Da diversi anni il sistema internazionale si sta interfacciando con la crescita di un nuovo gigante geopolitico, l’India. Ma, a differenza delle altre potenze mondiali, non c’è attore con cui Nuova Delhi non intrattenga dialoghi. Ne è l’emblema la frase incisa nella Camera bassa del parlamento indiano “Vasudhaiva Kuṭumbakam” (“Il mondo è un’unica famiglia”). Tale visione definisce il modo in cui gli indiani concepiscono la politica estera ed è al centro di “Perché l’India Conta (ed. Rubbettino)”, il nuovo libro scritto del Ministro degli Affari Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar.
La traduzione italiana di questo volume, appena pubblicata, è stata presentata e discussa lunedì 30 marzo all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) dell’Università Cattolica, all’interno del ciclo “ASERIncontra” e in collaborazione con Formiche, Decode39 e Rubbettino Editore. Dopo i saluti introduttivi del direttore di ASERI Damiano Palano, sono intervenuti la senatrice Simona Malpezzi (Partito Democratico) e il deputato Paolo Formentini (Lega), moderati dall’analista di politica internazionale Emanuele Rossi (Formiche-Decode39)
Al centro del dibattito il ruolo centrale acquisito dall’India, con particolare attenzione ai rapporti con l’Italia e con l’Occidente. Infatti, l’India rappresenta un attore sempre più importante per gli scambi commerciali e culturali, soprattutto nell’ottica di costruire ponti di dialogo costruttivo. Rientra in questa agenda, la prima, storica, visita a Nuova Delhi e Mumbai di alcuni esponenti dell’assemblea parlamentare della Nato a marzo.
Allo stesso tempo, “Bhārat” ha tutto l’interesse a guardare ‘verso Ovest’. Il ministro Jaishankar nel libro specifica come non vi sia alcun vantaggio ad essere antioccidentali. Un punto di vista approvato anche da Formentini, quando ha ricordato che tutti i Paesi orientali in crescita lo sono anche grazie alla collaborazione con l’Occidente.
La partnership tra India e Nato ha come base un doppio obiettivo condiviso: combattere l’assertività cinese e contrastare il terrorismo di matrice islamica. Uno dei primi ponti costruiti è quello del corridoio Imec (India-Middle East-Europe), varato al G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023. Il progetto ha subito rallentamenti a causa della crisi in Medio Oriente successiva al 7 ottobre. Nel nostro Paese, il consenso bipartisan su Imec è stato unanime ed è attualmente attivo un sottocomitato specifico nelle Commissioni Esteri della Camera e nella Commissione Difesa del Senato.
Per Malpezzi l’Italia è presente in India più di molti altri Paesi anche in virtù di tradizioni, anche culturali, condivise. Una riflessione che induce ad agevolare e stringere questi legami, sia a livello nazionale che comunitario. L’idea di fondo è dunque quella di rafforzare il concetto di indo-mediterraneo, senza tuttavia dimenticarsi di un aspetto: l’India si considera un polo centrale in un mondo multipolare, pronto a stringere la mano a tutti gli attori, a prescindere dal loro posizionamento internazionale. Lo testimonia, ad esempio, il recente incontro tra il primo ministro Modi e l’omologo israeliano Netanyahu, oltre al dialogo costante con la Russia di Putin, su cui la guerra in Ucraina sembra non avere avuto conseguenze. È dunque una strategia chiara, in parte inedita, di cui essere consapevoli, perché certamente influenzerà gli assetti geopolitici del futuro.