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A Giorgio Armani la Laurea honoris causa in Global Business Management

12 maggio 2023

A Giorgio Armani la Laurea honoris causa in Global Business Management

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«Ci sono due cose che mi portano qui con grande emozione: ricevere ciò che mi avete voluto riconoscere e rivedere Piacenza dopo tanti anni». Sul palco del Teatro Municipale di Piacenza, pochi istanti dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Global Business Management, Giorgio Armani si dona con grande generosità alle studentesse e agli studenti dell’Università Cattolica. «Sono un creativo razionale, ma la spinta nasce sempre dalla passione. Da un’intuizione e dal desiderio bruciante di realizzarla», spiega lo stilista e imprenditore. «Ogni idea, in fondo, è frutto di un innamoramento e questo lavoro, che per me è la vita, è un atto continuo di amore. Anche a voi raccomando di coltivare l’amore per ciò che fate, con rispetto per chi vi è vicino». Armani sottolinea «il valore doppiamente speciale» del titolo ricevuto dall’ateneo, «perché premia, al di là dell’aspetto creativo, il mio ruolo di imprenditore, l’impegno e la passione che mi hanno permesso di trasformare un sogno in un gruppo solido, simbolo del Made in Italy», ma anche perché «mi viene conferito nella mia città natale, in un luogo magico, che tanto mi affascinava da bambino. Da Piacenza sono partito per cercare la mia strada, che ho trovato a Milano, però le mie radici sono rimaste sempre qui». 

Uomo d’impresa, creativo e innovatore, Armani è stato capace di una visione ideale e inedita, perseguita con determinazione, costanza e coraggio indispensabili per la realizzazione di un grande progetto, che ha portato alla costituzione di uno dei più importanti gruppi multinazionali del settore. Un bilancio complessivo dell’opera di Giorgio Armani, ha detto il professor Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica, potrebbe essere stilato a partire «dall’assunzione, in tutte le sue implicazioni, della dimensione problematica del tempo. La durata, per Armani, è una scelta che riguarda la forma e il contenuto: classicità delle linee e qualità della materia parlano di un prodotto pensato per resistere con disinvoltura all’esaurirsi di una collezione. Ma la novità della sua proposta ha a che fare con la sensibilità e la tempestività nell’interpretare attitudini, ruoli e funzioni dell’uomo e della donna contemporanea, senza forzature: “Essere se stessi, ma al meglio”. In questo senso si può parlare di classicismo di Armani, non come petitio principii, ma come prodotto di un’estetica innervata di tensioni dinamiche al modo della grande scultura classica; il frutto, nato quasi d’istinto e poi perseguito con coerenza, di un dialogo mobile e aperto con l’uomo».

Un articolo di

Francesco Berlucchi

Francesco Berlucchi

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Nato a Piacenza nel 1934, Armani «è uno dei figli più illustri della città, che ne ha onorato l’immagine nel mondo», come sottolinea il Rettore. «Dal 1975 ha raccolto la tradizione del saper fare italiano, che affonda le sue radici nel nostro territorio, nei mestieri e nelle opere di artigiani e operai della tessitura, della sartoria, del costume, per reinterpretarla e farla diventare un riferimento iconico universale», afferma Anna Maria Fellegara, Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza, leggendo le motivazioni del conferimento della laurea in Global Business Management «per la dimensione internazionale del marchio, per l’approccio olistico alla sostenibilità, per la ricerca inesausta di miglioramento e per la consapevolezza della centralità dell’impresa nella creazione di valore condiviso».

«Armani ha creato un gruppo nel settore della moda e del lusso ai primi posti nel mondo, mantenendo il legame diretto tra azienda e fondatore e preservando la matrice originaria in scala globale», continua la Preside Fellegara, che ha poi evidenziato come l’industria italiana della moda valga un fatturato di circa 100 miliardi, dia lavoro a 500mila addetti e a più di 60mila aziende. «Ha posto all’attenzione di un comparto determinante per l’economia del nostro Paese le molteplici implicazioni del suo permanere in una dimensione pienamente umana: dalla promozione del giusto trattamento delle persone che operano nella filiera, alla dedizione sociale; dall’impegno nella pandemia, alla responsabilità ambientale. La sfida al consolidato modello consumistico, dai vorticosi ritmi e dalla scarsa cura per la qualità e il bello, è il suo più recente impegno e testimonia la scelta di una dimensione economica che privilegia ciò che dura nel tempo e che non può prescindere dall’interrogarsi serio e autentico sulle ragioni etiche delle azioni».

