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Matematica, «la grande infrastruttura invisibile della nostra società»

16 settembre 2026

Matematica, «la grande infrastruttura invisibile della nostra società»

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308,5 miliardi di euro il contributo economico diretto della Ricerca Matematica in Italia, 8,4 milioni i posti di lavoro sostenuti pari al 35% dell'occupazione del Paese, un contributo al PIL per circa 680 miliardi di euro, 296 miliardi di gettito fiscale generato, di cui 134 miliardi di Iva.

Non solo: 71,9% è l'intensità di utilizzo della ricerca matematica nel settore italiano degli studi di architettura e ingegneria, al 3,6% si attesta la crescita media annua dei diplomi di dottorato in scienze matematiche tra il 2017 e il 2024 mentre dell’1,8% è l'incremento del Pil nazionale atteso dall'AI entro il 2035, pari a circa 38 miliardi di euro.

Sono alcuni dei dati che emersi dallo studio “L'impatto economico della Ricerca Matematica in Italia”, realizzato da Deloitte Economics su incarico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell'Unione Matematica Italiana (UMI) per quantificare in modo indipendente il contributo della Ricerca Matematica al sistema economico del Paese.

Il report, presentato a Brescia nella sede di via Garzetta nell'incontro “Non solo numeri: la matematica, un motore per l'economia” è stato promosso dall'Università Cattolica con la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Ateneo e – per meglio calare i dati astratti in un contesto reale - ha radunato i rappresentanti delle principali realtà economiche locali: Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, Roberto Saccone, presidente Camera di Commercio di Brescia e Paola Lecci, direttrice Regionale Lombardia Sud Intesa Sanpaolo.

L’industriosa provincia bresciana, e con essa la Lombardia, va ricordato, valgono attualmente il 25% PIL nazionale. Seconda regione il Lazio, con l’11%.


Dopo i saluti istituzionali di Anna Maria Fellegara, prorettrice vicaria dell’Università Cattolica che ha definito la matematica «la grande infrastruttura invisibile della nostra società», Claudio Giannetti, preside della Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali e la presentazione della ricerca curata da Marco Vulpiani, Head of Deloitte Economics, il dibattito ha toccato il tema delle figure professionali che oggi fanno realmente differenza, il ruolo dell’AI ed il rapporto tra umanesimo e tecnologie.

In dialogo col giornalista Rai Fabrizio Patti, ha le idee chiare Paolo Streparava «Noi aziende metalmeccaniche non dobbiamo perdere di vista il lato umano della matematica: vediamo collaboratori che fanno ampio utilizzo dell’AI ma sappiamo con quanto freno critico e quanto sono disposti a mettere in discussione lo strumento? I dati non sono nulla se non diventano informazioni in azienda. È inutile produrli e metterli nei data center se nell’85% delle nostre imprese c'è penuria di matematici capaci di interpretarli».

Settore diverso ma identico approccio anche per Paola Lecci. «La matematica è fondamentale per il settore bancario che deve trasformare dati in decisioni: valutare il rischio di un investimento, gestire il credito, fare prevenzione di frodi e stime predittive sull’andamento del mercato e dei tassi di interesse. È uno strumento per creare protezione e fiducia ma non deve sostituire la capacità di giudizio umana. L'atteggiamento vincente è unire il dato alla conoscenza critica del settore da parte delle persone. In pratica dobbiamo far dialogare tecnologia e pensiero critico per dominare la quest’ultima e non subirla».

Un articolo di

Bianca Martinelli

Bianca Martinelli

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Sono in molti a chiedersi se l’AI stia aumentando o diminuendo la necessità di personale.

Per Roberto Saccone «una distinzione va fatta: se si tratta di accorpare nozioni può bastare l’AI. Ma se il tema è produrre informazioni da cui trarre decisioni, allora il pensiero critico e l'esperienza del soggetto in materia sono fondamentali. Questo non toglie, anzi corrobora, il fatto che all’interno delle aziende italiane e nel mondo cresca l’esigenza di competenze matematiche. Non mi riferisco solo al manifatturiero, è un bisogno che attraversa tutti i settori dell'economia bresciana. Pensiamo all’agricoltura che non è più il contadino con la vanga ma che oggi ha a che fare con tecnologie sempre più sofisticate. Lo stesso vale per il mondo dei servizi, del commercio, della medicina».

Ad emergere, secondo Lecci,  è la visione dell’AI come elemento che può sì aiutare a raggiungere un vantaggio competitivo «ma solo a patto di capire come usarla meglio rispetto ad altri». Uno strumento quindi, ma non certo una soluzione a tutti i mali. O al vero cruccio che attanaglia il settore delle imprese di tutta Italia «il costo dell'energia più alto al mondo» come ricordato da Streparava.

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