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Ricerca e indicatori di rischio per contrastare le infiltrazioni criminali nell’economia

22 marzo 2024

Ricerca e indicatori di rischio per contrastare le infiltrazioni criminali nell’economia

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«A trent’anni dalla nascita di Transcrime, il supporto della ricerca si rivela centrale nel definire i fattori di rischio e nel trasferirli in tecnologie e iniziative di intelligence a supporto della capacità di prevenzione di autorità e imprese». Ernesto Savona, direttore del Centro di ricerca che, insieme con ANFACI (Associazione Nazionale Funzionari Amministrazione Civile dell’Interno), ha promosso la conferenza "Le dinamiche delle infiltrazioni criminali nell’economia: rischi e rimedi" giovedì 21 marzo in Università Cattolica a Milano, ha evidenziato l’importanza della ricerca per far fronte alla minaccia dell’infiltrazione criminale nelle imprese che «inquina il libero mercato degli approvvigionamenti e dei prezzi; nasconde i proventi di attività criminali riciclandone i capitali; corrompe il mondo dei professionisti e degli intermediari; sfugge meglio ai provvedimenti di sequestro e confisca».

Il valore degli studi scientifici in questo campo è stato confermato da Giovanni Melillo, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo che, a margine del convegno, ha dichiarato che «l’azione di contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo ha bisogno di poter contare sui risultati della ricerca scientifica che serve per elaborare le categorie concettuali necessarie alla comprensione dei fenomeni e questo agevola la ricerca e la valutazione della prova». 

Quello delle infiltrazioni criminali è un tema complesso. Come ha sostenuto il procuratore Melillo a conclusione della giornata «la nozione di infiltrazione non spiega nulla perché il crimine organizzato è una componente strutturale del tessuto economico e sociale, non solo di questo ma di molti Paesi». E non riguarda solo le regioni meridionali dove, comunque, il 70% delle opere pubbliche sono rimaste incompiute. «Oggi il crimine organizzato è un fattore di alimentazione finanziaria del sistema delle imprese. Interi comparti produttivi si reggono su pulsioni comuni a imprese mafiose e non mafiose, a non pagare le tasse».

Il confronto è stato ricco e condiviso tra ricercatori, prefetti, magistrati, rappresentanti di imprese e banche, storici e giornalisti rispetto a sfide e misure di contrasto delle strategie di infiltrazione criminale nei mercati leciti, forma evoluta del crimine organizzato in Italia (si possono vedere qui tutti i relatori della conferenza).

«Nonostante i rilevanti risultati conseguiti e le capacità acquisite, permangono intrecci da contrastare e conoscere meglio – ha affermato il Prefetto Ignazio Portelli, Commissario dello Stato per la Regione Siciliana Presidente di ANFACI –. Il contrasto alle infiltrazioni è un percorso a ostacoli e non sempre consegue i risultati dovuti e attesi per molteplici cause. È comunque dovere etico e morale lavorare sempre per ergere in modo ancora più profondo il solco della legalità». 


La lotta alle mafie in Italia si concentra, infatti, ancora sull’identificazione e condanna dei responsabili dei reati, lasciando in secondo piano le indagini economiche sulle ricchezze mafiose. La sola azione penale ha tuttavia dimostrato scarsi effetti deterrenti o rieducativi. Per supportare la sua capacità di inibire le organizzazioni criminali i relatori hanno discusso del contributo che da un lato la collaborazione di banche e imprese e dall’altro la ricerca accademica possono offrire all’azione penale delle interdittive dei prefetti (funzionali a sottrarre alle mafie le risorse che ne garantiscono la continuità) attraverso lo sviluppo di indicatori di rischio, strumenti innovativi per l’analisi di big data.

L’efficacia delle interdittive ha potuto arginare lo sfruttamento intensivo delle imprese per fini criminali, assicurandone al contempo la continuità produttiva. Però si assiste allo scarso numero di misure di sequestro e confisca dei patrimoni illeciti all’estero: alle migliaia di misure patrimoniali in Italia, corrispondono solo poche decine all’estero, secondo i dati raccolti nell’ambito del progetto europeo RECOVER, in cui Transcrime è partner. Ciò rappresenta un ulteriore incentivo all’internazionalizzazione delle mafie.

Le organizzazioni criminali si adattano a questo scenario adottando strutture societarie sempre più complesse. Occorre sviluppare tecnologie e indicatori di rischio capaci di individuare anomalie nelle attività e strutture societarie. Una ricerca condotta da Transcrime per PoliS-Lombardia, con il sostegno della Prefettura di Milano, ha mostrato l’efficacia di questo strumento applicando su oltre un milione di aziende lombarde 30 indicatori di anomalie, relative alla struttura proprietaria, i soggetti apicali, il contesto territoriale, l’attività economico-finanziaria, l’esposizione politica e a eventi negativi o leaks giornalistici. «In fase di validazione – ha spiegato Francesco Calderoni, ordinario di Criminologia e ricercatore senior di Transcrime – gli indicatori hanno dimostrato la capacità di individuare correttamente un campione di imprese interdette con una probabilità fino a 25 volte maggiore rispetto a quella di un'identificazione errata, applicando tecniche avanzate di machine learning. Sempre adoperando indicatori di rischio, un’indagine di Transcrime ha potuto rilevare, analizzando le imprese italiane con cambi di titolarità durante l’emergenza Covid-19, un numero di forme societarie opache oltre 10 volte superiore alla media delle altre imprese Italiane, e un valore 5 volte più elevato di legami con giurisdizioni a rischio. 

«In diversi progetti europei, come DATACROS, KLEPTOTRACE o INVERT, Transcrime sta sviluppando strumenti evoluti proprio insieme alle autorità, per migliorare la loro capacità di individuare in maniera tempestiva soggetti o società ad alto rischio, ricostruire reti complesse di relazioni, tracciare schemi criminali internazionali – ha spiegato Michele Riccardi, vice-direttore di Transcrime –. Questi strumenti sono adattati e applicati anche da banche e imprese, per migliorare la loro capacità di prevenire attività di riciclaggio tra i clienti e infiltrazioni criminali nella supply-chain». 

I modelli e gli strumenti sviluppati da Transcrime sono utilizzati da autorità, banche e imprese grazie agli applicativi dello spin-off Crime&tech.
 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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