Ogni gruppo ha sviluppato un proprio linguaggio scenico, mantenendo però un filo conduttore comune: il confronto con le dinamiche della società contemporanea, tra ricerca di sé, rapporto con l’altro e pressioni esterne.
Accanto alla componente teatrale, centrale anche il ruolo della musica e degli elementi audiovisivi.
Alcuni studenti del DAMS hanno accompagnato dal vivo le scene con strumenti come violino e chitarra, mentre proiezioni e schermi hanno dialogato costantemente con l’azione scenica, contribuendo alla costruzione delle atmosfere visive e sonore.
Durante l’intero percorso performativo, il pubblico ha seguito le scene in silenzio, spostandosi insieme ai performer tra ambienti interni ed esterni del Museo Diocesano di Brescia.
Un coinvolgimento che ha contribuito a creare un’atmosfera intensa e partecipata, percepibile sia tra gli studenti protagonisti del progetto sia tra gli spettatori presenti.
Particolarmente significativo il finale nel giardino esterno: sotto l’albero al centro dell’ultimo spazio scenico, tutti gli studenti coinvolti nel progetto si sono progressivamente riuniti in un’unica scena collettiva. Anche chi non aveva preso parte direttamente alle performance precedenti è entrato nell’ultima sequenza, ricomponendo simbolicamente il gruppo in una chiusura condivisa.
Più che una semplice restituzione accademica di fine anno, "Mythos – ritorno alle origini" si è configurato come un laboratorio di sperimentazione artistica e collaborazione interdisciplinare, in cui il mito è tornato a essere materia viva e contemporanea, capace di interrogare il presente attraverso nuovi linguaggi performativi.