«San Francesco continua a parlare al cuore dell’uomo contemporaneo, indicando una via concreta di pace, fraternità e custodia del creato». Con queste parole monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha aperto l’incontro del 4 maggio dedicato al significato e all’esperienza dell’ostensione del corpo del Poverello, svoltasi ad Assisi dal 22 febbraio al 22 marzo nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco. Ospite d’eccezione padre Marco Moroni, dal novembre 2020 custode del Sacro Convento di Assisi e, in modo particolare, custode delle spoglie mortali del Santo.
L’iniziativa dell’ostensione, peraltro, si inserisce nel contesto dell’anno giubilare francescano indetto da Papa Leone XIV nell’ottavo centenario della morte del Santo, segnato da importanti ricorrenze della sua vita – dalle stimmate al Cantico delle Creature – e da un fitto calendario di eventi spirituali e culturali.
La stessa Università Cattolica, fondata dal francescano padre Agostino Gemelli e chiaramente ispirata alla spiritualità del Santo - come ha ricordato monsignor Giuliodori - ha dato rilevanza all’importante ricorrenza con iniziative di studio di carattere spirituale, culturale e pastorale. Ha poi sottolineato come la figura del Santo patrono d’Italia continui a essere un punto di riferimento trasversale: «Francesco unisce sensibilità diverse e offre spunti decisivi per la vita personale e sociale. Un messaggio ribadito anche dal magistero di papa Leone XIV, che ha richiamato “la trasparenza del Vangelo sine glossa”, evidenziando l’attualità francescana nei temi della pace, della salvaguardia del creato e della carità capace di tessere trame di fraternità e di accoglienza soprattutto verso gli ultimi».
A dare continuità alla riflessione è stato padre Gianluca Zuccaro, che ha introdotto il tema dell’ostensione come esperienza singolare, capace di toccare la dimensione più concreta della fede capace di richiamare numerosissimi pellegrini. «C’è un bisogno profondo – ha spiegato – di vedere con gli occhi del corpo ciò che la mente contempla nella devozione». In questa prospettiva, l’ostensione diventa riscoperta della dignità del corpo, luogo in cui l’amore si incarna e si restituisce a Dio. Non solo memoria storica, dunque, ma esperienza viva che coinvolge la persona nella sua interezza. L’impegno dell’Università Cattolica, poi, proseguirà con l’organizzazione, anche da parte del Centro Pastorale, di eventi seminariali che nei prossimi mesi, con il coinvolgimento di quaranta relatori, tratteranno vari aspetti: dalla storia del francescanesimo, spaziando dall’arte alla filosofia, fino alla riflessione teologica, discipline rappresentative della pluriforme figura di San Francesco.
Il passaggio al racconto diretto è stato preparato dall’intervento di Maria Pia Alberzoni, medievista dell’Università Cattolica, che ha presentato la figura di padre Moroni, spiegando il significato del ruolo di “custode”: «È colui che ha la responsabilità di un luogo e di ciò che custodisce».
Da qui ha preso avvio la testimonianza di Marco Moroni, dell’Ordine dei frati minori conventuali, che ha offerto una lettura intensa e concreta dell’esperienza vissuta. Tutto nasce dalla partecipazione all’ispezione del 2015 sullo stato di conservazione del corpo del Santo: una partecipazione vissuta come un incontro. Il custode racconta di aver percepito di trovarsi davanti a «chi ispira la mia vita di oggi». Da quel momento è maturato il desiderio di condividere coralmente questa esperienza, fino alla decisione – non priva di difficoltà e perplessità – di procedere con l’ostensione, resa possibile anche dal consenso di Papa Francesco.
Il percorso preparatorio è stato tanto spirituale quanto organizzativo. Accanto alla complessa macchina logistica – volontari, protezione civile, presidi sanitari – si è sviluppata una proposta catechetica per i pellegrini, centrata sulla metafora evangelica del seme che muore per portare frutto. «Non si trattava solo di vedere – ha spiegato padre Moroni – ma di entrare in un’esperienza».
Ed è proprio l’esperienza il filo rosso che attraversa il racconto. Fin dai primi giorni, si è respirata «aria di fraternità»: tra pellegrini, frati e volontari si è creata una comunione spontanea, alimentata anche dalla condivisione concreta della vita quotidiana. Il silenzio composto, l’attenzione reciproca, il clima di preghiera hanno trasformato la visita in un incontro autentico.
I numeri raccontano solo in parte la portata dell’evento: 370mila persone in un mese, 400 volontari, 75 frati complessivamente impegnati, nuovi confessionali e un’intensa attività pastorale. Ma il dato più significativo emerge dalle trasformazioni interiori: «Molti arrivavano scettici e partivano motivati», ha osservato padre Moroni.
L’esperienza si è tradotta anche in un segno concreto di carità: le offerte raccolte hanno contribuito alla realizzazione di un hospice oncologico pediatrico, testimonianza tangibile di quella fraternità che San Francesco continua a ispirare.
In definitiva, il senso profondo dell’ostensione non è stato quello di «venerare delle ossa», ma di riconoscere «l’opera di Dio in quel corpo», un’opera che, a distanza di ottocento anni, continua a generare vita, fede e speranza. Per questo, ha concluso padre Marco Moroni, con semplicità e convinzione: «Ne è valsa la pena».