Un vero punto di svolta per gli archeologi che hanno potuto constatare tre evidenze storiche di grande rilievo. «Innanzitutto, strutture da fuoco interpretabili come fornaci per la produzione di pani di sale che lasciano immaginare attività produttive in questo settore – racconta Baratti –. Poi è emerso un complesso funerario etrusco con tombe a fossa, e in particolare un individuo deposto con ceppi di ferro ai piedi che ha suscitato interesse anche a livello internazionale e fatto ipotizzare fenomeni di marginalità, controllo sociale e forme di esclusione nell’epoca. Infine, sempre nell’area prossima alla battigia è stata individuata una struttura di straordinaria rilevanza: la cosiddetta “strada di scorie”, un asse viario antico largo fino a 15–20 metri, realizzato mediante un compatto piano di scarti della lavorazione del ferro».
A partire da questi ritrovamenti nel 2018 l’Università Cattolica ha avviato un nuovo ciclo di ricerche, coordinate dal professor Baratti «con l’obiettivo di ricostruire i processi di lunga durata che hanno modellato questo paesaggio, attraverso un approccio interdisciplinare che integra archeologia, geoarcheologia e analisi paleoambientale» – spiega l’archeologo.
In collaborazione con gli enti di tutela e valorizzazione il progetto ha interessato un nuovo settore di scavo, ovvero il sito di Campo Sei, alle pendici del Poggio della Guardiola, dove sono state individuate strutture probabilmente legate alla lavorazione metallurgica, elementi ulteriori per comprendere l’organizzazione economica e urbanistica della città etrusca.
Grazie a un accordo con la Soprintendenza e al sostegno della Fondazione Rovati, è nato inoltre il progetto didattico Populonia Field School, studiato con gli uffici di formazione postlaurea dell’Università Cattolica, che ha permesso negli anni la formazione sul campo di studenti dell’Ateneo, coinvolti direttamente nelle attività di scavo, documentazione e analisi dei materiali. Queste attività ora sono riprese nel 2025/26 con campagne sia sulla spiaggia di Baratti sia a Campo Sei. Nel novembre 2025 gli scavi sono stati possibili anche grazie a un finanziamento ottenuto per bando dall'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria su un progetto denominato "Tra sale e fuoco", dedicato allo studio geochimico dell'impianto di lavorazione del sale dell'età del Bronzo rinvenuto sulla spiaggia di Baratti.
In collaborazione tra Università Cattolica, Università degli Studi di Milano (Istituto di Chimica) e Università di Trento (Laboratorio Bagolini) le indagini stanno fornendo dati inediti che chiariscono aspetti fondamentali dell’economia produttiva etrusca, basati sulla ricostruzione delle temperature di cottura raggiunte nella fornace, sull’identificazione di minerali tipici dei processi di evaporazione dell’acqua marina e sulla lavorazione protostorica a partire da salamoie concentrate o croste saline.