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«Non fatevi rubare i sogni»

02 marzo 2026

«Non fatevi rubare i sogni»

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L’aula è piena, le sedie occupate fino all’ultima fila. Questa mattina, giovedì 26 febbraio, duecento studenti e studentesse dell’Istituto Luigi Einaudi di Magenta non sono qui per ascoltare una lezione qualunque. Sanno che grazie all’iniziativa PESES dell’Università Cattolica del Sacro Cuore avranno davanti a loro un protagonista della vita economica del nostro Paese: Carlo Bonomi, già presidente di Confindustria e oggi alla guida di Fiera Milano. E non vogliono perdere l’occasione di capire qualcosa di più del loro futuro e del mondo che li circonda. Le loro aspettative non andranno deluse: nel confronto diretto Bonomi sarà a tratti forse un po’ ruvido ma sempre onesto e alla fine gli studenti gli faranno capire, con un lungo applauso, di aver apprezzato la sua sincerità.

«Negli ultimi sei anni che per voi sono un terzo della vita, non ci sono state che crisi», esordisce guardandoli negli occhi.  Poi, mentre cammina da un lato all’altro del salone, elenca i momenti principali: il Covid e il mondo chiuso, le fabbriche ferme, le catene di approvvigionamento spezzate; poi la guerra in Ucraina, l’energia alle stelle, l’inflazione che torna a mordere dopo trent’anni; infine, Gaza, i conflitti che si moltiplicano.

«Il mondo vi ha rubato l’adolescenza e per questo ha un debito nei vostri confronti», afferma. E si capisce che non è una frase fatta, perché quando parla di socialità ridotta allo schermo di un cellulare, di mesi chiusi in casa, di messaggi sparati senza sosta da una macchina dell’informazione ansiogena, lo dice, più che da imprenditore, da padre di tre figli che hanno fatto la stessa esperienza di questi ragazzi e ragazze.

Un articolo di

Francesco Chiavarini

Francesco Chiavarini

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Ma subito ribalta la prospettiva. È vero, ammette, che «noi abbiamo ricevuto un cerino e non siamo stati capaci di spegnerlo e ora lo passiamo a voi più corto», ma rilancia: «Voi avete più strumenti, più informazioni di quelle che avevamo noi: potete fare meglio».

Una mano si alza. «Quali competenze servono oggi?», chiede un ragazzo. «Le lingue: vi muoverete in una competizione globale», risponde raccontando del figlio che studia Business Administration a Valencia in inglese e vuole imparare anche il francese.

Ma il consiglio più importante viene dopo ed è apparentemente paradossale. «Preparatevi a sbagliare», dice Bonomi. «Dovete - insiste - essere pronti a fallire perché il futuro non è una linea retta». In aula cala un silenzio attento. Per spiegarsi porta esempi concreti: Lamborghini nasce con i trattori, Samsung vendeva pesce secco, Ikea commerciava penne e portafogli. «Le imprese si trasformano. Vale anche per le persone. Anche voi potete farlo».

La domanda successiva lo riporta indietro nel tempo: «Sognava già incarichi importanti quando aveva la nostra età?». Sorride. «No. Da ragazzo volevo divertirmi». Le ambizioni, spiega, sono cresciute strada facendo. E racconta di quando il padre lo mandava a lavorare in azienda mentre gli amici partivano per la settimana bianca. Allora gli sembrava un’ingiustizia; oggi considera quel periodo uno dei più formativi. «Mi ha insegnato il rispetto per chi lavora, a qualsiasi livello».

Quando si arriva ai giorni della pandemia, il tono si fa più grave. Quaranta giorni dopo l’inizio del suo mandato in Confindustria, il Paese si ferma. Il problema a quel punto era salvare oltre alle vite anche l’industria italiana perché «una fabbrica chiusa spesso non riapre più». Furono scelte difficili, dure, e non mancarono critiche e minacce personali, di cui ancora oggi paga le conseguenze: una scorta che lo segue ovunque vada. Nulla è gratis, lascia intendere, la leadership si paga, ma è giusto che sia così.

Un ragazzo chiede se considera un problema la fuga dei cervelli; Bonomi non demonizza: «È giusto fare esperienze all’estero, conoscere altre culture. Il problema è un altro: perché l’Italia offre poche opportunità? Negli ultimi trent’anni quante leggi sono state fatte a favore dei giovani?». La sfida, dice, è tenere vivi i legami: creare reti tra italiani nel mondo, come fanno altri Paesi che sostengono i propri ricercatori all’estero. «Non importa dove vi troviate, importa restare connessi con il vostro Paese».

La discussione poi passa sui settori del futuro. «Nessuno ha la sfera di cristallo», mette le mani davanti, tuttavia, qualcosa si vede all’orizzonte. Tra le tendenze che si delineano Bonomi inserisce l’automotive, «sotto pressione», l’enorme trasformazione dell’intelligenza artificiale - «per quanto il timore che sia una bolla si faccia sempre più pressante» -, l’espansione della cosiddetta silver economy, legata all’invecchiamento della popolazione. «Ogni cento anni una rivoluzione industriale cambia il modo di produrre. Siamo dentro una di quelle fasi», assicura.

Si parla anche della scuola italiana «che offre una buona preparazione di base ma soffre di scarsi investimenti in infrastrutture e laboratori», dell’alternanza scuola lavoro «ancora insufficiente e limitata a pochi giorni», delle tasse «troppo alte sul lavoro e troppo basse sulle rendite».

Infine, un’ultima raccomandazione quasi paterna: «Non fatevi fermare da nessuno, nemmeno da quelli della mia generazione. Cercate i vostri sogni, accettate di sbagliare. Il futuro non è scritto. Tocca a voi», conclude suscitando l’entusiasmo generale.

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