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Olimpiadi 2024, gli occhi del mondo su Parigi

25 luglio 2024

Olimpiadi 2024, gli occhi del mondo su Parigi

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Ci sono 11.475 storie a Parigi. Sono quelle degli atleti che rappresentano le 205 delegazioni che partecipano alle trentatreesime Olimpiadi dell'era moderna. Storie di vittorie e di sconfitte, di rivincite, di sacrifici, di ostinazione. Storie di vita. Sono quelle che appassionano ben prima del gesto sportivo sensazionale, della prestazione eclatante. Soprattutto quando si tratta di sport che trovano un posto in vetrina solamente ogni quattro anni. Ai Giochi olimpici di Parigi l'Italia è al record assoluto di partecipazione. Saranno ben 403 le atlete e gli atleti che rappresenteranno il tricolore, e la delegazione azzurra è al settimo posto della classifica delle squadre più numerose, dietro la Cina solo di una unità.

Nel frattempo, a una settimana dall’inizio dei Giochi, è scattata la tregua olimpica. Che obbliga gli Stati a garantire l’interruzione di tutte le ostilità, consentendo il passaggio e la partecipazione in sicurezza di atleti e spettatori. «Insieme a molti conflitti dimenticati, l’invasione della Russia all’Ucraina e lo scontro tra Israele e Palestina non solo continuano a generare morte e distruzione ma rischiano anche di deteriorare l’instabile (dis)ordine mondiale» spiega Luca Gino Castellin, docente di Scienze politiche e relazioni internazionali.

Una tregua per un mondo senza tregua

Un articolo di

Francesco Berlucchi e Luca Aprea

Francesco Berlucchi e Luca Aprea

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«Proprio questi due scenari di guerra rappresentano un banco di prova fondamentale per il Comitato olimpico internazionale (Cio) e per l’effettiva capacità delle istituzioni sportive di promuovere il valore della pace. Diverse ragioni – politiche, strategiche e giuridiche – hanno condotto il Cio a seguire strade nettamente differenti nei confronti degli Stati coinvolti nelle operazioni belliche in Ucraina e a Gaza». In questo periodo turbolento, in cui «la pace mondiale è seriamente minacciata», scrive Papa Francesco nel messaggio inviato all’Arcivescovo metropolita di Parigi, Monsignor Laurent Ulrich «è mio fervente auspicio che ognuno abbia a cuore di rispettare» la «felice tradizione» della tregua olimpica, «nella speranza di una risoluzione dei conflitti e del ritorno alla concordia». I Giochi olimpici, aggiunge il Santo Padre, «sono, per natura, portatori di pace. E non di guerra».

Tra le tante storie olimpiche, dicevamo, ci sono anche quelle di chi ha scelto l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e non ha mai abbandonato il campo da gioco, la palestra o la piscina. Proprio come Domitilla Picozzi, che si è laureata a marzo in Medicina e Chirurgia, a Roma, è capitano della SIS Roma, con la quale ha appena vinto la sua terza Coppa Italia, ed è attaccante del Setterosa che cerca il riscatto dopo la mancata qualificazione ai Giochi di Tokyo.

Domitilla, da Medicina alle Olimpiadi

«Credo che lo sport mi abbia aiutato tantissimo in questi anni» racconta la pallanuotista, appena prima di partire per la sua prima Olimpiade. «L’università per me è stata la valvola di sfogo dalle fatiche dell’attività sportiva, e la pallanuoto ha avuto lo stesso ruolo durante le sessioni d’esame». Con la Nazionale, mentre studiava all’Università Cattolica, Domitilla ha vinto la medaglia di bronzo sia agli Europei di Spalato sia ai Mondiali di Fukuoka. «La parte più complicata è stata l’inizio» ricorda. «Al primo anno ho pensato seriamente di dover scegliere: la piscina e lo studio non mi sembravano più compatibili. Ma i miei genitori mi hanno aiutato, e alla fine ce l’ho fatta, anche grazie ai professori che ho incontrato nel mio percorso».

