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Tutela dei minori sul web: servono alfabetizzazione digitale e alleanze educative

05 maggio 2026

Tutela dei minori sul web: servono alfabetizzazione digitale e alleanze educative

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Per tutelare i minori dalle insidie e dagli abusi del web o, peggio ancora del dark web, non basta un approccio settoriale. Servono un’alleanza educativa e buone prassi nella società e nella Chiesa cattolica. È stato questo il messaggio al centro di un convegno organizzato nel campus piacentino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In un’epoca dominata dai social e da uno spazio digitale in cui tutto è ammesso, e dove i minori sono spesso lasciati soli e in balìa di quello che il Report 2025 dell’Associazione Meter definisce «un ecosistema organizzato e interconnesso, dove il materiale abusivo circola attraverso piattaforme comuni e reti difficili da monitorare», il Dipartimento di Scienze giuridiche e il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Piacenza hanno invitato a riflettere su come “salvaguardare i minori tra mondo reale e spazio digitale”.

«Un tema urgente» ha sottolineato la docente di diritto canonico e diritto ecclesiastico Anna Gianfreda che con la collega ordinaria di filosofia del diritto Mariachiara Tallacchini ha introdotto gli interventi. «Un tema – ha aggiunto Gianfreda - che richiede un approccio giuridico di policy e normativa attenta e di reazione giuridica, quando gli abusi si verificano». «Al tempo stesso serve un approccio di salvaguardia preventivo e formativo, che è quello che Papa Leone XIV chiama alfabetizzazione digitale e reti di alleanza educativa, che devono coinvolgere tutti i soggetti che operano nella società civile insieme ai minori e negli ambienti abitati da minori».

Diverse le voci intervenute durante la mattinata aperta dai saluti del direttore del Dipartimento di scienze giuridiche Antonino Barletta. Una voce è sicuramente quella della Chiesa che, hanno ricordato la presidente del Servizio tutela minori della Cei Chiara Griffini e il vicario della Diocesi monsignor Giuseppe Basini, si basa su di un «approccio di salvaguardia integrale». «Attraverso cioè - ha detto Griffini - un capillare lavoro di formazione di chi è a contatto con i minori, per prevenire e intercettare segnali di potenziali comportamenti inadeguati dentro gli ambienti ecclesiali ma anche in altri ambienti, perché l’impegno della chiesa non è solo generare luoghi sicuri al proprio interno, ma anche spezzare catene di vulnerabilità che possono generarsi altrove».

A relatori come il magistrato Pietro Moscianese Santori, sostituto procuratore presso il Tribunale dei minori di Milano, e l’avvocato Massimo Brigati della commissione minori e famiglia del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Piacenza, il compito di esaminare i profili civili e penali di una giurisprudenza che si è dovuta adeguare in fretta a reati come sexting, sex extorsion, stalking on line, revenge porn. Il sostituto procuratore Moscianese ha ricordato come «il compito primario della giustizia minorile non sia solo tutelare dagli abusi, ma anche mirare a una risocializzazione dei minori autori essi stessi di abusi, per prevenire la commissione di altri reati». Il procuratore ha messo in guardia su «terrorismo e forme di radicalizzazione che stanno iniziando a interessare minori, soprattutto se con problemi di ritiro sociale, reclutati sul web». Sempre dal magistrato l’avvertimento a «usare la massima cautela quando si parla di minori, evitando strumentalizzazioni e approcci sensazionalistici che abbiamo visto operare da certa stampa e politica».

Tra le voci che si sono alternate, anche quella di Rosanna di Gioia, Scientific Officer presso il Joint Research Centre della Commissione Europea, che ha evidenziato, tra le altre cose, gli esiti di REDirection project. «Si tratta di un programma di auto aiuto anonimo – ha spiegato la ricercatrice – per i fruitori sul dark web di immagini e video di abuso sessuale su minori». Il riscontro al questionario è stato sorprendente: 54mila le risposte arrivate. «Le ricerche – ha rilevato Di Gioia – dimostrano che molti autori vogliono fermarsi, ma pochi riescono a trovare supporto e aiuto».

Un articolo di

Mariangela Milani

Mariangela Milani

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