Alla presenza di Susan Sarandon, una delle note attrici che hanno sposato il progetto dell’artista, Geraldina Polverelli, moglie e manager di Ferri ha raccontato come le attrici contattate si siano prestate a “vestire” in volto gli oggetti plastica raccolti sui litorali con grande semplicità: «sono venute in studio a piedi, in bicicletta, con il taxi giallo, spogliandosi dello star system e presentandosi solo come persone».
Un impegno assunto anche da Gabriella Nobile che, nel raccontare l’apporto della sua Agenzia a questa mostra, ha detto del suo impegno per i diritti civili e della grande soddisfazione nel riuscire a «unire il suo lavoro a questi temi per diffondere messaggi importanti come questo».
«Dobbiamo affrontare il problema e farlo con urgenza - ha dichiarato Sarandon perché la plastica passerà dai 500 milioni di tonnellate oggi a 1,2 miliardi nei prossimi anni. Tutti noi abbiamo il potere di chiedere un cambiamento, se non vogliamo finire nella bara esposta qui». La testimonial ha partecipato al progetto insieme ad altre nove attrici, tra cui Julianne Moore, Isabella Rossellini, Naomi Watts, tutte con il viso asfissiato da fogli, cannucce di plastica e polistirolo, e, unico uomo, Willem Dafoe che spicca con gli occhi vuoti e una striscia nera stretta intorno a bocca e collo.
Breathtaking è un progetto nato in un museo di New York (l’altra patria di Ferri insieme a Milano) dall'incontro di Fabrizio Ferri con l’Università Cattolica che ha condiviso e sostenuto fin dall’inizio con entusiasmo l'idea e ha offerto un ricco apporto scientifico. Come ha spiegato, «il problema sono le nanoplastiche, i rifiuti sotto il millesimo di millimetro che influiscono sui sistemi cellulari». Per questo progetto «abbiamo scelto di contribuire scientificamente attraverso la ricerca dell’Ateneo sui temi delle plastiche e delle microplastiche secondo una prospettiva multidisciplinare che fa intersecare la dimensione ambientale del problema, quella economica e quella antropologico-morale». I pannelli che accompagnano l’ingresso all’installazione di Ferri contengono i testi della ricerca svolta in questi tre ambiti rispettivamente dai professori dell’Università Cattolica Pier Sandro Cocconcelli, Edoardo Puglisi, Roberto Zoboli e Paolo Gomarasca.
L’opera di Ferri non è un atto di denuncia, ma, come ha spiegato lo stesso artista, è un richiamo alla responsabilità personale rispetto a un tema vitale per l’essere umano, e un invito a stimolare azioni concrete, dal livello individuale a quello di aziende e istituzioni, attraverso un approccio che unisca arte e scienza.
Il luogo che ospita Breathtaking è stato volutamente scelto perché rappresentativo della città. Come ha precisato Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, «qui sono cresciuti tutti i milanesi, questo è un luogo di memoria, storia, scienza e conoscenza. E sono lieto che questa mostra avvenga nella settimana dell’arte, per parlare del rispetto dei mari e del pianeta».
In definitiva, un’opera che è monito per tutti i cittadini del mondo perché, come ha ricordato Sarandon «il mare è l’inizio di tutti noi e se il mare se ne va ce ne andremo anche noi».