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Un campus glocal al passo con i tempi

12 febbraio 2026

Un campus glocal al passo con i tempi

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Rivolgo a ciascuno un cordiale benvenuto al dies academicus della sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per l’anno accademico 2025/2026.

Esprimo un deferente ringraziamento a Sua Eccellenza Reverendissima, Monsignor Pierantonio Tremolada, per aver presieduto la celebrazione eucaristica e per il saluto che ci rivolgerà. La sua costante vicinanza all’Ateneo è per noi motivo di particolare gratitudine. Un saluto riconoscente rivolgo, inoltre, a Monsignor Vincenzo Zani e a Monsignor Claudio Giuliodori, nostro Assistente Ecclesiastico Generale.

Desidero salutare le pregiatissime autorità civili, accademiche e militari. In particolare, rivolgo un saluto al Prefetto di Brescia, Andrea Polichetti, e al Rettore dell’Università degli studi di Brescia, professor Francesco Castelli. Saluto e ringrazio in maniera davvero speciale la Sindaca di Brescia, Laura Castelletti, l’Assessore all’Istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia, Simona Tironi, e il Presidente di EBIS, Alessandro Azzi, che a breve saremo lieti di ascoltare. La vostra presenza è testimonianza di relazioni autentiche e di lavoro sinergico. È proprio attraverso la solida collaborazione con le istituzioni locali che l’Università Cattolica del Sacro Cuore offre un contributo incisivo allo sviluppo di questa città universitaria: una Brescia capace di valorizzare il sapere, attrarre i giovani, trattenere i talenti e generare impatto a beneficio della società civile.

Esprimo, a nome di tutta la famiglia universitaria, un benvenuto agli autorevoli membri del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’Università, insediatosi a inizio anno, nonché un ringraziamento agli illustri esponenti del Comitato di indirizzo dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori.

Rivolgo un saluto cordiale al nuovo direttore di sede Giuseppe Bonelli, che ha assunto l’incarico dallo scorso 1° novembre, subentrando a Giovanni Panzeri, che ha ricoperto la carica per oltre dieci anni. Desidero formulare al dottor Bonelli i miei più sinceri auguri di buon lavoro, certa che saprà dirigere la sede con competenza e visione, in stretta connessione con la comunità bresciana, che ben conosce. Allo stesso tempo, rivolgo un sentito ringraziamento al dottor Panzeri per il suo rilevante lavoro, in particolare per l’impegno profuso nel seguire con dedizione le fasi di realizzazione del campus di via della Garzetta, contribuendo in modo determinante alla crescita della nostra presenza su questo territorio. Un impegno, il suo, che continua in qualità di Direttore della Funzione acquisti dell’Ateneo, un ambito essenziale per la sostenibilità economica dell’Università.

La solenne cerimonia odierna è anche l’occasione per rendere omaggio al professor Mario Taccolini, che conclude il suo incarico di Coordinatore delle attività della sede. A lui, a nome mio personale e dell’intera famiglia universitaria, va la più profonda riconoscenza per l’opera svolta con saggia dedizione e riconosciuta competenza. La sua costante e autorevole azione di interlocuzione e di presenza istituzionale si è rivelata, nel corso del tempo, decisiva nel consolidare ulteriormente il radicamento dell’Ateneo dei cattolici italiani nel territorio bresciano. Un servizio che il collega - e amico - professor Taccolini proseguirà in qualità di Presidente di un’altra realtà fieramente bresciana, la Poliambulanza, continuando in tal modo a rinsaldare il già stretto legame tra la nostra Università e questa eccellente struttura ospedaliera.

Un saluto cordiale rivolgo al Prorettore Vicario, professoressa Anna Maria Fellegara, ai Presidi e ai Delegati rettorali. In particolare, un ringraziamento va ai Presidi delle 8 Facoltà attive nel campus per la loro incessante sollecitudine, volta a intercettare le esigenze del territorio attraverso il dialogo costante con istituzioni, imprese e società civile, dando così concretezza a quel metodo bresciano ormai riconosciuto e apprezzato. Auguro buon lavoro al nuovo Preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, il professor Claudio Giannetti. Desidero, inoltre, manifestare un apprezzamento sincero al professor Maurizio Paolini che nell’anno appena trascorso ha concluso il suo incarico di Preside, svolto con zelo e competenza. Consentitemi di dedicare un ricordo davvero commosso al professor Carlo Banfi, emerito della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali di cui è stato Preside.

