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Populonia, la splendida cornice della civiltà etrusca

24 giugno 2026

Populonia, la splendida cornice della civiltà etrusca

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Tra i tratti di costa più suggestivi della Toscana c’è l’area incontaminata del Golfo di Baratti che si estende dall’estremità sudorientale della Liguria fino al confine settentrionale del promontorio di Piombino. Proprio nel lembo meridionale del Golfo è sorto quasi trent’anni fa il Parco archeologico di Baratti e Populonia, uno dei principali centri etruschi della penisola, dove, tra il IX e il I secolo a.C., ha dominato il commercio e la lavorazione del ferro. 

In vent’anni di scavi condotti da gruppi universitari italiani e internazionali, coordinati dalla Soprintendenza, sono state rilevate e studiate nel suolo tracce millenarie di questa civiltà. In particolare, durante il mese di giugno di quest’anno si sono conclusi gli ultimi scavi condotti dall’Università Cattolica sotto la guida e supervisione del docente di Etruscologia Giorgio Baratti in quello che si presenta come uno dei paesaggi archeologici più significativi del Mediterraneo antico. 

Per comprendere il valore dei ritrovamenti di oggi occorre, però, ripercorrere brevemente la storia degli scavi. Dal 2003, hanno preso avvio le ricerche e gli scavi di Giorgio Baratti sotto la direzione scientifica di Cristina Chiaramonte nell’ area di Populonia con l’identificazione a sud nell’area di Buche delle Fate di una necropoli etrusca affacciata sul mare con l’individuazione di un sepolcreto ellenistico ben conservato. La stessa equipe, cinque anni dopo ha avviato gli scavi sulla spiaggia del Golfo dove una mareggiata aveva portato alla luce, le tracce di un insediamento della tarda età del Bronzo (XIII–X secolo a.C.), rimasto sepolto per millenni sotto le dune.
 

 

Un vero punto di svolta per gli archeologi che hanno potuto constatare tre evidenze storiche di grande rilievo. «Innanzitutto, strutture da fuoco interpretabili come fornaci per la produzione di pani di sale che lasciano immaginare attività produttive in questo settore – racconta Baratti –. Poi è emerso un complesso funerario etrusco con tombe a fossa, e in particolare un individuo deposto con ceppi di ferro ai piedi che ha suscitato interesse anche a livello internazionale e fatto ipotizzare fenomeni di marginalità, controllo sociale e forme di esclusione nell’epoca. Infine, sempre nell’area prossima alla battigia è stata individuata una struttura di straordinaria rilevanza: la cosiddetta “strada di scorie”, un asse viario antico largo fino a 15–20 metri, realizzato mediante un compatto piano di scarti della lavorazione del ferro». 

A partire da questi ritrovamenti nel 2018 l’Università Cattolica ha avviato un nuovo ciclo di ricerche, coordinate dal professor Baratti «con l’obiettivo di ricostruire i processi di lunga durata che hanno modellato questo paesaggio, attraverso un approccio interdisciplinare che integra archeologia, geoarcheologia e analisi paleoambientale» – spiega l’archeologo.

In collaborazione con gli enti di tutela e valorizzazione il progetto ha interessato un nuovo settore di scavo, ovvero il sito di Campo Sei, alle pendici del Poggio della Guardiola, dove sono state individuate strutture probabilmente legate alla lavorazione metallurgica, elementi ulteriori per comprendere l’organizzazione economica e urbanistica della città etrusca. 

Grazie a un accordo con la Soprintendenza e al sostegno della Fondazione Rovati, è nato inoltre il progetto didattico Populonia Field School, studiato con gli uffici di formazione postlaurea dell’Università Cattolica, che ha permesso negli anni la formazione sul campo di studenti dell’Ateneo, coinvolti direttamente nelle attività di scavo, documentazione e analisi dei materiali. Queste attività ora sono riprese nel 2025/26 con campagne sia sulla spiaggia di Baratti sia a Campo Sei. Nel novembre 2025 gli scavi sono stati possibili anche grazie a un finanziamento ottenuto per bando dall'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria su un progetto denominato "Tra sale e fuoco", dedicato allo studio geochimico dell'impianto di lavorazione del sale dell'età del Bronzo rinvenuto sulla spiaggia di Baratti. 

In collaborazione tra Università Cattolica, Università degli Studi di Milano (Istituto di Chimica) e Università di Trento (Laboratorio Bagolini) le indagini stanno fornendo dati inediti che chiariscono aspetti fondamentali dell’economia produttiva etrusca, basati sulla ricostruzione delle temperature di cottura raggiunte nella fornace, sull’identificazione di minerali tipici dei processi di evaporazione dell’acqua marina e sulla lavorazione protostorica a partire da salamoie concentrate o croste saline.

 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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Gli ultimi scavi della primavera 2026 si sono invece concentrati sull’area di Campo Sei alla ricerca di nuove informazioni sulle attività metallurgiche e sui depositi di scorie, nodo centrale della storia e dello sviluppo di Populonia etrusca e romana, come si evince dalle parole del professor Baratti ai microfoni di Cattolicanews. Tra le tracce impattanti delle attività estensive di epoca romana e del recupero delle scorie del secolo scorso, le ricerche stanno anche facendo luce sui caratteri del precedente quartiere industriale etrusco, posto a ridosso delle mura cittadine e dove, tra le profonde distruzioni operate già in epoca romana, stanno emergendo le tracce di edifici industriali che si articolano attorno a una possente struttura idrica in muratura per la fornitura dell’acqua, forse un rarissimo esempio di acquedotto urbano etrusco.

Fin dalla Protostoria il Golfo di Baratti appare dunque un laboratorio privilegiato per lo studio delle dinamiche tra ambiente, economia e società nel mondo antico, considerando la multifunzionalità di un luogo di produzione, insediamento umano e pratiche funerarie. 

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