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Mission Exposure, la scoperta di sé

08 marzo 2023

Mission Exposure, la scoperta di sé

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Partire per capire chi si è, se la vita che si conduce ogni giorno e le scelte fatte restano salde oppure no. Trovare il coraggio di mettersi in gioco nella relazione con sé e con gli altri per vedere che cosa accade.

Così è stato per Maria Vittoria Mondini, iscritta alla scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici in Cattolica. La scorsa estate ha deciso di andare in Palestina, insieme ad altre tre studentesse, partecipando al programma Mission Exposure, promosso dal Centro Pastorale dell’Ateneo, CeSi e PIME.

Mission Exposure offre agli studenti un’esperienza in “terra di missione” che tiene insieme la crescita umana e cristiana e l’oggetto degli studi accademici. Tre settimane al servizio degli altri collaborando alle attività di Pro Terra Sancta. 

«Questa Ong – dice Maria Vittoria – fa rete tra tutte le associazioni, religiose e non, che si occupano di sostegno alla persone».

Ventuno giorni trascorsi tra una casa di accoglienza per uomini con disagi mentali gestita da Suore di Madre Teresa di Calcutta e una Rsa per anziane sole amministrata da Suore dell’ordine di Santa Maria dell’Orto. 

«Facevamo i turni – racconta – chi era di mattina nella casa di accoglienza aiutava a pulire, preparava il pranzo o lavava i panni, rigorosamente a mano perché la regola prevede la povertà assoluta e quindi nessuna lavatrice. Chi era presente il pomeriggio faceva intrattenimento e animazione».

Un articolo di

Valentina Stefani

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«Così anche nella Rsa – aggiunge – ognuna di noi si è messa in gioco secondo la propria indole, io giocavo a carte o disegnavo, poi c’era chi faceva le acconciature alle signore, chi metteva la musica e intratteneva, chi faceva il giro delle stanze per tirare su di morale le persone a letto».

«Ho deciso di intraprendere questo viaggio perché mi sentivo fuori dalla realtà – spiega – e poi perché volevo indagare anche il mio percorso di fede, trovare la chiesa che mi piace, una chiesa che mi rappresenti e rappresenti il vangelo in modo autentico».

L’incontro con le suore dei due ordini è stato determinante: «Erano tutte adorabili. Nelle suore di Calcutta ho visto la rappresentazione di un angelo, erano sempre serene, ci accoglievano cantando e ridendo, non si adiravano mai, trovavano il lato positivo in ogni cosa».

C’è un episodio che ricorda in particolare, il giorno in cui un uomo ha dato un pugno a un altro ospite della casa di accoglienza: «le suore lo hanno guardato negli occhi e gli hanno chiesto: tu daresti mai un pugno a tuo fratello? Questo uomo, che non parlava alcuna lingua, è andato a cercare la loro mano, non sapeva come esprimersi ma aveva capito di aver sbagliato».

Dopo l’esperienza in Palestina, che è stata l’occasione anche per scoprire luoghi e persone – Lago di Tiberiade, Nazareth e Gerusalemme – Maria Vittoria ha cominciato a fare volontariato nell’associazione La piccioletta barca contro l’abbandono scolastico: «Qui i bambini parlano tutti arabo, mi sembra di essere ancora tra loro».

«Dopo questo viaggio ho capito che per essere belle persone bisogna essere aderenti alla realtà, capire i problemi degli altri». Alla domanda se vorrebbe tornare in Palestina risponde: «Per ora tengo tutto nel cuore. Ho imparato tanto da questa esperienza, magari tra due anni tornerò».

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