Infine, un saluto non di circostanza lo rivolgo all’intera famiglia universitaria, colleghe e colleghi docenti, ricercatrici e ricercatori, assegniste e assegnisti di ricerca, dottorande e dottorandi. E con loro saluto il Direttore Generale, i Direttori di Sede e il personale tecnico-amministrativo. Un pensiero riservo agli assistenti pastorali della sede. E naturalmente un saluto affettuoso e sincero indirizzo alle studentesse e agli studenti, che, non mi stancherò mai di ripetere, sono i nostri migliori ambasciatori nel mondo. Per esprimere con un’immagine il mio ringraziamento ricorro nuovamente alla metafora dell’orchestra: ciascuno di voi ne è parte attiva, consapevole del fatto che l’esecuzione di una sinfonia armoniosa e corale richiede sempre l’ascolto reciproco, la capacità di accordarsi, l’impegno condiviso.

Il tema che quest’anno fa da fil rouge a tutti i dies dell’Ateneo, declinato secondo le specificità disciplinari di ciascuna sede, è l’alleanza tra generazioni. Il programma della cerimonia odierna conferma questo intento, ponendo l’accento sulla prospettiva socio-politica, da sempre al cuore della tradizione scientifica e didattica del nostro Ateneo e, qui a Brescia, particolarmente sviluppata da oltre un decennio.

È per me, dunque, un vero piacere porgere un cordiale benvenuto e un saluto al professor Enrico Giovannini, economista che ha ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità, co-fondatore e attualmente Direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), una realtà consolidata nel panorama scientifico e pubblico, che proprio pochi giorni fa ha raggiunto i primi dieci anni di attività. A lui, amico del nostro Ateneo, che ha più volte frequentato per collaborare a iniziative qui promosse, esprimo la più sincera gratitudine per aver accolto il nostro invito. Un impegno imprevisto e inderogabile non consente la sua presenza con noi ma, in collegamento, ci offrirà comunque – come sempre lui sa fare – una rigorosa e originale lettura del tema. Un vivo ringraziamento va poi allo studente Andrea Negrini, iscritto alla laurea magistrale in Physics e rappresentante degli studenti nella Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, e con lui ringrazio ogni studentessa e studente che partecipa attivamente alla vita universitaria.

Un campus glocal al passo con i tempi

Il campus di Brescia con i suoi 4.395 iscritti ai 21 corsi di laurea e ai 7 Master ha accolto 1.389 nuovi immatricolati nell’anno accademico 2025/26. Un’offerta formativa che continua a essere molto apprezzata come dimostrano i numeri dei nuovi iscritti. Il rinnovamento costante dei corsi di studio attesta ulteriormente l’attenzione verso il mondo tenendo conto delle trasformazioni sociali, culturali e scientifiche. Questa capacità di guardare ai cambiamenti, unita alla qualità e al rigore degli insegnamenti, rende il nostro Ateneo un polo di elevata attrattività, non solo nel territorio ma anche nel panorama nazionale e internazionale. Si inseriscono pienamente in questo orizzonte i nuovi profili formativi: “Educatore nei servizi educativi per l’infanzia” ed “Educatore professionale socio‑pedagogico” nella laurea triennale di Scienze dell’educazione e della formazione; “Climate change and management of environmental risk” nella laurea magistrale in Physics e “Abitiamo lo Sport: l’intervento dello psicologo” nella laurea magistrale Psicologia degli interventi clinici: gruppi, organizzazioni, comunità. Tutti percorsi ideati per rispondere alle richieste emergenti del mondo del lavoro, per fornire competenze innovative e per favorire una formazione qualificata e di frontiera.

La missione dell’Ateneo va oltre, come dimostra la scelta di sperimentare e promuovere proprio in questo campus il service learning: sono infatti oltre 300 le studentesse e gli studenti che hanno partecipato ai 15 progetti attivati dal 2022. Un’esperienza, il service learning, elogiata da Papa Leone XIV che l’ha infatti collocata all’interno della costellazione delle attività del mondo educativo cattolico nella Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”. Questa proposta pedagogica traduce concretamente l’idea di università che non deve limitarsi a essere luogo di mera trasmissione di conoscenze e competenze bensì luogo di esperienza del sapere. Si realizza cioè il coinvolgimento della comunità studentesca in percorsi di cittadinanza attiva e partecipazione sociale che permette di approfondire e rispondere ai bisogni della società. Ecco, dunque, un esempio concreto di cosa significhi essere la migliore università per il mondo.

