La longevità è una partita che si vince da anziani, ma si gioca da giovani.
È il filo conduttore emerso ieri mattina dal convegno L'economia della longevità: l'impatto sulla società alla luce dei mutamenti avvenuti e progressivamente in atto, il workshop tenutosi in Cattolica a Piacenza e pensato in parallelo alla Longevity Run di San Gabriele di Piozzano, l'iniziativa promossa da Cattolica e Fondazione Policlinico Gemelli per unire sport, prevenzione e riflessione scientifica.
Ad aprire i lavori, dopo i saluti istituzionali della sindaca Katia Tarasconi, è stata la pro-rettrice Anna Maria Fellegara, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra le facoltà e del format scelto per la giornata. «Le competenze e gli interessi di ricerca delle nostre facoltà si integrano in modo interessante e fruttuoso», ha osservato, definendo «un’idea vincente» il momento di riflessione seguito all’esperienza diretta della Longevity Run.
Il dibattito, moderato dalla giornalista Maria Carla De Cesari del Sole 24 Ore, è entrato nel vivo con Francesco Landi, ordinario di Medicina interna in Cattolica e direttore del Centro di Medicina dell'Invecchiamento e Longevità del Gemelli. Per Landi «la traiettoria di invecchiamento è già scritta molto prima della vecchiaia, e la variabilità tra individui è enorme fin dai vent'anni. La forza muscolare resta efficiente fino ai 40-50 anni» precisa il professore, «poi comincia il declino: per questo la prevenzione va costruita già tra venti e sessant'anni». Tre i pilastri dell'invecchiamento in salute, secondo Landi: la capacità intrinseca costruita fin dall'infanzia, l'esposoma (l'insieme di fattori ambientali a cui siamo esposti, dal particolato fine che entra nel sangue e altera il colesterolo, fino agli stili di vita) e la capacità funzionale, ancora migliorabile agendo su quella intrinseca. Decisivi gli otto indicatori chiave dell'American Heart Association, «tra cui peso, colesterolo, glicemia, sonno e attività fisica. Chi arriva a 50 anni con questi parametri in ordine guadagna fino a 15 anni di vita se donna, 12 se uomo, con un rischio di sarcopenia molto più basso».
Sul fronte clinico-biologico è intervenuto Giovanni Scapagnini, ordinario all'Università del Molise, che ha acceso i riflettori sugli enormi investimenti privati nella ricerca sulla longevità: da Calico di Larry Page ad Altos Labs finanziata da Jeff Bezos, fino a Retro Bioscience e Newlimit, col rischio che i risultati restino accessibili a pochi. «L'invecchiamento», ha ricordato, «non procede in modo lineare ma "a gradini": a 44 anni si perde parte della capacità di metabolizzare l'alcol, a 60 cala la capacità metabolica generale, e organi come cuore, cervello e reni invecchiano a velocità diverse tra loro». Tra i fronti più promettenti ricorda «farmaci come metformina e rapamicina, il controllo del microbiota e la lotta ai processi infiammatori. Le malattie neurodegenerative sono in netto aumento, ma ben il 45% dei casi di demenza dipende da fattori di rischio modificabili con il comportamento».
L'analisi economica è stata sviluppata da Marco Elefanti, docente di Economia aziendale in Cattolica: «la longevità in salute genera risparmi aggregati, ma rischia di ampliare le diseguaglianze, perché solo chi può permetterselo accede a stili di vita e programmi di prevenzione che arrivano a costare fino a centomila euro l'anno». Da qui la possibile proposta di politiche mirate: «Più IVA sugli alimenti ultra-processati, incentivi per quelli freschi, e una riforma previdenziale progressiva che eviti il paradosso di un sistema pensionistico che finisce per premiare chi vive più a lungo perché più benestante.»
A chiudere il cerchio, la testimonianza di Francesca Cavozzi, vicepresidente di Unicoop Piacenza, sul progetto Abi - Anziani e Bambini Insieme, il centro intergenerazionale nato nel 2009 sul Pubblico Passeggio a Piacenza, dove nido, casa di riposo e centro diurno condividono laboratori, orto e pasti: un modello che migliora il benessere psicofisico di entrambe le generazioni coinvolte.
Nei saluti finali Marco Allena, preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza, ha ringraziato Elefanti e sottolineato come «le ricadute economico-giuridiche dell’invecchiamento della popolazione siano incredibili e decisive per il futuro nostro, del Paese e dell’Unione europea». Allena ha quindi annunciato nuovi appuntamenti per il prossimo anno, per mettere a sistema le «competenze multiformi» dell’Università Cattolica e valorizzare quanto emerso, «sia sul piano della ricerca sia in chiave propositiva, al servizio del cittadino».
Perché, al netto degli investimenti miliardari e degli integratori di ultima generazione, la diagnosi resta una sola: si invecchia come si è vissuto.