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L'alchimia del sentimento
Dal 2 al 31 marzo una mostra rende omaggio all'artista Romano Tagliaferri. E il 19 marzo, alle 21 un concerto jazz dedicati al pittore
| Sabrina Cliti
09 marzo 2026
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Ci sono mostre che si visitano e mostre che si abitano. L'alchimia del sentimento, la retrospettiva dedicata a Romano Tagliaferri allestita nell'atrio d'onore della sede di Piacenza dell'Università Cattolica, appartiene senz'altro alla seconda categoria. Lo si capisce già dall'ingresso, quando le tempere su carta con foglia d'oro del ciclo Email@pittura ti vengono incontro con quei loro sfondi azzurri percorsi da segni, numeri, simboli: un brusio visivo che assomiglia alla superficie di uno schermo.
Tagliaferri dipingeva così nel 2003, quando di smartphone e social non si parlava ancora. È questo, probabilmente, il dato più sorprendente di una mostra che dice molto sul presente pur essendo interamente voltata al passato.
La mostra, visitabile fino al 31 marzo nel campus di via Emilia Parmense 84, è stata inaugurata con una cerimonia partecipata, alla presenza di autorità accademiche, familiari dell'artista, docenti e studenti. Un'occasione che ha il merito di restituire alla città una figura che rischiava di scivolare nell'ombra riservata a chi, pur avendo anticipato i tempi, non aveva fatto della notorietà un obiettivo.
Ad aprire i lavori è stato Angelo Manfredini, direttore della sede di Piacenza-Cremona dell'Università Cattolica, che ha inquadrato la retrospettiva all'interno di una precisa scelta culturale dell'Ateneo: «Ospitare questa mostra è una scelta che nasce dalla convinzione che l'università debba essere un luogo di incontro tra saperi diversi, e che la pittura di Tagliaferri, con la sua capacità di tenere insieme la dimensione educativa e quella sperimentale, parli direttamente alla missione di questa sede».
Un’esposizione con cui il campus di Piacenza conferma la propria attenzione per l'arte, grazie a una mostra di alto valore, aperta alla città e alla comunità locale. «Tagliaferri è stato un artista e pittore di spicco della nostra città, oltre che insegnante al liceo Respighi» ha proseguito Manfredini. «Non a caso, in concomitanza con la mostra, è stato attivato un Percorso per le Competenze Trasversali e l'Orientamento con un gruppo di studenti del liceo».
Carlo Francou, curatore del catalogo, ha ricordato come Tagliaferri non fosse semplicemente un pittore che insegnava, né un insegnante che dipingeva nel tempo libero, ma una figura la cui identità era indissolubilmente doppia: «Romano viveva la pittura e la didattica come due facce della stessa urgenza. In aula portava lo sguardo dell'artista. Sulla tela portava la pazienza e l'ascolto del maestro. Non ho mai incontrato qualcuno in cui questi due piani comunicassero con altrettanta naturalezza». Francou ha poi sottolineato come il titolo della mostra non sia ornamentale: l'alchimia, intesa come trasformazione profonda della materia, è esattamente il processo che Tagliaferri metteva in atto tra l'esperienza vissuta e la sua traduzione pittorica.
«Non volevamo fare un'antologia. Volevamo costruire un percorso in cui le opere si parlassero, in cui il visitatore potesse cogliere non solo la bellezza dei singoli lavori ma il filo che li attraversa tutti: questa ostinata fiducia nella pittura come strumento per dire quello che le parole non riescono a contenere» ha concluso Francou.
Il nucleo della mostra è il ciclo email@pittura: tempere su carta con foglia d'oro del 2003-2006, sfondi azzurri percorsi da segni numerici, simboli, diaframmi spazio-temporali. Tagliaferri non inseguiva le tecnologie: le intercettava come sintomi di qualcosa che stava già accadendo nell'animo umano prima ancora che sugli schermi. Spiccano le Costellazioni diurne e notturne, in cui la geometria si scioglie in fantasticazioni per allora inedite. Guardandole oggi viene spontaneo un raffronto: Tagliaferri cercava orientamento sulla carta con il pennello. Noi lo cerchiamo sullo schermo con il pollice. La distanza è minore di quanto sembri.
All'inaugurazione hanno preso la parola anche Laura Tagliaferri, architetto e figlia dell'artista, e Anna Mazza, artista e vedova di Romano, che ha offerto squarci di vita quotidiana capaci di spiegare come nascessero quelle opere: non in uno studio separato dall'esistenza, ma dentro di essa. Elisabetta Ghiretti, dirigente del liceo Respigh", e la collega Raffaella Pezzoni hanno tracciato il ritratto di un insegnante che non spiegava l'arte ma la faceva accadere in aula. Michela Valotti, docente alla Cattolica, ha inserito la pittura di Tagliaferri nel dibattito sui rapporti tra linguaggio visivo e trasformazione digitale. La classe 5 A del "Respighi" (la scuola dove Tagliaferri ha insegnato per anni) è stata coinvolta in un percorso FSL (Formazione Scuola Lavoro) costruito attorno alle opere esposte. I ragazzi hanno digitalizzato una selezione di tempere del ciclo email@pittura: al termine della mostra, i bozzetti digitalizzati torneranno al "Respighi". Un cerchio che si chiude come raramente accade: l'opera torna dove è nata, nelle mani di chi sta appena cominciando.
Il 19 marzo, alle ore 21, l'Ateneo ospiterà Twelve colours, concerto-evento del Piacenza Jazz Fest 2026 in cui Umberto Petrin e Gianluigi Trovesi dialogheranno con Blue Archie Shepp, opera di Tagliaferri qui esposta. Il linguaggio improvvisativo dei due jazzisti ha qualcosa di affine alla tensione tra struttura e libertà che percorre tutta la pittura di Tagliaferri. Un accostamento che saprà arricchirà l'esperienza del visitatore.
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