NEWS | Ateneo

Teologia, il sapere che illumina la storia

05 marzo 2026

Teologia, il sapere che illumina la storia

Condividi su:

«Attraverso uno studio a tutto tondo, siete dunque chiamati a offrire il vostro prezioso contributo al discernimento e alla soluzione delle sfide che interpellano sia la Chiesa, sia l’umanità intera». Il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli ha citato le parole pronunciate da papa Leone XIV nel suo discorso alla Commissione Teologica Internazionale per introdurre la lectio tenuta da don Bruno Bignami in occasione della tradizionale Prolusione ai Corsi di Teologia promossa dal Centro Pastorale dell’Ateneo.

Teologo morale e direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana, don Bignami mercoledì 4 marzo è intervenuto nell’Aula Magna per affrontare il tema “La teologia e le sfide del nostro tempo”, rispondendo alle domande di studentesse e studenti.

Ritornando alle parole del Santo Padre, il rettore Beccalli ha precisato che la teologia contribuisce non solo al discernimento, ma anche all’elaborazione di risposte concrete, attraverso nuovi modelli di sviluppo capaci di orientare la società. «Come comunità educante siamo interpellati a leggere le novità del nostro tempo con rigore scientifico, serietà e condivisione del sapere», ha proseguito il rettore Beccalli, proprio come ha sollecitato a fare papa Leone XIV che, sin dai suoi primi interventi, ha espresso l’urgenza di impegnarci a «comprendere le res novae che segnano il cammino della famiglia umana». In tal senso, la teologia alimenta un dialogo inter e transdisciplinare, per il quale l’Ateneo rappresenta un «laboratorio privilegiato». Un laboratorio, ha osservato la professoressa Beccalli, dove «la ricerca della verità si coniuga con la certezza della fede», ringraziando gli assistenti spirituali e il collegio dei docenti di Teologia per il loro servizio, grazie al quale la disciplina teologica continua a caratterizzare e arricchire in modo libero e inclusivo l’offerta formativa dell’Ateneo, in coerenza con il Piano Strategico.

Anche monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale, ha richiamato il valore del «fare teologia insieme», che amplia gli orizzonti intellettuali e li intreccia con l’impegno ecclesiale radicato nel territorio. Ricordando gli eventi ecclesiali dell’ultimo anno - dalla lettera di papa Francesco dedicata al Sacro Cuore al pontificato di Leone XIV – monsignor Giuliodori ha evidenziato come tali momenti abbiano offerto spunti significativi per la storia, la spiritualità e le sfide culturali dell’Ateneo. Tra i passaggi più rilevanti, il Giubileo dei Giovani e quello sull’Educazione, insieme al rinnovato impulso dato da papa Leone al Patto Educativo Globale di papa Francesco, arricchito oggi dalla sfida delle nuove tecnologie, dal contesto di crescente conflittualità e dal diffuso desiderio di pace.

«L’educazione è un’opera corale, è un “noi”: il cammino insieme è cura e antidoto alla frammentazione del sapere, alla dispersione, all’indifferenza reciproca e alla contrapposizione», ha detto monsignor Giuliodori, ricordando l’invito di papa Leone XIV agli studenti degli istituti teologici di Puglia e Calabria ad «avventurarsi in mare aperto», senza temere le sfide del sapere e lasciandosi sostenere dalla riflessione teologica.

Nel suo intervento, don Bruno Bignami ha definito la teologia «una finestra aperta sul mistero di Dio». Da quella finestra, tuttavia, si scorge anche il mondo: è da lì che si può ricercare il senso delle realtà quotidiane. «La fede in Dio illumina le scelte storiche e la vita di ogni giorno: il lavoro, il progetto personale, l’amore, gli affetti, la famiglia, le esperienze sociali, l’economia, la politica, il diritto». Tutti ambiti nei quali la teologia esercita una mediazione culturale e sociale, offrendo uno sguardo sapienziale sulla storia e sull’umanità.

La prospettiva teologica introduce così a una relazione diversa con le cose e con le persone, fatta di testimonianza, incontri e vissuti condivisi. Anche l’economia e il senso dei beni, in questa chiave, chiedono di essere ripensati in termini relazionali: «Non si tratta solo di gestire le risorse senza sprecarle, ma di interrogarsi su quale qualità di relazioni esse generino, a partire dal riconoscimento dell’altro e dal valore attribuito alla persona». Per esprimere meglio questo concetto, don Bignami si è affidato a un tema centrale nel pensiero del sociologo Hartmut Rosa: la risonanza. «In un testo di dieci anni fa, dal titolo “Accelerazione e alienazione”, Rosa invita ad abitare i vuoti, a non temere gli spazi di silenzio e di sospensione in un tempo che corre sempre più veloce». Secondo il sociologo l’accesso immediato a risposte, informazioni, soluzioni non migliora la qualità delle relazioni. Al contrario, ci spinge dentro una «logica del tempo sbagliata». Per questo propone la «decelerazione»: tornare a fare le cose che ci interessano davvero, ovvero entrare in una relazione diversa con il mondo. Da questo punto di vista, ha osservato don Bignami, la teologia ci viene incontro poiché libera dall’«ossessione delle risposte rapide». In altre parole, la teologia ci ricorda che nella nostra continua ricerca di risposte bisogna confrontarsi con molte realtà, aprire spazi di tempo e di ascolto, mostrando che «ognuno di noi è in cammino».

Guardando poi ad altre grandi sfide del nostro tempo, l’attenzione si è naturalmente soffermata su quella ecologica. Una sfida che interpella il modo di abitare il mondo, ricevuto come dono e ricco di potenzialità. Così, richiamando il paradigma dell’ecologia integrale, don Bignami ha posto l’accento sulla necessità di tenere insieme la salvaguardia della salute delle famiglie e dei territori e la tutela del lavoro. «È questa la sfida ecologica del futuro: non privilegiare un aspetto a scapito dell’altro, ma cercare un equilibrio». Ciò implica l’ascolto delle sofferenze concrete, dalle madri che hanno perso figli a causa di malattie legate all’inquinamento industriale a quanti temono di perdere l’occupazione. In definitiva, si tratta di assumere sempre più il paradigma della cura, coltivando e riconoscendo la bellezza che attraversa la vita personale e sociale.

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti