Questa istituzione, infatti, è stata al centro del cortometraggio Cos’è Udepe. Le misure alternative alla detenzione, realizzato dagli studenti dei Laboratori di Scrittura audiovisiva e di Produzione e postproduzione audiovisiva del Dams. In rappresentanza dei colleghi, Summer Pacchioni e Beatrice Lacerenza hanno raccontato di come si sia creato «un ponte tra l’università e una realtà istituzionale che non conoscevamo. Abbiamo fatto un passo fuori dall’aula per raccontare una realtà che si occupa della rieducazione, del supporto psicologico e sociale, che ci ha arricchito. Abbiamo imparato che quelle che abbiamo incontrato sono persone con emozioni e tanta speranza e abolito i nostri pregiudizi che le riducono ai loro errori».
Gli altri due cortometraggi hanno messo a tema le attività artistiche e ricreative all’interno di due carceri, Bollate e Verziano.
Di Lezioni di piano hanno parlato Sveva Avino e Alice Boffelli, diplomate al master IPM di Almed. «Nato come progetto finale del master, abbiamo conosciuto la Fondazione Monzino e Laura Bove che insegna pianoforte dentro il carcere di Bollate. A livello personale questa esperienza ci ha dato molto, abbiamo cambiato il nostro punto di vista. Abbandonato il timore dell’inizio entrando in carcere, abbiamo trovato persone disponibili a far conoscere la loro storia e capito come le lezioni di piano consentono di trasformarle e cambiare il tempo della pena».
Si parla invece di teatro sociale in Fragili legami, il corto presentato da Sara Stigliano e Paola Cima, studentesse del Dams. «Abbiamo assistito a una lezione di teatro sociale a Verziano, pratica educativa e di crescita. Un’occasione importante che ci ha permesso di entrare in contatto con persone che non vediamo nella quotidianità e di comprendere come il teatro sociale possa avere un impatto sulle loro vite».
A chiudere l’incontro è stato Antonio Sangermano, presidente del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità presso il Ministero della Giustizia. A fronte di alcuni numeri significativi (19 istituti minorili che ospitano ragazzi tra 14 e 25 anni (oltre 140mila persone prese in carico, oltre 40mila pratiche istruttorie e circa 101.000 condannati o in messa alla prova che scontano la pena non in carcere) questo Dipartimento si occupa della giustizia di comunità e di esecuzione penale esterna. «Il carcere non è l’unica pena esistente. La finalità educativa della pena può e deve esistere fuori dal carcere. Il carcere va residualizzato e umanizzato» - ha dichiarato Sangermano. Viviamo nella società palliativa che esclude il dolore, che trasforma la vulnerabilità in uno scarto da relegare in uno spazio chiuso. La responsabilità è alla base dell’esecuzione penale esterna, un modo diverso di eseguire la pena attraverso l’inclusione sociale».
Una chiusa che interroga e ribadisce che l’uomo non è mai soltanto la sua colpa. «Queste misure sono il futuro dell’esecuzione penale esterna. Il sovraffollamento delle carceri è un problema reale, le misure alternative sono una soluzione, sono una speranza». Quella di cui i ragazzi non possono e non devono fare mai a meno.