Del resto, com’è noto, Brescia rappresenta un punto di riferimento nell’ambito pedagogico e nella formazione degli insegnanti e degli educatori. E la nostra Università – con oltre sessant’anni di presenza in città – cerca di attualizzare e interpretare questo tratto distintivo. Ne è una prova evidente il successo che ha nuovamente ottenuto, ben oltre l’ambito locale, il Festival internazionale dell’educazione con la direzione scientifica del Preside Domenico Simeone. La seconda edizione ha registrato quasi 4.000 presenze, distribuite negli oltre 50 eventi diffusi nella città. Risultati che hanno favorito l’ingresso di Brescia nel Global Network of Learning Cities, premiando il lavoro condiviso delle realtà cittadine che, con noi, hanno reso possibile il raggiungimento di tale traguardo. Un riconoscimento che, al contempo, rinsalda la visione pionieristica del nostro Ateneo che, in più di un secolo di storia, ha sempre posto l’educazione al cuore della sua missione, considerandola una leva strategica per il paese. E Brescia, grazie al suo tessuto industriale, al patrimonio culturale e alla tradizione della solidarietà sociale, è la città che con la sua ricca eredità – più e meglio di altre – può davvero essere un autentico laboratorio dedicato all’educazione.

Permettetemi di ricordare che l’eccellenza della didattica si radica su avanzati e alti livelli di ricerca. Merita una particolare menzione, e il plauso della famiglia universitaria, il finanziamento di oltre un milione di euro ottenuto dalla giovanissima fisica Giada Bianchetti nel Bando FIS 3 (Fondo Italiano per la Scienza) per uno studio, ad altissimo impatto, sul metabolismo dei tumori cerebrali, realizzato grazie a un progetto multidisciplinare che coinvolge le competenze del centro di ricerca I-LAMP nel campo delle tecnologie quantistiche.

La sinfonia della sede bresciana è frutto dell’attività di ricerca svolta nei Dipartimenti, nei Centri di ricerca, nell’Alta Scuola per l’Ambiente (Asa), nell’Osservatorio per il Territorio: impresa, formazione, internazionalizzazione (OpTer) e nell’Osservatorio per il Turismo sul lago di Garda (OTG) nato in collaborazione con la Comunità del Garda.

Come ho già sottolineato sin dai miei primi interventi pubblici, la sede ha anche grandi potenzialità per qualificarsi come microcosmo globale. Interessante è notare che gli studenti internazionali iscritti a Brescia con un titolo estero sono 62. Se consideriamo anche gli studenti che, pur essendo nati all’estero hanno completato gli studi in Italia, il totale sale a ben 130, numero che dice tanto dell’attrattività della sede per i giovani di seconda generazione. Dati che vanno a corroborare il lodevole posizionamento del nostro Ateneo certificato da QS World University Rankings: Europe 2026. Siamo i primi in Italia per mobilità studentesca sia in entrata sia in uscita.

Un’apertura internazionale declinata secondo uno spirito di solidarietà e cooperazione nel Piano Africa, che vede attivi a Brescia ben 10 progetti. Al termine della cerimonia riceverete il volume L’Università Cattolica con l’Africa. Educazione, solidarietà, sviluppo, edito da Vita e Pensiero, che desidero ringraziare. Il libro raccoglie le prolusioni delle diverse giornate di inaugurazione dello scorso anno accademico e restituisce la complessità del continente africano attraverso uno sguardo consapevole e libero da stereotipi. È un segno, semplice ma significativo, dell’impegno che il nostro Ateneo sta portando avanti con l’Africa.

Proprio Brescia, in piena coerenza, si è fatta portavoce di un “Appello per un patto di civiltà”, promosso da Monsignor Vincenzo Zani attraverso Fondazione SFERA e Università Cattolica del Sacro Cuore, per favorire un cambio di paradigma nell’architettura della cooperazione internazionale alla luce degli scenari inediti determinati da una drastica contrazione dei finanziamenti al multilateralismo. Un cambio di paradigma che trova eco nell’invito di Papa Leone XIV a, cito, «ripensare con audacia le modalità della cooperazione internazionale» perché «ciò che i Paesi più poveri attendono con speranza è che si ascolti la loro voce» per risolvere «i loro veri problemi, senza imporre loro soluzioni fabbricate in uffici lontani, in riunioni dominate da ideologie che spesso ignorano culture ancestrali» (Fao, 16 ottobre 2025).

