Tanti i ricordi e gli aneddoti personali che i relatori hanno condiviso con i giovani studenti, dai viaggi di ritorno ai luoghi degli affetti e di famiglia, alle ore creative in mezzo a lunghe giornate di studio e lavoro fino all’impegno sociopolitico e scientifico dell’età adulta i cui semi sono stati piantati negli anni della giovinezza: «Passione: questa la parola chiave dell’incontro ed è questa la stessa emozione che porta quattro illustri medici del panorama nazionale a confrontarsi con noi studenti – ha commentato lo studente del corso di laurea in Medicina e chirurgia Pietro Schirano -. Dalle “fughe” a Bologna del professor Nuzzo, alle poesie del professor Zeppilli passando per le conquiste politiche della professoressa Binetti fino ad arrivare “in orbita” con il dottor Torchia. Due ore confrontando le varie esperienze universitarie evidenziando l’importanza degli incontri con colleghi diventati, col tempo, amici fedeli e maestri che, con i loro consigli, hanno illuminato il proprio percorso. Due ore di puro amore, nel raccontare quello che è il lavoro più bello del mondo, dove le soddisfazioni hanno più forme, passando dal sorriso sul volto di un paziente alla curiosità di uno studente durante le lezioni. Per chi espone le proprie preoccupazioni e parla di “tunnel senza luce” il professor Zeppilli ha tenuto a precisare, con l’ironia che lo contraddistingue, che “nel tunnel c’è sempre l’uscita, anche nel traforo del Monte Bianco (la galleria più lunga d’Italia)”. In conclusione, quello che mi porto dentro da questo incontro è che qualsiasi cosa si faccia nella vita gli ingredienti per ottenere risultati sono passione, curiosità e ascolto. Ringrazio i rappresentanti degli studenti e l’Università per questa preziosa opportunità».
Tutte le studentesse e gli studenti universitari, e certamente quelli che studiano Medicina e chirurgia che trascorrono lunghe giornate tra aule, laboratori e reparti clinici, sono quotidianamente impegnati, senza sosta, in attività intense e spesso molto impegnative, trovando in incontri come quelli del ciclo appena inaugurato ore di sosta, riflessione e scambio di idee ed esperienze: «Definisco tale iniziativa “una boccata d’aria” – ha aggiunto Aristide Di Fuccia, studente del corso di laurea in Medicina e chirurgia -. Nominando una facoltà come Medicina e chirurgia si tende a pensare possa essere totalizzante, è fondamentale ritagliarsi uno spazio dove, nei momenti di smarrimento, sia possibile ritrovare sé stessi. Gli studenti si sono potuti interfacciare con professionisti di spessore che, anni fa, sedevano esattamente negli stessi banchi. Spunti, riflessioni e consigli preziosi; non è mancato nulla. Ad avermi colpito è stato il modo in cui si sia svolto il dialogo: toni conviviali e consigli “fraterni”, le preoccupazioni degli studenti accolte ed affrontate insieme, abbattendo quelle distanze che si possa pensare ci siano. Sono proprio questi eventi ad alleggerire il carico dell’università, lasciando spazio ad una consapevolezza, quella per cui siamo tutti essere umani e, come tali, nessuno è esente da preoccupazioni ed ansie. Bisogna saperle affrontare, ascoltando i consigli e le storie di chi prima di noi già l’ha fatto».
Cambiano le società, cambiano e si evolvono le conoscenze e gli strumenti della Medicina, ma rimangono immutati i sentimenti, bisogni, le attese delle persone malate e delle loro famiglie: l’accoglienza, l’ascolto, l’incertezza, il timore dell’abbandono, la migliore cura e la più attenta assistenza e, accanto ad esse, si rinnovano le domande, gli stimoli, le sfide esterne. E ad esse bisogna essere pronti a rispondere: in scienza, coscienza e carità.
«Perché tutto questo sia possibile – ha concluso il preside Sgambato, rivolgendosi agli studenti e dando appuntamento a tutta la comunità universitaria al prossimo 18 febbraio – bisogna ritrovarsi, periodicamente, e condividere esperienze e aspirazioni in un fruttuoso dialogo fra generazioni, con chi ha già affrontato molte sfide e può aiutare, voi studenti e anche noi docenti, ad essere uniti, sulla base di solide competenze e mature analisi del contesto, per l’obiettivo finale comune a tutti noi: aiutarvi a crescere come professionisti e come persone, pronti a guarire, quando possibile, ma sempre a prendersi cura al meglio di chi ha bisogno di assistenza».