NEWS | Lauree di famiglia

La nostra Cattolica, dove la formazione va oltre la laurea

16 aprile 2026

La nostra Cattolica, dove la formazione va oltre la laurea

Condividi su:

L'università non è stata solo un luogo di lezioni, studio ed esami. È stata un mondo fatto di incontri, scoperte e crescita personale, dove le aule, le biblioteche e ogni suo spazio ha offerto occasioni per incontri, confronti e riflessioni. È questo il pensiero comune delle sorelle Alice e Giorgia Mancino – alumnae delle facoltà di Psicologia e di Lettere e filosofia – se ripensano ai loro anni in Università Cattolica, dove la passione di professori qualificati e l’attenzione alla persona hanno fatto la differenza, rendendole fiere di far parte della grande Community Alumni dell’Ateneo.


A differenza di come spesso succede, le sorelle gemelle Alice e Giorgia Mancino non si sono laureate nello stesso giorno, nella stessa facoltà e nel medesimo corso di laurea. Loro hanno scelto percorsi accademici differenti - rispettivamente Scienze e tecniche psicologiche e Lettere classiche – condividendo però la scelta principale, quella di essersi immatricolate all’Università Cattolica di Milano. Un’ università che per entrambe è stata un’sperienza positiva, intensa, unica, dove gli anni non sono stati solo anni di studio, ma anni formativi dal punto di vista umano, culturale, relazionale.   

«L’università mi ha dato molto, forse anche più di quanto mi aspettassi all’inizio. Mi ha insegnato a crescere, a mettermi in discussione e a sviluppare maggiore consapevolezza di me stessa e delle mie capacità. È stato un percorso fatto non solo di studio, ma anche di relazioni, di confronto e di piccoli passi verso l’autonomia» afferma infatti l’alumna Alice, che sottolinea in particolare come, proprio per questo motivo, se tornasse indietro rifarebbe «la stessa scelta altre cento volte. Quando entri all’università hai quasi la sensazione di entrare in una dimensione nuova: un ambiente che ti stimola ti mette alla prova e allo stesso tempo ti fa sentire sempre più capace, più grande e più competente. Ed è proprio questa sensazione di crescita personale, oltre che culturale, ciò che porto con me come uno degli aspetti più preziosi di questa esperienza».

Ugualmente - anche per la neodottoressa Giorgia - i suoi anni universitari hanno rappresentato un’opportunità di crescita e incontro, oltre che di acquisizione di conoscenze e competenze, all’interno di una comunità di persone e valori condivisi: «della mia esperienza di studio in Cattolica porto con me sicuramente le persone che ho incontrato, i compagni di corso con cui ho condiviso lezioni ed esami e quelli degli anni più avanti, che sono stati punti di riferimento, ogni volta che avevo qualche dubbio o incertezza. Mi porto sicuramente la scoperta di un mondo nuovo, quello della classicità, che ho potuto esplorare e approfondire, grazie ai numerosi corsi frequentati e gli eventi culturali seguiti. Mi porto dietro la bellezza dei chiostri, dei cortili, delle biblioteche che ha contribuito a rendere più piacevole lo studio e le lunghe ore passate in Università».

E a tutto questo Giorgia aggiunge – come un vero valore aggiunto – per chi ha studiato lettere classiche in Cattolica «il gran numero di corsi messi a disposizione, con cui arricchire il proprio piano di studi e soddisfare i propri interessi, nonché l’inesauribile disponibilità di materiali nelle biblioteche e in Sala di Consultazione. Durante la scrittura della mia tesi in Letteratura latina – intitolata La voce negata e il riso punito: Ciane e Ascalabo in Metamorfosi 5.425-470 - ogni volta che ho avuto bisogno di consultare un titolo, uno studio, una monografia citati in qualche articolo, ho sempre trovato ciò che mi serviva e questo ha sicuramente fatto la differenza».

Per Alice invece ciò che ha fatto fin da subito la differenza – tanto da essere determinante nella scelta dell’Ateneo in cui immatricolarsi – è stato «l’approccio adottato dalla Cattolica - rispetto ad altre università che offrono lo stesso corso di laurea – che si incentra sulla persona, in modo più innovativo e creativo. Un approccio sostanzialmente più umanistico, che ho sentito a me più affine e al mio modo di intendere lo studio della psicologia».