In sintonia con lo spirito di solidarietà che ci contraddistingue, consentitemi un’ultima nota. Ricorrono nel 2026 i cent’anni dalla nascita di Madre Eugenia Menni, superiora delle Ancelle della Carità e fondatrice dell’Istituto ospedaliero d’eccellenza Poliambulanza di Brescia. Figura straordinaria, il cui insegnamento è ancora vivo, a partire dall’ammonimento secondo cui, cito sue parole: «Nessuno deve essere escluso dalle cure, costi quel che costi, magari inventando un fondo che possa supportare chi non ha mezzi per pagare». Grazie alla sua lungimiranza, Brescia beneficia di un ospedale, ispirato ai principi della sostenibilità e della cura integrale della persona, riconosciuto da Agenas tra i migliori 15 ospedali d’Italia.

Promuovere un’effettiva giustizia intergenerazionale

Per marcare il filo narrativo di questo anno accademico, vorrei sottolineare che l’alleanza tra generazioni non rappresenta soltanto un fondamentale ideale etico, ma costituisce un necessario e imprescindibile pilastro per assicurare la coesione sociale e lo sviluppo del nostro paese. In breve, si basa sulla giustizia intergenerazionale.

A partire da tale premessa, l’alleanza tra generazioni si fonda su alcuni cardini. Innanzitutto, il suo riconoscimento tra i principi fondamentali della nostra democrazia. Desidero ricordare il contributo determinante di Enrico Giovannini nel sostenere l’inserimento nell’articolo 9 della Costituzione della “tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. A ciò si affianca la riformulazione dell’articolo 41 che stabilisce come l’iniziativa economica privata sia libera, ma non possa svolgersi in modo da recare danno, tra gli altri, all’ambiente. È l’impegno della Repubblica per la tutela dei beni comuni in un’ottica intergenerazionale. Si tratta di un arricchimento della Carta costituzionale che rispecchia la consapevolezza che il cambiamento climatico è “il più grande fallimento del mercato che il mondo abbia mai sperimentato”, per utilizzare le parole del nostro laureato honoris causa Nicholas Stern. Ma, soprattutto, è un arricchimento che sposta l’asse dal presentismo – vale a dire dalla miope ed esclusiva attenzione ai problemi contingenti – alla lungimiranza, ossia al dovere di responsabilità nei confronti di chi non è ancora nato o non ha ancora diritto di voto. Da questo punto di vista la nostra Costituzione rafforza la sua valenza di “patto per il futuro”.

In secondo luogo, è necessario enfatizzare l’importanza della Valutazione di Impatto Generazionale, la cui introduzione è stata fortemente promossa ancora una volta dal professor Giovannini, fino a diventare legge nel 2025. È in sostanza la procedura che obbliga il legislatore a valutare gli effetti di ogni nuova norma sui giovani e sulle generazioni future. L’obiettivo è evitare di “scaricare i costi” delle scelte odierne – si pensi per esempio al debito pubblico, al degrado ambientale, all’indebolimento dei servizi sociali – su chi verrà dopo. Rappresenta un mutamento radicale nel modo di fare politica, perché ogni legge deve prevedere se aumenterà o ridurrà le disuguaglianze per i giovani di domani. Una prospettiva in linea con ciò che ho poc’anzi argomentato, che consente di superare lo sguardo corto della politica, spesso orientata a decisioni improntate al breve periodo a scapito di una visione strategica per il paese. Questo limite si manifesta nella tendenza dei partiti a cedere a compromessi contingenti, anche per ottenere a tutti i costi consenso immediato. Ne consegue un progressivo allontanamento degli elettori e una inevitabile perdita di credibilità del ceto politico. Ecco perché si rende necessario un pensiero repubblicano di lungo e ampio respiro – quello che Giovannini definisce utopia sostenibile – in cui le decisioni economiche e sociali sono prese guardando agli scenari del 2030 e oltre.