Oggi Giorgio Armani è Presidente e Amministratore delegato del Gruppo Armani, tra le aziende della moda e del lusso leader nel mondo, con 8.304 dipendenti e nove stabilimenti di produzione. Il Gruppo disegna, produce, distribuisce e vende direttamente prodotti di moda e lifestyle quali abbigliamento, accessori, occhiali, orologi, gioielli, cosmetici, profumi, mobili e complementi d’arredo e opera nell’ambito della ristorazione e dell’hotellerie. «L’impulso ad allargare lo sguardo dall’oggetto al contesto è stato radice e conseguenza dell’espansione globale del marchio Armani, che oggi definisce uno “stile” non solo nell’abbigliamento, ma in vari settori di quello che viene in una parola definito il lifestyle», afferma il Rettore Anelli. «L’eclettismo delle scelte imprenditoriali non contraddice, anzi al più esalta, la coerenza umanistica dell’ispirazione: dalla giacca destrutturata, la più iconica delle creazioni di Armani, è nato per contiguità un progetto di casa, di albergo, di luogo di intrattenimento, attraversando le antiche passioni per il cinema e per lo sport ed estendendosi a profilare una personale interpretazione del glamour: “Dietro c’è il mio occhio e dentro c’è il mio gusto”, dice Armani. All’orizzonte, c’è il futuro».

Il discorso del Rettore

«Con coraggio e con fiducia, ho sempre coltivato con fierezza la mia indipendenza», racconta Armani. «Il mio è stato un percorso lungo e a tratti complesso, ma i momenti difficili sono riuscito a superarli con l’impegno, la dedizione e il rigore. Valori che ho assimilato in famiglia, gli stessi che raccomando di seguire per dare forma a ciò in cui si crede, ancor di più oggi che si moltiplicano i successi effimeri: perché quel che richiede impegno, invece, dura». «Armani ha saputo seguire la sua stella, il suo desiderio, ciò che sente più autenticamente in sintonia con il suo animo e i talenti che sa di possedere», dice Fellegara. Secondo la quale il vissuto di Giorgio Armani, partito da Piacenza «all’incrocio di molte vie potenzialmente percorribili, ricorda ai nostri giovani di essere accoglienti e intraprendenti, di vivere il percorso universitario come soglia da attraversare, da cui muovere per conoscere il mondo. Insegna che ognuno ha la responsabilità di scoprire chi è, e poi di essere sé stesso in modo semplice e serio. Il suo cammino dice che cosa significhi cercare una strada partendo dalla periferia, di cui Papa Francesco ci ricorda oggi la straordinaria centralità; che cosa significhi avere visione, avere costanza, avere coraggio: doti che si aggiungono alla genialità e a talenti straordinari».   

La Laudatio

«Il destino mi ha messo a dura prova quando è scomparso Sergio Galeotti, il primo a credere davvero nel mio talento», racconta Armani. «Con lui, nei primi dieci anni di lavoro abbiamo costruito le basi. Quando è scomparso, molti pensavano che non ce l’avrei fatta, ma grazie alla mia caparbietà, all’aver vinto la sempre presente timidezza e al sostegno delle persone a me vicine sono riuscito ad andare avanti. Ho parlato di me, in questo discorso, pensando soprattutto a voi studenti», conclude. «Con la mia storia vorrei essere un esempio, uno stimolo. E ricordare a tutti che il lavoro vero porta lontano». Non a caso, come ha ben sottolineato il Rettore, «la laurea che oggi viene conferita non è una celebrazione retrospettiva, ma una tappa di un percorso creativo dal quale ancora molto ci attendiamo».

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