dagli anni '80 indaga i limiti della percezione attraverso la sperimentazione tecnica. Le sue opere mettono in evidenza come strumenti, gesti e ripetizioni possano contribuire a definire linguaggio e visione artistica.
Nella sede di Piacenza Vanshika Agrawal, grande artista nata in India, fonde nel suo lavoro poesia, performance, pittura, disegni e installazioni per creare spazi effimeri che riflettono sul continuum della vita.
L’artista Silvia Stucky è presente sia nella sede di Roma che in quella di Milano. Particolarmente attenta alle tematiche sociali, il suo lavoro artistico chiede di riflettere sulla nostra esistenza. La sua ricerca è fatta di interventi minimi in cui l’autorialità si assottiglia esaltando una bellezza involontaria, alla luce del rispetto per l’altro in tutte le sue forme.
Infine, nella sede di Cremona, è presente Marta Ferrarini, fotografa classe 2003, per cui la fotografia diventa un mezzo per creare vicinanza e connessione.
Ogni artista è stato seguito personalmente da uno o più curatori. Gli studenti dell’Ateneo che hanno partecipato al progetto sono: Benedetta Alabò, Elisa Bertoli, Aurora Carrisi, Giulia Dalena, Veronica Di Flumeri, Elisa Faccoli, Daria Ferrari, Sofia Ferreri, Lea Foà, Cecilia Franzoni, Arianna Greco, Valentino Lombardi, Vittoria Lughignani, Chiara Marrazzo, Vanessa Micheletti Giannattilio, Giulia Milanese, Leo Montanari, Elisa Moroni, Lavinia Nottoli, Caterina Oppizzi, Francesca Paganelli, Emma Peloso, Filippo Rachelli, Eleonora Randazzo, Sara Ravelli, Sabrina Ronga, Elena Sgarbi, Elisabetta Villa.
Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce si propone come un invito a fermarsi, ad osservare e ad interrogarsi sul presente, lasciandosi attraversare dalle immagini e dai segni che l’arte restituisce, affinché anche dalle fratture possano emergere nuove possibilità.
«Le Macerie sono un simbolo, archivio di esistenze che resistono, resilienti come la natura ci insegna – ha concluso la professoressa Di Raddo –. Come scriveva Calvino, ogni città che distruggi è anche una città che inventi. Attraverso queste opere d’arte possiamo ritrovare la forza e la volontà di ricostruire».