In terzo luogo, l’alleanza tra generazioni deve essere caratterizzata dalla sostenibilità intesa nella logica di equità intergenerazionale. Essa si fonda su un principio semplice ma dirimente: non possiamo consumare oggi tutte le risorse (naturali e finanziarie), lasciando alle prossime generazioni un ecosistema compromesso e un debito insostenibile. Ciò impone di ridurre le disuguaglianze all’interno della generazione attuale, poiché le povertà – economiche ed educative – che colpiscono i giovani minano il futuro di tutti. Le recenti stime dell’Indice di Giustizia Intergenerazionale, condotte nell’ambito del partenariato Age-It, confermano l’esistenza di profonde disuguaglianze: gli anziani sono relativamente più protetti sul piano economico con redditi più stabili e una maggiore tutela dal rischio di povertà, al contrario, i giovani sono favoriti nelle relazioni sociali ma sono più esposti a precarietà, disoccupazione e difficoltà di accesso all’abitazione.

Per riassumere, una effettiva giustizia intergenerazionale si fonda su principi iscritti nella nostra Carta costituzionale, sulla promozione di politiche di ampio respiro per il bene comune, su una reale sostenibilità sociale ed economica. Il campus di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore può continuare ad offrire un contributo essenziale per rendere concreto tale disegno. Per farlo, la sua dimensione glocal dovrà essere rafforzata e tenuta al passo con i tempi, continuando ad attingere alle riflessioni maturate proprio in questa sede.

Affrontare le policrisi con un approccio internazionale

Il metodo da adottare non è certamente quello di alimentare una dannosa contrapposizione che vede giovani contro vecchi. Al contrario, è apprezzabile la recente proposta della Commissione Europea per un nuovo patto tra generazioni. Non si tratta solo di una dichiarazione di intenti, ma di una vera e propria Strategia per l’equità intergenerazionale (Intergenerational Fairness Strategy) con risorse destinate. Con tale Strategia, la cui approvazione è prevista in questo semestre, la Commissione sta infatti cercando di istituzionalizzare l’analisi dei rischi a lungo termine direttamente nel ciclo legislativo europeo, con la nomina, per la prima volta, di un Commissario dedicato. Nello stesso tempo sta introducendo lo Youth Check (Valutazione d’impatto per i giovani), ossia un meccanismo tecnico simile alla VIG - proposta da Giovannini in Italia, come prima ho ricordato - in modo da evitare che le politiche pubbliche abbiano effetti sproporzionatamente negativi sulle generazioni più giovani.

La Commissione, inoltre, intende prevedere una solidarietà duplice, che non guarda solo ai giovani ma si concentra anche sulla longevità attiva e sulla cosiddetta silver economy. Dunque, una vera alleanza intergenerazionale, che crea un sistema in cui l’invecchiamento della popolazione non diventa un onere, ma una risorsa, attraverso nuove forme di assistenza e partecipazione civile. Questo intervento della Commissione appare di grande significato poiché finora si è fatto troppo poco con riguardo alla sfida epocale dell’invecchiamento così come rispetto alla delicata e crescente diminuzione della fecondità, fenomeno che incide profondamente sugli equilibri demografici, sociali ed economici del nostro paese e dell’intera Europa. È evidente che servono cambiamenti nelle politiche, come prevede questo patto.

Pertanto, un’efficace collaborazione tra generazioni è certamente favorita all’interno dell’orizzonte europeo. È un rilievo ben presente ai docenti che insegnano qui nel campus di Brescia, dove è ormai consolidata una tradizione di studi attenta alle dinamiche internazionali, che nell’immediato futuro dovrà essere portata a piena maturazione. La ragione di tale auspicio è sotto gli occhi di tutti. Non è realistico promuovere un’autentica giustizia intergenerazionale senza tenere conto del fatto che nel mondo si verificano policrisi che – per essere comprese – necessitano di nuovi strumenti concettuali e analitici, che solo una mente aperta può favorire. Un esempio può chiarire questo passaggio. In occasione della 18° Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia nel mondo, di cui il nostro Ateneo ha avuto l’onore di ospitare una sessione lo scorso dicembre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha auspicato la creazione di una poli-diplomazia proprio per affrontare le policrisi in corso. Si stanno quindi delineando nuovi paradigmi alla cui ideazione dobbiamo contribuire, sia come comunità epistemica, ma anche come comunità sociale presente in modo attivo e propositivo su questo territorio.  

