La fotografia della scuola italiana di oggi mostra la presenza di una pluralità di lingue all’interno di classi ed istituti, che rendono il sistema educativo un organismo complesso e sfaccettato fatto di studenti italofoni (stranieri e italiani), e studenti non italofoni.
È partito da questa consapevolezza il seminario Sguardi interculturali per una scuola che accoglie, che nell’aula Polifunzionale di via Trieste ha radunato esperti del settore pedagogico e professionisti che operano sul campo per fare il punto della situazione.
«L’educazione interculturale è sì l’arte dell’incontro e dell’ospitalità, ma anche capacità di cogliere la multiculturalità come capitale sociale, opportunità di arricchimento istituzionale e occasione di apprendimento bidirezionale» ha notato Simona Sandrini, ricercatrice in Pedagogia generale e sociale e docente del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria.
Più che di gestire le diversità rilevate la scuola deve infatti essere essa stessa generatrice di democrazie. Ma per crescere le nuove generazioni grazie all’interculturalità quali sono le competenze e le strategie richieste al corpo docente?
«Un ruolo cruciale è rivestito dall’alfabetizzazione precoce all’interno della scuola dell’infanzia, con strategie glottodidattiche che favoriscano l’acquisizione linguistica in contesti eterogenei. Dalla tecnica della ripetizione del docente come input stabilizzante all’impiego di stimoli visivi, albi illustrati e attività manipolative».
A parlare è Chiara Belotti, Insegnante di scuola primaria in una scuola della provincia bresciana che ha raccontato come il gioco multisensoriale e l’attività ludica si trasformino in veicolo di apprendimento esperienziale.
Anche Caterina Calabria è docente di scuola primaria in una scuola della provincia di Brescia, dove affronta sfida quotidiana di classi plurilingue e multireligiose coltivando la «cura per l'altro, l’ascolto e la scoperta per alimentare la motivazione e la curiosità verso il sapere».
Raffaele Castelli Tutor di tirocinio del Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria ha accompagnato i presenti in una riflessione trasversale sul come il tema dell’alfabetizzazione linguistica come processo strutturato e intenzionale non si risolva superando stereotipi e riduzionismi sull’insegnamento della lingua.
Castelli ha infatti distinto tra «prima alfabetizzazione (lingua per la comunicazione) e seconda alfabetizzazione (lingua per lo studio). Ne consegue la centralità del bilinguismo come risorsa e la necessità di strumenti come la biografia sociolinguistica per conoscere i percorsi di ciascun studente».
Uno strumento di supporto sul territorio sono i Centri Intercultura Territoriali (CIT). Come ha ricordato Donata Vertua, referente Intercultura Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia forniscono «supporto educativo, didattico e amministrativo per i dirigenti scolastici, i docenti e il personale ATA delle scuole di ogni ordine e grado della provincia».