Fondamentale, inoltre, per Alice è stata la figura del tutor, soprattutto durante il primo anno di corso: «Sapere di potersi rivolgere a qualcuno per qualsiasi dubbio o domanda è stato davvero prezioso; un consiglio, un piccolo supporto fa sentire meno soli, soprattutto all’inizio, quando si è matricole e si è appena usciti dalle scuole superiori». Un ulteriore valore aggiunto, che ha fatto la differenza nei suoi anni universitari, è stata «la possibilità di completare il percorso con insegnamenti a scelta» racconta sempre Alice, spiegando che questo le ha permesso «di modellare il piano di studi sui miei interessi e sulla mia persona, approfondendo ciò che più desideravo e che mi appassionava maggiormente».

La decisione di immatricolarsi in Cattolica per Giorgia, invece, si deve al fatto che l’Ateneo è da sempre un’eccellenza nelle facoltà umanistiche e che «le materie principali, come latino e greco, sono insegnate con un approccio focalizzato sulla lingua, che ritengo fondamentale per avere una preparazione profonda e solida». Una preparazione altamente qualificata che Giorgia, oggi che si è laureata, è grata di avere acquisito grazie all’incontro con ottimi docenti, come quelli in particolare delle sue materie 'di indirizzo': «Antonino Pittà, Riccardo Ginevra, Antonietta Porro, Elena Langella - oltre ad essere tutti molto competenti e disponibili – hanno saputo trasmettermi la loro fortissima passione. In particolare, ricordo le prime lezioni di Lingua greca tenute dalla professoressa Annalisa Zanotti Fregonara; non avendo studiato greco alle superiori, essere accompagnata all’inizio nello studio da una docente così preparata e appassionata, è stato davvero prezioso e molto utile». E sicuramente in questo ha fatto gioco il numero ristretto di studenti iscritti al corso, che ha permesso «un rapporto diretto, in cui noi studenti non eravamo solo numeri, come spesso si rischia che accada in ambiente universitario».

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

Condividi su:

Sulla stessa linea di pensiero si colloca anche Alice, che ricorda con affetto alcuni docenti del proprio corso di laurea capaci di lasciare un segno profondo nella sua formazione. Con stima e gratitudine ricorda il professor Cesare Cavalera di Psicologia clinica: «Il suo è stato uno dei corsi che mi sono rimasti più impressi, soprattutto per il modo in cui conduceva le lezioni: molto diverso dalla classica lezione frontale. Il suo metodo metteva al centro la persona, permettendoci di comprendere in prima persona ciò che spiegava, partendo proprio dalle emozioni. Ricordo in particolare un’attività svolta durante una sua lezione: un ragazzo si era offerto come volontario e il professore gli aveva chiesto di provare ad arrabbiarsi, per osservare da dove nascesse quell’emozione e come si manifestasse nel corpo e nei pensieri. In quel momento, e in quel modo, ci stava spiegando cosa fossero le emozioni e come funzionassero; partire dall’esperienza diretta è stato estremamente efficace. Sperimentare infatti in prima persona ciò di cui si parla permette di comprendere molto più a fondo certi concetti: anche se le emozioni vengono vissute in modo diverso da ciascuno di noi, provarle e rifletterci aiuta davvero a capirle».

Un ricordo speciale Alice lo riserva inoltre per il professor Gianluca Castelnuovo di Psicologia della riabilitazione e Clinica della salute: «sempre molto attento alle esigenze di chi seguiva il suo corso, durante le sue lezioni abbiamo svolto diverse simulazioni di colloqui clinici, in cui noi studenti ci mettevamo nei panni degli psicologi. Queste attività sono state molto utili perché ci hanno permesso di confrontarci concretamente con la pratica della professione e, al contempo, con le nostre difficoltà. Non è così comune incontrare docenti che scelgano di mettere temporaneamente da parte il “programma da spiegare”, per concentrarsi sugli strumenti pratici da trasmettere e far comprendere agli studenti. Lui è stato uno di questi e a lui devo l’aver compreso l’importanza di non giudicare e il valore del silenzio e dell’ascolto nel rapporto con l’altro. Sono insegnamenti che vanno oltre le nozioni e che, sono certa, porterò con me anche nel mio futuro personale e professionale».

