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Oltre la vetta, l’alpinismo tra imprese e solidarietà

15 maggio 2026

Oltre la vetta, l’alpinismo tra imprese e solidarietà

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Superare gli ostacoli per raggiungere il prossimo. È stato questo il tema della testimonianza, al Collegio Augustinianum, di Marco Camandona, noto per le sue imprese alpinistiche e per il suo impegno umanitario. L'incontro ha rappresentato un’importante occasione di riflessione sul tema del superamento dei limiti personali e della solidarietà verso gli altri.

L'evento, introdotto dal direttore del Collegio Matteo Dominidiato, si è svolto lo scorso 23 aprile nell'Aula Ruffilli-Giavazzi, nell’ambito del percorso di approfondimento “Dall’io al noi: la forma delle onde e delle montagne”.

Attraverso il racconto delle proprie esperienze in montagna e dei progetti di solidarietà portati avanti nel corso degli anni, Camandona ha evidenziato come le difficoltà possano trasformarsi in occasioni di crescita personale e di aiuto concreto verso il prossimo. La montagna è stata così presentata non soltanto come sfida sportiva, ma anche come metafora del percorso umano, fatto di sacrificio, resilienza e collaborazione. Rivolgendosi ai più giovani, ha insistito sull’importanza della prudenza, della lucidità nelle decisioni e della capacità di seguire il proprio cuore senza perdere il controllo di sé stessi. Ai ragazzi che allena nello sci e nell’alpinismo moderno ricorda infatti che ogni traguardo richiede sacrificio, costanza e padronanza della propria mente, anche quando questo comporta rinunce personali.

Camandona ha voluto soffermarsi anche sulla dimensione più umana del proprio percorso, raccontando come le esperienze vissute in montagna lo abbiano portato, negli anni, a maturare un forte senso di responsabilità verso gli altri. Ha spiegato che, accanto alle grandi spedizioni alpinistiche, una delle esperienze più significative della sua vita sia stata la nascita, nel 2015, della “Onlus Sanonani” in Nepal, fondata insieme alla moglie Barbara e ad alcuni amici. Il nome dell’associazione, che nella lingua locale significa “piccolo bambino”, racchiude il desiderio di offrire protezione e opportunità concrete ai più fragili.

Camandona ha poi raccontato come da questo progetto sia nata una casa-famiglia che oggi accoglie venticinque bambini tra i 6 e i 17 anni, seguiti quotidianamente da operatori che garantiscono loro assistenza, istruzione e un ambiente sereno in cui crescere. Nel suo intervento ha sottolineato più volte che la montagna gli ha insegnato il valore della condivisione, del sostegno reciproco e dell’appartenenza a un gruppo, valori che ha cercato di trasferire anche nell’impegno umanitario.

Un articolo di

Antonio Salvatore Galizia e Lapo Rovini

Antonio Salvatore Galizia e Lapo Rovini

Collegio Augustinianum

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