C’è ansia, racconta Domitilla, ma «è un’ansia che fa bene» perché quello che sta per iniziare è «il sogno che avevo fin da bambina». È così anche per Anishta Teeluk, la nuotatrice italo-mauriziana alla quale durante la pandemia è cambiata la vita. «Ho sempre nuotato in Italia, dai campionati provinciali fino agli italiani assoluti» racconta la 23enne, che è alla sua prima Olimpiade, studia Economia delle imprese e dei mercati nel campus di Milano dell’Università Cattolica.

Da Pioltello a Parigi, il sogno di Anishta

«In Italia probabilmente avevo raggiunto il massimo che avrei potuto ottenere» spiega Anyshta. «Da tempo i miei genitori, che sono entrambi mauriziani, mi suggerivano di scegliere di nuotare per il mio Paese d’origine, dove sicuramente avrei trovato più spazio. Ho capito che era giunto il momento di fare una scelta, e ho preso la mia decisione». Ai Campionati africani del 2022, in Tunisia, Anyshta ha conquistato due medaglie d’argento nei 100 e nei 200 dorso con altrettanti record nazionali. Un record ulteriormente migliorato l’anno seguente ai Mondiali di Fukuoka, in Giappone, seguito dalle medaglie d’oro nei 200 dorso ai Giochi delle Isole dell’Oceano Indiano, ai Giochi Africani, in Ghana, e agli Aquatics Swimming Championships, in Angola. «Non è stato semplice» ammette. «Ma con la convocazione per Parigi ogni singolo sacrificio è stato ripagato».

Due storie di giovani donne. Due tra le 5.633 donne che sfioreranno la parità di genere per la prima volta nella storia dei cinque cerchi. A Parigi le atlete rappresenteranno circa il 50% degli atleti totali, suddivise in 45 diverse discipline sportive. Ed è una première assoluta, dopo 128 anni dall'inizio dei Giochi dell'era moderna. «È una bella accelerata, ma il percorso per stabilire la parità nello sport è ancora lungo, per questo l’alleanza tra il mondo sportivo e i media è fondamentale» ha commentato Claudia Giordani, vicepresidente del Coni e medaglia d'argento nello slalom speciale ai Giochi olimpici invernali di Innsbruck ‘76, nei chiostri dell’Università Cattolica. In occasione dell’incontro “Verso le Olimpiadi della parità”, è intervenuta anche Diana Bianchedi, Chief Strategy Planning & Legacy Officer di Fondazione Milano Cortina 2026, vincitrice della prima medaglia d’oro olimpica per una squadra femminile italiana a Barcellona ‘92 e oro anche a Sydney 2000 nel trio del fioretto delle meraviglie con Giovanna Trillini e Valentina Vezzali. «Ogni atleta ha un countdown sul proprio comodino» spiega Bianchedi. «La paura di un atleta non è non vincere, ma quella di prendere uno spiffero in aereo, o una semplice storta in allenamento. Gli occhi di un atleta cambiano prima delle Olimpiadi, perché sa che sta entrando nella storia».

I Giochi sono «un momento meraviglioso ma anche difficilissimo da raccontare» racconta Bianchedi. Proprio per questo, come spiega durante l’incontro Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione, «sarebbe azzardato considerare concluso il percorso verso le pari opportunità nel mondo dello sport. Permangono squilibri e discriminazioni ai danni delle donne. Il mondo dei media può dare un prezioso contributo, narrando in modo corretto gli eventi sportivi. Quattro anni fa l'Ordine nazionale dei giornalisti ha inserito nel Testo unico dei doveri professionali anche un articolo sulle differenze di genere, che vieta ai giornalisti di usare stereotipi, espressioni e immagini lesive della dignità delle donne. E impone loro un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole, ispirato all'essenzialità del racconto».

