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L’attualità di Francesco tra memoria e futuro

13 maggio 2026

L’attualità di Francesco tra memoria e futuro

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Un ponte tra passato e presente, tra radici e futuro, ma anche tra volti, storie e generazioni che si incontrano. È questo il filo rosso che, lunedì 11 maggio nella Sala Negri da Oleggio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha attraversato l’incontro dedicato al volume “La semplicità del Vangelo. San Francesco: l’uomo totalmente riconciliato” (Vita e Pensiero, 2026). A rendere ancora più concreto questo dialogo è stata la presenza di una rappresentanza della famiglia di Armida Barelli, in particolare di Savina Barelli, 101 anni, alumna Cattolica, figlia del fratello di Armida, l’ingegner Fausto Barelli che aveva supportato padre Gemelli su vari progetti edilizi, in particolare quelli destinati alla ricostruzione della sede di largo Gemelli dopo i bombardamenti del 1943.

Ad aprire i lavori è stato padre Renato Delbono, cappellano dell’Università Cattolica, che ha richiamato l’intuizione alla base del volume: «Riprendere, a cento anni di distanza, lo sguardo di Armida Barelli sul francescanesimo per costruire un ponte generazionale». Come nel 1926, VII centenario della morte di Francesco, anche oggi siamo in un tempo attraversato da tensioni, paure e disuguaglianze, ma proprio per questo la figura del Santo continua a provocare e a orientare. Padre Delbono è poi entrato nel merito dell’incontro con la presentazione dei relatori riuniti attorno al tavolo, tra cui il rettore dell’Università Cattolica Elena Beccalli e i curatori del volume Maddalena Colli, Barbara Pandolfi e Carmine Giovanni Ferrara.

Nel suo intervento, Maddalena Colli, responsabile dell’Archivio storico Armida Barelli, ha ricostruito la genesi della pubblicazione a partire dal ritrovamento degli articoli sulla rivista “Fiamma Viva”, fondata dalla beata Barelli per la Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Proprio la “Sorella Maggiore” descriveva allora un contesto segnato da «lotte, guerre, divisioni, paure, sorprendentemente vicino al nostro». Da qui nasce l’esigenza di una rilettura attuale: «Celebrare un centenario non significa vivere nel passato, ma conoscere le radici per aprirsi al futuro». Colli ha inoltre sottolineato il valore dell’Archivio come spazio vivo, sempre più frequentato da studenti e giovani ricercatori, luogo in cui i fondatori tornano a parlare alle nuove generazioni anche su temi come l’emancipazione femminile e la partecipazione politica e sociale.

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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Il significato più profondo dell’opera è stato sviluppato da padre Carmine Giovanni Ferrara, assistente pastorale in Università Cattolica, che ha presentato Francesco come figura “metastorica”, insieme storica e universale. «Un paradigma capace di attraversare tempi e luoghi perché in lui ciascuno può riconoscere qualcosa di familiare». Il volume, ha spiegato, costruisce un dialogo tra il settimo e l’ottavo centenario francescano, mostrando come «ogni generazione legga i propri santi a partire dalle proprie domande». Dalle tensioni tra modernismo e tradizione del primo Novecento fino allo sguardo post-conciliare, emerge una nuova comprensione: la fraternità universale come progetto quotidiano, il ruolo delle donne nel movimento francescano, una fede che si misura con le sfide del presente. «Francesco continua a parlare ancora oggi a chi è disposto ad ascoltarlo, perché molti interrogativi che suscita hanno già in sé una risposta e attendono solo di venire alla luce. Ed è proprio questo che il volume mostra con chiarezza».

In questo orizzonte si è inserito l’intervento della professoressa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che, a partire dal suo capitolo ospitato nel volume, ha proposto una lettura dello stile educativo di Francesco, mettendo in evidenza alcune assonanze con il fondatore dell’Ateneo, il francescano Padre Agostino Gemelli. Secondo la professoressa Beccalli, il SAnto di Assisi appare come un educatore sorprendentemente attuale, capace di uno stile «fondato sull’esempio: prima fare, poi insegnare». La sua è una pedagogia «materna e orizzontale, basata sulla cura della persona e su un’autorità intesa come servizio», che educa alla «libertà contro ogni forma di individualismo». In un tempo che chiede un ripensamento dei paradigmi educativi, Francesco indica la via di una comunità educante come «alleanza tra generazioni», in cui si trasmette non solo sapere ma esperienza di vita. «Un compito tanto più urgente davanti alle nuove povertà, non solo materiali ma anche di idee, che interrogano il mondo contemporaneo».  

In tale contesto si colloca la forza profetica di Armida Barelli illustrata da Barbara Pandolfi, docente di Teologia e vicepostulatrice della causa di canonizzazione della cofondatrice. In un’epoca in cui le donne avevano spazi limitati, Barelli seppe dare vita a un movimento capace di incidere nella Chiesa e nella società, cogliendo le domande dei giovani e trasformandole in azione. «La sua attualità non nasce dall’imitazione, ma dalla capacità di ispirare ancora oggi un cambiamento reale». In questo senso, il suo percorso si intreccia con quello di Francesco: entrambi capaci di leggere il proprio tempo e di rispondere con creatività e coraggio, evitando il rischio di ripiegarsi nel privato. 

A chiudere l’incontro, ancora padre Renato Delbono, che ha sottolineato l’originalità del volume nel panorama degli studi francescani e della storia del movimento cattolico: Francesco non emerge come figura lontana, ma come «fratello universale» che accompagna l’umanità. Un’eredità viva che, ieri come oggi, continua a generare domande, relazioni e percorsi di speranza.

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