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Perché l’India conta

08 aprile 2026

Perché l’India conta

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Da diversi anni il sistema internazionale si sta interfacciando con la crescita di un nuovo gigante geopolitico, l’India. Ma, a differenza delle altre potenze mondiali, non c’è attore con cui Nuova Delhi non intrattenga dialoghi. Ne è l’emblema la frase incisa nella camera bassa del parlamento indiano “Vasudhaiva Kuṭumbakam” (“Il mondo è un’unica famiglia”). Tale visione definisce il modo in cui gli indiani concepiscono la politica estera. È questa una delle risposte all’interrogativo “Perché l’India conta (ed. Rubbettino)”, il nuovo libro scritto del Ministro degli Affari esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar.

Alla traduzione italiana di questo volume, appena pubblicata, è stata dedicata una presentazione lunedì 30 marzo all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (Aseri) dell’Università Cattolica, rientrante nel ciclo “AserIncontra”. Ad introdurre l’incontro, il direttore di Aseri Damiano Palano. Ospiti della presentazione, l’analista di politica internazionale Emanuele Rossi, in qualità di moderatore, la senatrice Simona Malpezzi (Partito Democratico) e il deputato Paolo Formentini (Lega). 

Al centro del dibattito, il ruolo centrale acquisito dall’India, con particolare attenzione ai rapporti con l’Italia e con l’Occidente. Secondo Malpezzi l’India può rappresentare un nuovo pilastro di scambi e confronti con l’Occidente e pensare che ci possa essere questo tipo di interlocutore con cui costruire dei ponti è un elemento rilevante.

Rientra in questa agenda, la prima, storica, visita a Nuova Delhi e Mumbai di alcuni esponenti dell’assemblea parlamentare della Nato a marzo 2026. Allo stesso tempo, “Bhārat” ha tutto l’interesse a guardare ‘verso Ovest’. Il ministro Jaishankar nel libro specifica come non vi sia alcun vantaggio ad essere antioccidentali. Un punto di vista approvato anche da Formentini secondo il quale tutti i Paesi orientali in crescita lo sono anche grazie alla collaborazione con l’Occidente.

La partnership tra India e Nato ha come base un doppio obiettivo condiviso: combattere l’assertività cinese e contrastare il terrorismo di matrice islamica. Uno dei primi ponti costruiti è quello del corridoio Imec (India-Middle East-Europe), varato al G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023. Il progetto ha subito rallentamenti a causa della crisi in Medio Oriente successiva al 7 ottobre. Nonostante questo, la nota lieta, guardando al nostro Paese, è il consenso bipartisan su Imec, per cui è stato istituito un sottocomitato in Commissioni Esteri alla Camera e in Commissione Difesa in Senato.

Per Malpezzi l’Italia è presente in India più di molti altri Paesi anche in virtù di tradizioni, anche culturali, condivise. Una riflessione che induce ad agevolare e stringere questi legami, sia a livello nazionale che comunitario. Va quindi rafforzato il concetto di indo-mediterraneo, senza tuttavia dimenticarsi di un aspetto. L’India si considera un polo centrale in un mondo multipolare, pronto a stringere la mano a chiunque. Lo testimonia, ad esempio, il recente incontro tra il primo ministro Modi e l’omologo israeliano Netanyahu, oltre al dialogo costante con la Russia di Putin, a prescindere dalla guerra in Ucraina. Chi vuole intrattenere rapporti deve accettare questa politica. Prendere o lasciare.

Un articolo di

Eloisa Zappa e Francesco Flauto

Scuola di Giornalismo

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