Le Olimpiadi della parità 

Anche sulle Paralimpiadi «c’è tanto lavoro da fare» chiosa Bianchedi, ma a Parigi la parità di genere compie un altro passo avanti: il numero record di 236 medaglie per le donne e almeno 1.859 posti per le atlete sono la vetta più alta nella storia dei Giochi paralimpici. Il testimone passerà poi ai Giochi di Milano Cortina 2026, che saranno l’edizione invernale più gender balanced della storia con il 47% di partecipazione femminile e 50 eventi femminili. Un’edizione alla quale sogna di partecipare anche Chiara Mazzel, sciatrice classe 1996, il cui motto è: “Se si vuole si può tutto, sempre avanti e mai mollare”. Chi conosce la sua storia, sa bene perché. «Fino a 16 anni vedevo benissimo» racconta. «Un giorno, quando avevo 16 anni, ho quasi rischiato di investire dei pedoni con il motorino. Non li avevo visti per nulla. Dopo gli esami, i medici mi hanno diagnosticato un glaucoma. Da allora mi sono chiusa in me stessa, e dentro la mia camera. Poi ho capito che lo sport poteva essere il mio punto di svolta. Ho finalmente accettato la mia disabilità e ho fatto di tutto per diventare un’atleta di livello internazionale».

Francesca Cipelli, invece, paratleta specializzata nel salto in lungo, laureanda in Media education nel campus di Milano, non farà parte delle prossime Paralimpiadi a causa degli infortuni subiti. «Mi sto allenando e spero di tornare presto!» dice, con il consueto entusiasmo. La sua storia è raccontata anche nel sesto episodio della serie podcast Sport Power, realizzata dall'Ateneo per raccontare gli intrecci tra relazioni internazionali e sport attraverso storie e interviste con atleti, professionisti e docenti.

È quasi impossibile tenere le tracce di tutti gli studenti dell’Università Cattolica che, finita la sessione di esami, hanno lasciato i libri per partecipare ai Giochi olimpici. O dei docenti che hanno avuto un passato olimpico. Ennio Preatoni, Angelo Sguazzero, Antonio Fusi, Cesare Beltrami, Laura Vernizzi, Liliana Mabel Bocchi, Gabriele Nane Vianello, Ivan Bisson, Carlos D’Aquila, Diego Cattani, Stefania Calegari, Pasquale Camerlengo, Renato Dionisi, Tiziano Gemelli, Silvano Simeon, Stefano Malinverni, Pietro Farina, Barbara Fusar Poli e, più recentemente, le ginnaste Marta Pagnini, Elisabetta Preziosa, Camilla Patriarca e la pallavolista Cristina Chirichella sono solo alcuni dei tantissimi atleti azzurri che hanno studiato in Cattolica. C’è poi chi ha scelto di frequentare il nostro Ateneo dopo aver conquistato la medaglia d’oro alle Olimpiadi, come Igor Cassina. Ma ciò che spesso accomuna le storie olimpiche è che sono intrise di rivincite. Come quella di Andrea Dallavalle, che ha fatto un vero e proprio un salto triplo per essere a Parigi: il recupero dall’infortunio, la rincorsa alla “sua” Olimpiade, sempre accompagnato da quei cinque cerchi che ha tatuato sulla schiena, dopo i Giochi olimpici di Tokyo 2020. «Era il grande obiettivo del mio 2024» dice. «Adesso voglio arrivare in finale, poi vediamo». Il triplista piacentino si è laureato in Banking and Consulting dopo aver conseguito la triennale in Economia aziendale – profilo Marketing management sempre nel campus di Piacenza dell’Università Cattolica. Vicecampione europeo a Monaco 2022, campione europeo U23 e recordman italiano under 20 e under 23, Andrea è stato tra i primi nove gli ultimi Giochi olimpici. «A Parigi mi aspetto di migliorare ciò che ho fatto a Tokyo. Le Olimpiadi sono il sogno più grande di ogni sportivo».

Andrea, un salto triplo verso Parigi

In quella prestigiosa vetrina di “altri sport” che è l’Olimpiade, tanto attesa da chi ama leggere la Gazzetta dello Sport partendo dal fondo, per poi risalire il corso del quotidiano al contrario, fino al calcio, il sogno di Dallavalle è quasi scontato. Perché lui ha lo sport nel sangue, è «figlio dell’atletica». Lo racconta pensando a papà Fabrizio, ex velocista, e a mamma Maria Cristina, che fu primatista ai campionati italiani nel salto in lungo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Ma il vero colpevole è suo fratello, Lorenzo. «È tutta colpa sua se ho iniziato a fare salto triplo» spiega Dallavalle. «L’ho sempre visto come un punto di riferimento. Probabilmente è grazie a lui se sono riuscito ad arrivare a questi risultati». Il segreto sta tutto nell’amore per ciò che fa. «Il gesto atletico del salto triplo è uno dei più belli in assoluto» racconta, spiegando l’arte che fu di Giuseppe Gentile, bronzo a Città del Messico ‘68, proprio come Fabrizio Donato a Londra 2012. «Quando ti viene bene, quando rimbalzi, arrivi con tanta velocità all’asse di battuta e una volta che hai staccato ti senti davvero volare. È una sensazione di libertà, di gioia totale».

Quelle di Parigi saranno le seconde Olimpiadi anche per un altro piacentino, Giacomo Carini, che gareggerà nella staffetta 4x100 mista e nei 200 farfalla, la specialità di casa. Classe 1997, nella sua carriera ha vinto la medaglia d’argento agli Europei di Baku 2015 e cinque titoli italiani in totale. Ed è ancora una volta tra i migliori nuotatori del mondo. «Sono contentissimo e molto carico» racconta Giacomo, che si è laureato in Economia Aziendale nel campus di Piacenza dell’Università Cattolica. «Affronterò le gare in modo più maturo e consapevole. Qualche settimana fa ho ottenuto il mio nuovo record personale. Quindi voglio continuare su questa strada, voglio fare quello che so a fare».

Giacomo Carini, le Olimpiadi della maturità

Giacomo è stato tra i primi atleti a partecipare al programma Dual Career dell’Università Cattolica, nato nel 2018 per supportare il percorso accademico degli studenti-atleti. Il progetto, con la collaborazione scientifica dell’Alta Scuola di Psicologia “Agostino Gemelli” (Asag), favorisce le condizioni necessarie per rendere l’impegno sportivo sempre più conciliabile con la carriera universitaria. Oltre a borse di studio dedicate agli studenti-atleti di tutte le sedi, l’ateneo offre un servizio individualizzato di accompagnamento, orientamento e monitoraggio del percorso accademico.

Tra gli psicologi dello sport che se ne occupano oggi c’è Giulia Rulli, atleta olimpica a Tokyo 2020 e campionessa del mondo nel basket 3x3.

Dual Career, così ho vinto nello sport grazie allo studio

«È stato proprio mentre studiavo all’Università Cattolica che ho realizzato di custodire dentro di me anche un sogno professionale, oltre al sogno sportivo: fare la psicologa dello sport» racconta Giulia.

«Da quel momento in poi ho iniziato a muovermi verso quella direzione, con una determinazione e una motivazione che può profondere solo chi è mosso da una sincera passione. Proprio come accade nello sport. Anzi, è diventato quasi imprescindibile studiare e giocare contemporaneamente». Ed è stato il periodo in cui ha ottenuto le sue vittorie più belle. Dentro e fuori dal campo.

Lo sport è un linguaggio universale che trascende le frontiere, le lingue, le razze, le nazionalità e le religioni; ha la capacità di unire le persone, di favorire il dialogo e l’accoglienza reciproca; stimola il superamento di sé, forma allo spirito di sacrificio, favorisce la lealtà nei rapporti interpersonali; invita a riconoscere i propri limiti e il valore degli altri. I Giochi olimpici, se rimangono davvero “giochi”, possono dunque essere un luogo eccezionale di incontro tra i popoli, persino i più ostili. I cinque anelli intrecciati rappresentano questo spirito di fratellanza che deve caratterizzare l’evento olimpico e la competizione sportiva in generale.
Papa Francesco

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