In un modo mondo afflitto, ancora e ancora, da guerre, violenze, odio, risentimento e divisioni profonde, in un luogo almeno, nei giorni scorsi, si è potuto vivere in pace, si è potuto vivere la pace.
Non la pace a parole, né quella a buon mercato dei discorsi retorici, né quella facile e disincarnata, buona per le anime belle: al contrario. Nulla è stato edulcorato, nessuno è stato dimenticato: al contrario.
Chi c’era ha visto accadere la pace difficile, improbabile, impensabile; persuasiva, perché capace di sfidare pericoli, giudizi, pregiudizi; onesta, perché rischiosa e a caro prezzo; disarmante, perché limpidamente ‘vera’, essenziale, di sostanza.
Una pace incarnata in fatti concreti e nelle vite duramente segnate di quegli israeliani e palestinesi che sono venuti insieme a Firenze, dal 10 al 12 luglio scorso, per animare insieme il Re-Imagine Peace Festival.
Il festival è stato realizzato sotto la sapiente direzione artistica di Noa (Achinoam Nini), Mira Awad, Gil Dor e Tamar Tal Anati, con il supporto di tanti professionisti e volontari palestinesi, israeliani e italiani, e della Città di Firenze, sotto il patrocinio del Parlamento Europeo e con la partecipazione attiva delle istituzioni civili e religiose: la Sindaca Sara Funaro, l’Imam Izzedin Elzir (palestinese), il Rabbino Capo Gad Fernando Piperno, il Rappresentante del Consiglio delle Chiese Cristiane Saverio Scuccimarri, l’Arcivescovo Gherardo Gambelli, con l’intervento, fra gli altri, del Card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme.