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Retail e grande distribuzione, 5 miliardi in furti e taccheggi

16 novembre 2021

Retail e grande distribuzione, 5 miliardi in furti e taccheggi

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Nel 2020, le Differenze Inventariali hanno causato una perdita per le aziende italiane del settore Retail e GDO di 3,48 miliardi di euro, pari all’1,41% del loro fatturato. Queste differenze derivano da furti, tra i quali prevale il taccheggio, e frodi ma anche da errori amministrativi, scarti, rotture e altre inefficienze operative. A questo valore va aggiunta la spesa che le aziende sostengono in misure di sicurezza o contrasto alle perdite, raggiungendo un costo economico totale pari a 4,97 miliardi di euro, l’equivalente di 84 euro per ogni cittadino italiano. 

Sono alcuni dei risultati dello studio “La Sicurezza nel Retail in Italia 2021 – Uno studio su perdite, furti e misure di sicurezza” realizzato da Crime&tech, spin-off dell'Università Cattolica, con il supporto di Checkpoint Systems Italia, fornitore globale di soluzioni verticalmente integrate per il retail, e la collaborazione del Laboratorio per la Sicurezza. Lo studio è stato presentato martedì 16 novembre durante il webinar dal titolo “La Sicurezza nel Retail in Italia”. Il report dello studio e i report precedentemente pubblicati sono disponibili sui siti ufficiali di Crime&tech e Checkpoint Systems.

«Con questo progetto abbiamo voluto fornire un quadro completo della sicurezza nel settore Retail e GDO in Italia, capace allo stesso tempo di quantificare le perdite e fornire alle aziende e ai loro rappresentanti degli spunti di riflessione sulle soluzioni innovative (tecnologiche, analitiche e organizzative) più efficaci per minimizzarle» - commenta Marco Dugato, Amministratore di Crime&tech e Ricercatore di Transcrime - Università Cattolica. «Questo lavoro sottolinea nuovamente il valore aggiunto che la cooperazione e la condivisione di informazioni tra mondo della ricerca avanzata e aziende può portare per migliorare la capacità di gestire e ridurre le perdite inventariali e altri problemi di sicurezza in uno dei settori più strategici e rilevanti della nostra economia».

«Il supporto di Checkpoint Systems allo studio delle differenze inventariali procede ormai da oltre vent’anni e, vista la grande partecipazione a ogni edizione, ciò non può che renderci estremamente orgogliosi» - commenta Alberto Corradini, Business Unit Director Italy di Checkpoint Systems -. «In questi ultimi anni di collaborazione con Crime&tech, il progetto di ricerca ha poi avuto un’importante accelerazione e siamo certi che tutto questo potrà essere utile ai retailer nel definire degli standard e delle strategie, ed inoltre ci aiuterà a fornire tecnologie innovative che migliorino la sicurezza dei loro business».

«Il rapporto sulla Sicurezza nel Retail è per i Security manager e Loss prevention del settore un importante riferimento dal quale trarre spunti e iniziative congiunte per definire le migliori strategie di prevenzione e contrasto alle perdite, che quotidianamente affliggono migliaia di punti vendita sparsi su tutto il territorio nazionale - afferma Giuseppe Mastromattei, presidente del Laboratorio per la Sicurezza -. In un’ottica di “intelligence condivisa” l’Associazione "Laboratorio per la Sicurezza" promuove e supporta queste importanti iniziative di studio e ricerca per favorire un proficuo scambio ed integrazione, non solo tra addetti al settore, ma anche con le funzioni aziendali interne alle organizzazioni e con le Istituzioni; favorendo e concretizzando  un vero modello di “Sicurezza Partecipata”».

I dati presentati all’interno del report sono stati raccolti attraverso un questionario online distribuito ad un campione di security manager appartenenti a 33 gruppi aziendali del settore Retail e GDO, per un totale di oltre 9.900 punti vendita. L’analisi delle informazioni è stata effettuata su più di 150.000 singoli eventi criminali registrati in 756 punti vendita di tutta Italia tra il 2019 e i primi sei mesi del 2021. In particolare, il report ha evidenziato diversi punti.

Il valore del costo economico totale causato dalle differenze inventariali in Italia per il 2020, pari a 4,97 miliardi di euro, evidenzia un aumento rispetto al valore stimato per il 2017 che si attestava sui 4,8 miliardi di euro (80 euro per cittadino). I valori rilevati, tuttavia devono essere considerati con cautela in quanto le aziende possono adottare diversi me¬todi per classificare e quantificare le perdite.

Le misure adottate in risposta alla pandemia di Covid-19 hanno avuto un effetto ambivalente sulle differenze inventariali registrare dalle aziende. Il 41% ha registrato un aumento delle perdite, mentre il 38% ha evidenziato una diminuzione. Tra coloro che hanno registrato un aumento delle differenze inventariali, i furti esterni sono riconosciuti come la causa che ha inciso maggiormente su tale risultato, seguiti da furti interni ed errori amministrativi.

Il 52% di queste differenze inventariali sono di natura sconosciuta, ovvero non è stato possibile attribuire delle cause certe a queste perdite. I risultati evidenziano come tra le aziende persistano modalità diverse di classificazione delle differenze inventariali e una differente capacità di raccogliere dati specifici sulle varie cause di perdita. 

Concentrandosi sulle differenze con origine conosciuta, la causa più frequente è rappresentata dai furti esterni, fra i quali prevale il taccheggio, seguito dal furto di necessità e dal furto con scasso. La pandemia di Covid19 può in parte a spiegare l’aumento relativo al furto di necessità registrato nel 2020, soprattutto nella GDO.

Il valore medio della merce rubata o recuperata nei singoli episodi di taccheggio è pari a 48 euro, questo valore varia però significativamente in base ai settori merceologici considerati. I modi operandi più utilizzati dai taccheggiatori sono la rimozione delle etichette antitaccheggio e la tecnica del grab and run

In Campania, Abruzzo e Lombardia si è registrata la massima incidenza di taccheggi per punto vendita tra il 2019 e i primi sei mesi del 2021, mentre, considerando il valore totale degli eventi registrati, le regioni più colpite risultano Lombardia e Emilia-Romagna. 

I furti avvengono con maggiore frequenza nelle ore serali (dalle 18 alle 20) e nei fine settimana. Alcuni settori come Supermercati, ipermercati e Fai da te però presentano un numero rilevante di eventi anche all’orario del pranzo (dalle 12 alle 14) e durante la mattina.

Secondo i rispondenti al questionario, il 60% degli eventi di taccheggio sono riconducibili ad attività di Organised Retail Crime, ovvero all’azione di gruppi di due o più persone che si associano per derubare o frodare in altro modo le aziende del settore Retail e GDO in maniera pianificata, sistematica e ripetitiva, con la principale finalità di rivendere illecitamente la merce sottratta.

Per quanto riguarda le frodi esterne, i rispondenti indicano i resi fraudolenti, l’abuso di carte fedeltà e lo scambio di etichette dei prodotti come le modalità più comuni. Secondo quasi il 52% dei rispondenti si è registrata una crescita delle frodi online e tramite mezzi di pagamento, dovuta al maggiore utilizzo delle vendite online. Inoltre, si è registrato un aumento degli articoli non passati in cassa, favoriti dalla diffusione di strumenti di checkout alternativi.

Furti e frodi interne sono la seconda causa criminale delle differenze inventariali. Le modalità maggiormente rilevate sono il furto della merce ad opera di dipendenti, seguita dall’annullamento totale o parziale degli scontrini, dal reso di merce fraudolento e dalle frodi su scontistica o cambio valore dei prodotti. Cassieri e addetti alle pulizie risultano essere i dipendenti più frequentemente coinvolti. Relativamente ai furti e frodi da fornitori, prevalentemente stabili tra il 2019 e il 2020, i fornitori di servizi logistici e di altri servizi risultano i più coinvolti.

I prodotti rubati con più alto valore economico per settore merceologico sono: i capispalla (Abbigliamento), gli alcolici (Supermercati, ipermercati e Discount), le calzature (Calzature e accessori), gli smartphone (Elettronica di consumo) e gli utensili elettrici (Fai da te).  
Studiando le cause di natura operativa, si evidenzia come gli errori amministrativi abbiano un’incidenza sulle perdite anche più alta dei furti esterni nel settore dell’Abbigliamento, mentre scarti e rotture, sfridi e merce scaduta hanno una rilevanza particolare nei Supermercati, Ipermercati e Discount.

Per contrastare queste perdite, solo nel 2020 le aziende hanno speso lo 0,6% del loro fatturato in misure di sicurezza, adottandone contestualmente diversi tipi e variandone il numero a seconda delle caratteristiche dei punti vendita. 

Le misure di sicurezza a protezione dei punti vendita più adottate sono la videosorveglianza (97% delle aziende rispondenti), i sigilli alle porte e i controlli alle uscite di emergenza (90%), le barriere antitaccheg¬gio (87%), i servizi di doorman o portierato (84%) e i sistemi di allarme gestiti da terze parti (84%).

Per quanto riguarda le misure di protezione dei singoli prodotti, le più utilizzate sono placche/etichette antitac¬cheggio applicate in-store (83% dei rispondenti, di cui il 72% le applica in tutti i punti vendita), scaffali chiusi o vetrine (54%), e placche/etichette antitaccheggio alla fonte (48%).
I metodi per affrontare le minacce criminali e i problemi gestionali richiedono di essere aggiornati per rispondere alla crescente complessità delle nuove abitudini di consumo e al ruolo della tecnologia. Quindi è necessario adottare misure basate sulla cooperazione interna (con altri dipartimenti aziendali) ed esterna (con altre aziende, fornitori e Forze dell’Ordine), su un maggiore supporto tecnologico che usi strumenti integrati capaci di migliorare prevenzione e contrasto alle perdite e su una continua formazione del personale.
 

Un articolo di

Redazione

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