Il risultato evidenziato dalla ricerca è stato particolarmente interessante. Le due linee di mais ottenute hanno infatti mostrato una maggiore resistenza alla malattia rispetto alle piante non modificate, «con una significativa riduzione sia dei sintomi della fusariosi della spiga sia della contaminazione da fumonisine» spiegano sempre i ricercatori.
La fase successiva è stata capire perché queste piante fossero più resistenti. «È emerso che, quando vengono attaccate dal fungo – spiegano ancora i ricercatori di Università Cattolica -, le piante modificate rafforzano la propria risposta di difesa. In particolare, risultano maggiormente coinvolti due importanti ormoni vegetali: l’acido jasmonico e l’acido abscissico, che aiutano la pianta a reagire alle situazioni di stress. Sono inoltre coinvolti altri processi che contribuiscono a proteggere le cellule e a contrastare l’infezione».
«Il lavoro - spiega la professoressa Lanubile - nasce da una precedente attività di ricerca che aveva individuato una variante del gene WRKY125 associata alla risposta del mais all'infezione da Fusarium verticillioides». «Con CRISPR/Cas - aggiunge - abbiamo potuto fare un passo ulteriore: modificare in maniera mirata quel gene e verificare direttamente quale fosse il suo ruolo nella risposta della pianta».
Il riconoscimento ottenuto al congresso SIGA premia non solo il risultato scientifico, ma anche un percorso di ricerca che unisce genetica, biotecnologie e studio dei meccanismi di difesa delle piante. Una ricerca che guarda a uno degli obiettivi più importanti per l’agricoltura del futuro: ottenere colture più resistenti alle malattie, riducendo le perdite e il rischio di contaminazione delle produzioni.
I risultati ottenuti dovranno essere ulteriormente verificati in condizioni di campo, come sottolineano gli stessi autori, ma rappresentano un passo avanti nella comprensione dei meccanismi genetici che aiutano il mais a difendersi da Fusarium verticillioides.