Abbiamo una solida tradizione interdisciplinare alla quale attingere. Quando – come ricordavo – oltre dieci anni fa abbiamo deciso di attivare in questo campus corsi della Facoltà di Scienze politiche e sociali eravamo sospinti proprio dalla convinzione che per comprendere le dinamiche globali occorresse formare giovani con un piglio critico e costruttivo, in grado di orientarsi in ambiti trasversali, quali quello politico, giuridico, economico e sociale. È stata – ed è ancora oggi – una scelta lungimirante, pienamente nelle corde del nostro Ateneo.

L’esperienza accumulata nel tempo ci suggerisce di integrare, con modalità nuove, il dialogo tra saperi e il dialogo istituzionale e sociale. Pertanto, stiamo promuovendo iniziative mirate che mettano in relazione costante l’Università e la comunità civile bresciana. Penso agli incontri promossi dalla Facoltà di Scienze politiche e sociali per marcare la nostra vocazione a proiettare il campus bresciano dentro il sistema epistemico globale e consentire alle studentesse e agli studenti di dialogare direttamente con chi opera nella diplomazia.

Un’autentica educazione sociale

L’alleanza tra generazioni ha una valenza politica, sociale ed educativa, che si deve sviluppare e rafforzare secondo una relazione continua tra dimensione locale, nazionale, europea e internazionale. Il metodo che deve guidare un Ateneo come il nostro è sempre quello di attingere alle esperienze del passato e proiettarci, con fiducia, verso il futuro. Vorrei dunque concludere questo mio intervento ricordando una figura storica di questa terra bresciana, perché la sua eredità può essere fonte d’ispirazione per l’azione quotidiana.

Il 23 agosto 1903 nasceva a Castenedolo Laura Bianchini, madre costituente, parlamentare e docente, che proprio nella nostra Università Cattolica del Sacro Cuore conseguì due lauree, in Filosofia e in Pedagogia, nel 1928 e nel 1932. Nell’anno che segna l’ottantesimo anniversario dalla nascita della Repubblica, ricordarla non rappresenta un semplice omaggio bensì una forma di impegno educativo. Per questo in occasione delle celebrazioni per la festa del 2 giugno la sede di Brescia le dedicherà un’aula. Infatti, figure come la sua, sebbene ancora troppo poco conosciute, costituiscono saldi punti di riferimento per la nostra storia e per questo meritano di essere messe in luce. Dai suoi scritti clandestini emergono messaggi di straordinaria attualità. Penso all’auspicio a una «smobilitazione degli spiriti», per eradicare definitivamente i conflitti avviando, attraverso l’educazione, processi di costruzione della pace.

Ma vi è di più. Tra le sue riflessioni, si scorgono alcuni caratteri che richiamano l’imprinting valoriale del nostro Ateneo. Ne è un esempio questo passaggio, quando scrive: «Nessuna società, in quanto tale, ha il diritto di subordinarsi le persone e di decidere sul loro destino; deve solo assicurare quelle condizioni sociali ed economiche di distensione che permettano a ciascuno di riconoscere in piena libertà la propria vocazione e di seguirla» (Laura Bianchini, L’educazione nella Resistenza e nella Costituzione, Scholé, Brescia 2023, p. 204).

Permettere a ciascuno di riconoscere in piena libertà la propria vocazione e di seguirla. È esattamente questa la missione educativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che cerchiamo di perseguire con tenacia, sapendo che essa non si riduce a una trasmissione di nozioni, ma impegna ciascuno di noi a veicolare un messaggio ancor più importante, ben espresso in un altro passaggio della riflessione di Bianchini: «Non può esservi una educazione della persona umana senza educazione sociale perché non può esservi la persona umana senza la società» (Ivi, pp. 128-129).

In queste parole troviamo il cuore dell’alleanza tra generazioni e del nostro metodo educativo: accompagnare ogni studentessa e studente a scoprire la sua vocazione e, al tempo stesso, a riconoscere le sue responsabilità verso gli altri, consapevoli che tutto ciò matura dentro una rete di relazioni autentiche e condivise. Questo è lo spirito che anima il nuovo Piano strategico d’Ateneo, di cui tutti siamo partecipi: è infatti un ulteriore tassello della nostra storia che, insieme, custodiamo e continuiamo a scrivere.

Il discorso di

Elena Beccalli

Elena Beccalli

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