Ed è proprio alla luce di questa consapevolezza che l’alumna Alice ritiene che la Cattolica, la sua università, sia stata «prima di tutto un luogo di crescita personale» per le persone incontrate e conosciute, con cui si sono condivise «difficoltà e soddisfazioni» e con cui si sono instaurate legami autentici «nati tra lezioni, aule studio e sessioni d’esame» che hanno assunto, anno dopo anno, un valore speciale. Ugualmente anche per l’alumna Giorgia la forza del suo triennio nell’Ateneo di largo Gemelli risiede in qualcosa che  va oltre le competenze accademiche dei docenti, oltre la completa offerta formativa «in questi miei anni di studio in Cattolica ho compreso che cosa significa vivere pienamente l’università; tutto - dalle lezioni in aula allo studio in biblioteca – è stato occasione di incontro e confronto, e tutto mi ha permesso di costruire rapporti di vera amicizia con tantissimi dei miei compagni di corso». Molto interessante per Giorgia è stata anche la possibilità di rappresentare il proprio corso di studi nelle annuali commissioni Paritetiche «attraverso questa opportunità ho potuto rendermi conto dell’importanza di impegnarsi, in prima persona, per migliorare il luogo in cui costruiamo il nostro domani e soprattutto per cercare, con proposte concrete, di andare incontro alle esigenze segnalate dai compagni del corso di laurea».

Impegno, entusiasmo, interesse per le discipline studiate sono state le leve sulle quali le sorelle Mancino hanno strutturato, e portato a termine con successo, il loro percorso universitario. Un percorso che hanno deciso di continuare in Università Cattolica - iscrivendosi Alice al corso di laurea magistrale in Psicologia del benessere e Giorgia alla magistrale in Filologia moderna – perché evidentemente in Cattolica hanno trovato quello che cercavano e desideravano in termini di crescita, apprendimento e opportunità. Ma forse perché in Cattolica hanno trovato anche un “luogo” in cui si sono sentite accolte e a loro agio.

E se Giorgia, per esempio, dovesse identificare la propria esperienza universitaria in uno spazio fisico, non avrebbe dubbi nell’individuarlo nella “Sala consultazione” o nelle “biblioteche” dove, soprattutto nella fase di scrittura della tesi, erano ormai diventate “una seconda casa” per la vastità della documentazione e di opere a disposizione e per la “gentilezza e la disponibilità dei bibliotecari”. I “chiostri” invece sono il luogo simbolo della propria esperienza universitaria per Alice, che li descrive come «uno spazio di incontro, condivisione, ma anche riflessione» perché nei due chiostri bramanteschi non ci si ferma solo nei momenti di pausa a chiacchierare, ma li si attraversa anche, e «quel breve cammino mi dava la possibilità di rallentare e immergermi nei miei pensieri, era un mio piccolo, personale, momento di passaggio e riflessione tra le lezioni e lo studio».  Anche la sede della Cattolica ospitata negli spazi del PIME (Pontificio Istituto Missioni estere) – in via Pagliano 10 – rappresenta un luogo molto significativo per Alice, perché lì ha trascorso i primi due anni della sua triennale, e sempre lì, ha sostenuto il suo ultimo esame prima della laurea e quindi è un luogo che le evoca svariati ricordi «dalle prime lezioni seguite, agli esami preparati con fatica, alle difficoltà e le sconfitte affrontate, per arrivare, piano piano, alle soddisfazioni».

Tutti questi spazi, questi luoghi vissuti e ricordati dalle alumnae Giorgia e Alice non appaiono come ambienti anonimi e tipici di un Ateneo, ma configurano l’immagine di un’università che è una vera e propria comunità: viva e vivace di saperi e valori condivisi.

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti