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Matteo, centomila alberi per far respirare il pianeta

26 febbraio 2021

Matteo, centomila alberi per far respirare il pianeta

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Matteo Angri è un dottore di ricerca Agrisystem. Di quell’esperienza formativa ha fatto tesoro per intraprendere la carriera professionale che lo appassiona (si occupa di ricerca e sviluppo in una società che produce alimenti gluten free e allergen free «che punta all’estrema cura e qualità del prodotto, a partire dalle materie prime») e per dar vita al sogno che da sempre lo guida: mettere in gioco energie e competenze a supporto dei paesi più poveri.

Matteo è stato cooperante in Mozambico, sua terra natìa, ma l’osservare l’abominevole sfruttamento della natura in quei luoghi del mondo lo porta a fare una scelta: «volevo rovesciare il paradigma di sviluppo economico che va quasi sempre, anzi forse sempre, a discapito della natura, e nella direzione dello sfruttamento delle popolazioni più povere, i dimenticati».

Così dà vita nel 2012 all'onlus Environomica, per ripopolare di piante le foreste distrutte dallo sguardo miope dell’uomo «ma in Mozambico non decolla». Un fallimento che non ferma Matteo e i giovani partner della onlus «anzi, è stata un’occasione importantissima di crescita, ho imparato tanto dagli errori e dalle ingenuità commesse».

Matteo si iscrive al dottorato di ricerca per il sistema agroalimentare Agrisystem all’Università Cattolica, un percorso che fonde competenze giuridiche, agroalimentari ed economiche. La sua tesi, discussa nel 2016 con il professor Pier Sandro Cocconcelli, riguarda l’utilizzo di batteri lattici per creare latti fermentati a lunga conservazione ipotizzati per un loro uso e consumo nei paesi in via di sviluppo. Il percorso compiuto lo fa notare: Matteo è tra i 136 vincitori di PhD ITalent, il “talent della ricerca”, promosso da Miur, Confindustria e Fondazione Crui, che mette in palio posti di lavoro. Inizia a lavorare, ma l’ambizione di impegnarsi per chi ha più bisogno continua ad essere un’urgenza per Matteo.

E insieme a un gruppo di cinque amici si indirizza sulla Colombia e qui riescono a creare una riserva forestale, dove la guerra civile aveva portato deforestazione e morte. «Con la nostra Onlus, in stretta cooperazione con gli indigeni locali sono stati piantati più di 40mila alberi. Ma quest'anno puntiamo a superare i centomila».

Matteo, come funziona il vostro progetto?
«Environomica si basa su un concetto molto semplice: creare economia mettendo al centro la protezione e la riqualifica ambientale. Ciò avviene attraverso un modello di AgroForestry, riforestazione associata a coltivazione di piante alimentari (soprattutto leguminose, altamente proteiche, ma anche caffè e cacao della Sierra Nevada), in modo da dare comunque la possibilità alle comunità rurali e indigene di poter comunque sostenersi a livello alimentare. Gli utenti finali del progetto di riforestazione di Environomica sono le comunità indigene e rurali dei luoghi in cui operiamo, che si vedono remunerate per riforestare invece che per il contrario, cosa che invece accadeva fino a poco tempo fa».

Un progetto che possono sostenere sia privati che aziende
«È così: dal nostro sito, in poche semplici mosse  è possibile “adottare” o regalare, una pianta che poi verrà geolocalizzata e monitorata: basta uno smartphone per seguirne lo sviluppo. Alle aziende invece proponiamo dei veri e propri pacchetti personalizzati di riforestazione, che mirano al concetto di sostenibilità ambientale aziendale, tema che sempre più importante, soprattutto per quelle aziende che mirano ad avere una immagine green».

In che modo il dottorato Agrisystem ha contributo allo sviluppo dei tuoi progetti?
«Il corso di dottorato Agrisystem ti insegna ad avere una visione allargata delle cose, non solo concentrata sulla propria materia di specializzazione, insegnandoti una metodologia di studio e di analisi. Una formazione determinante per il mio percorso lavorativo, come ricercatore, ma anche per lo sviluppo di Environomica, dove la scienza della terra, l’economia e la sicurezza alimentare rappresentano tematiche che andiamo ad affrontare quotidianamente, che sono poi le stesse che si studiano e si affrontano durante il percorso di dottorato».

Quali sono i progetti correlati all’azione primaria della vostra Onlus?
«Attualmente stiamo portando avanti diversi progetti correlati ma che hanno la stessa radice, come per esempio la selezione e la produzione di cacao e caffè nativi della zona: sono varietà molto particolari, da riscoprire e proteggere. Inoltre abbiamo finito il primo raccolto di cotone organico della Sierra, una varietà di cotone molto pregiata e particolare, che cresce solo in questa ristretta area, ne siamo molto fieri. Infine portiamo avanti progetti di disseminazione fra le comunità e teniamo lezioni di ecologia e protezione ambientale nelle scuole delle comunità rurali, perché è proprio sui bambini che dobbiamo investire e porre più attenzione stimolando la loro sensibilità sulle tematiche ambientali».

Un articolo di

Sabrina Cliti

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