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Re-immaginare la pace

16 luglio 2026

Re-immaginare la pace

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In un modo mondo afflitto, ancora e ancora, da guerre, violenze, odio, risentimento e divisioni profonde, in un luogo almeno, nei giorni scorsi, si è potuto vivere in pace, si è potuto vivere la pace.

Non la pace a parole, né quella a buon mercato dei discorsi retorici, né quella facile e disincarnata, buona per le anime belle: al contrario. Nulla è stato edulcorato, nessuno è stato dimenticato: al contrario.

Chi c’era ha visto accadere la pace difficile, improbabile, impensabile; persuasiva, perché capace di sfidare pericoli, giudizi, pregiudizi; onesta, perché rischiosa e a caro prezzo; disarmante, perché limpidamente ‘vera’, essenziale, di sostanza.

Una pace incarnata in fatti concreti e nelle vite duramente segnate di quegli israeliani e palestinesi che sono venuti insieme a Firenze, dal 10 al 12 luglio scorso, per animare insieme il Re-Imagine Peace Festival.

Il festival è stato realizzato sotto la sapiente direzione artistica di Noa (Achinoam Nini), Mira Awad, Gil Dor e Tamar Tal Anati, con il supporto di tanti professionisti e volontari palestinesi, israeliani e italiani, e della Città di Firenze, sotto il patrocinio del Parlamento Europeo e con la partecipazione attiva delle istituzioni civili e religiose: la Sindaca Sara Funaro, l’Imam Izzedin Elzir (palestinese), il Rabbino Capo Gad Fernando Piperno, il Rappresentante del Consiglio delle Chiese Cristiane Saverio Scuccimarri, l’Arcivescovo Gherardo Gambelli, con l’intervento, fra gli altri, del Card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme.

Un articolo di

Claudia Mazzucato

Claudia Mazzucato

Docente di Giustizia riparativa - Dip. di Scienze giuridiche, Università Cattolica

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L’iniziativa – meravigliosa, curata con grande sensibilità e offerta gratuitamente a chiunque abbia voluto lasciarsi accogliere, coinvolgere e mettere in discussione – ha donato a centinaia e centinaia di persone, in diversi luoghi della città (palazzi storici, teatri, chiese e giardini) l’occasione di incontrare testimoni di dialogo palestinesi, israeliani e internazionali, ascoltare dal vivo canti e musiche di diverse tradizioni culturali e luoghi del mondo, guardare film e documentari, conoscere storie vere di amore, poesia, incontro, convivenza. Nonostante tutto.

Come si legge nel Manifesto del Festival «il conflitto vive anche nel modo in cui le persone guardano sé stesse e gli altri. Per questo Re-Imagine Peace vuole creare spazi in cui la complessità possa esistere senza dover essere immediatamente semplificata; spazi in cui dolore e speranza possano convivere; spazi in cui l’incontro umano venga prima delle appartenenze e delle definizioni ideologiche». Una riflessione importante per ciascuno e ciascuna di noi.

Fortunato chi c’era.


E alcuni di noi dell’Università Cattolica, fortunate, c’eravamo: per ritrovare Robi Damelin, sudafricana e israeliana, e Bushra Awad, palestinese, i cui figli sono stati uccisi. Tanti studenti e docenti dell’Ateneo le conoscono bene, e da tempo: entrambe fanno parte, insieme ad altre famiglie (divenute ormai quasi un migliaio dopo il 7 ottobre 2023), del Parents Circle Families Forum, l’organizzazione congiunta israelo-palestinese (con cui abbiamo l’onore di collaborare da oltre un decennio), che riunisce, all’insegna della giustizia riparativa, genitori e familiari di persone che hanno perso la vita nel conflitto che insanguina la Terra amata e contesa dove «l’uno e l’altro sono nati» (Salmo 87).

E, con noi, non hanno perso l’occasione di abbracciare Robi e Bushra, come affettuosamente ci piace chiamarle, anche alcuni protagonisti sia del Libro dell’incontro. Responsabili e vittime della lotta armata a confronto (Saggiatore, 2015), sia dell’Incontro degli Incontri | The Encounter of the Encounters, esperienza che ha portato in Università Cattolica nel 2022, grazie all’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale, alcuni partecipanti ai dialoghi riparativi in caso di violenza politica ed estremismo violento provenienti da Belgio, Francia, Irlanda del Nord/Regno Unito, Italia, Paesi Baschi/Spagna e, appunto, Israele e Palestina.

Abbiamo vissuto giorni di pace, in pace, e siamo tornate e tornati per re-immaginarla nel quotidiano e condividerla con l’intera comunità universitaria.

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