«I manager della Sanità – ha continuato Fabrizio d’Alba – devono essere leader preparati, competenti e orientati al miglioramento continuo, capaci di gestire la complessità e di favorire un ambiente di lavoro che promuova il benessere di pazienti e personale», sottolineando i valori originali e futuri del Servizio Sanitario Nazionale, fra i quali «l’universalità ed equità di accesso alle cure, la centralità della persona e i suoi bisogni di salute, la sostenibilità del sistema, la qualità e la sicurezza delle cure, l’integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali, l’innovazione e la trasformazione digitale».
Affinché l’intero Sistema salute sia efficace e sostenibile è proprio la formazione manageriale una delle principali leve del cambiamento: «La formazione dei manager non ha l’obiettivo di fornire competenze isolate, ma è uno strumento per integrare conoscenze, esperienze e abilità», poiché «questa integrazione amplia il pensiero, lo rende più critico e apre la strada al cambiamento». Non solo: «La formazione manageriale per sua natura permette di meglio adattarsi ai cambiamenti di contesto, integrando la formazione universitaria per permettere ai professionisti di essere non solo competenti, ma anche preparati a gestire nel tempo organizzazioni complesse e in continuo cambiamento».
L’offerta formativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari - Altems
La figura del manager della Sanità ha vissuto negli scorsi decenni notevoli trasformazioni evolutive: da amministratore è divenuto un leader, da “capo” è divenuto il punto di riferimento di un team che, grazie all’applicazione di soft skill e nuove competenze, ha reso questa figura professionale l’emblema di una “leadership umanistica” che sa affrontare le complessità, attraverso «la gestione diffusa: un modello manageriale che distribuisce responsabilità e poteri decisionali in modo più orizzontale» e che coinvolge attivamente «tutti i livelli di un’organizzazione» attraverso «collaborazione, autonomia e innovazione».
Un modello particolare che presenta molti vantaggi: anzitutto, il coinvolgimento delle persone che, attraverso un continuo feedback, porta ad un costante miglioramento; la creazione di team con competenze diversificate che producono una viva e interdisciplinare collaborazione; una maggiore autonomia operativa, grazie all’assunzione di responsabilità dei team locali. Tutto questo significa, nel tempo, una maggiore flessibilità, una risposta più rapida ai cambiamenti e, grazie all’aumento della motivazione, alla libertà di sperimentare e a processi decisionali più fluidi, una migliore qualità delle decisioni a favore dei più importanti protagonisti del sistema salute: i pazienti e i cittadini.