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Università Cattolica, l’invito ai giovani a impegnarsi in politica

24 febbraio 2026

Università Cattolica, l’invito ai giovani a impegnarsi in politica

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«In democrazia la vittoria elettorale non è mai un possesso, ma una responsabilità: il confronto tra maggioranza e opposizione resta l’essenza della vita parlamentare». Con queste parole Pier Ferdinando Casini è entrato subito nel vivo del dibattito che lunedì 23 febbraio ha preso spunto dal suo volume “Al centro dell’aula dalla Prima Repubblica a oggi. Dialogo con Paolo Pombeni” (Il Mulino, 2025).

«Il dialogo del Presidente Casini con il professor Pombeni propone una lettura della nostra storia recente. Certo, è una storia “di parte”, fatta da un protagonista politico, ma penso che sia proprio questo il plus di questo libro», ha detto il Rettore Elena Beccalli, introducendo l’incontro in un’aula Pio XI gremita di numerosi studenti collegati anche da altre aule dell’Ateneo. Ad animare il dibattito, moderato dalla giornalista Monica Maggioni, gli interventi di due illustri uomini politici, già Presidenti del Consiglio dei ministri: Giuliano Amato, Presidente emerito della Corte costituzionale, e Mario Monti, Senatore a vita della Repubblica. «Il nostro auspicio è che gli studenti sappiano confrontarsi con tutte le posizioni in campo, sappiano entrare nel cuore della realtà della politica con gli strumenti giusti, grazie alla solida preparazione che offriamo loro, ma, allo stesso tempo, attraverso libri come questo, perché è solo nella dialettica tra posizioni che si crea una personalità dallo spiccato senso critico», ha continuato il Rettore Beccalli, definendo il volume «un’opera di grande rilievo, capace di offrire una lettura della storia recente attraverso l’esperienza di uno dei suoi protagonisti».

Il libro, infatti, raccoglie alcuni dei discorsi parlamentari più significativi di Casini - eletto ininterrottamente in Parlamento dal 1983 a oggi, protagonista della politica italiana degli ultimi decenni - preceduti da un ampio dialogo con lo storico Pombeni, ripercorrendo trasformazioni decisive: dalla stagione della Democrazia Cristiana alla fine della Prima Repubblica, dal riassetto politico degli anni Novanta fino agli equilibri più recenti. Ne emerge il racconto di una lunga esperienza parlamentare che attraversa cambiamenti interni e scenari internazionali, con l’obiettivo di comprendere il presente e orientare il futuro, nella convinzione che oggi l’Europa rappresenti una scelta necessaria per evitare nuove forme di dipendenza politica e culturale.

Non a caso, la moderatrice Monica Maggioni ha definito l’incontro «un ragionamento per capire la nostra storia, il legame con le istituzioni e le soluzioni per l’oggi», trasformando la presentazione in un confronto a più voci per rileggere la storia recente del nostro Paese attraverso le testimonianze di alcuni suoi autorevoli protagonisti.

Come Giuliano Amato che ha ricordato il ruolo svolto dalla Democrazia Cristiana negli anni Sessanta e Settanta nel difendere la stabilità democratica durante le tensioni eversive e terroristiche, senza rinunciare a riforme profonde: dallo Statuto dei lavoratori alla riforma del diritto di famiglia, dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale al nuovo ordinamento penitenziario e alla riforma fiscale. Secondo Amato, «quella stagione dimostrò che la democrazia funziona quando il Parlamento diventa luogo di mediazione reale tra le forze politiche. Fondamentale fu l’apertura al dialogo con la sinistra, scelta che consentì al Paese di resistere alle spinte destabilizzanti grazie a una classe dirigente preparata». Qui il richiamo al fondatore dell’Università Cattolica, padre Agostino Gemelli, che ebbe la grande idea dell’ingresso dei cattolici nella classe dirigente della vita politica italiana, formati tramite l’Università. Amato ha inoltre evocato alcune «occasioni perdute» della politica internazionale, come il mancato sviluppo di un sistema di sicurezza europeo inclusivo della Russia nei primi anni Duemila, per il quale oggi avremmo evitato una guerra sanguinosa.

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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Da parte sua, Mario Monti, accanto ai meriti ha indicato anche i limiti di quella stagione, segnata da una «lubrificazione finanziaria» del consenso sociale che contribuì all’accumulo del debito pubblico negli anni successivi. Nel percorso politico di Casini ha riconosciuto «una capacità di adattamento ai mutamenti storici che non va confusa con un trasformismo opportunistico, ma letta come disponibilità a cambiare politiche quando necessario, come avvenne con la scelta europeista sostenuta anche contro diffidenze del mondo industriale che temeva di non farcela».

Nel suo intervento Pier Ferdinando Casini ha ribadito il valore simbolico dell’incontro in Università Cattolica, luogo in cui – ha ricordato – si sono formate molte classi dirigenti della Repubblica. La Democrazia cristiana, ha osservato, «non è stata il paradiso terrestre», ma ebbe il merito storico di ampliare le basi democratiche del Paese attraverso il coinvolgimento progressivo delle opposizioni. Ha richiamato le scelte di De Gasperi nel dopoguerra e l’apertura al centrosinistra promossa da Aldo Moro, fino al significato istituzionale dell’elezione di Nilde Iotti alla Presidenza della Camera come gesto di inclusione democratica che permise di sconfiggere il terrorismo. Casini ha inoltre rivendicato la centralità del Parlamento nella propria esperienza politica, nella considerazione che anche l’avversario può avere «un frammento di verità».

Rivolgendosi poi alle studentesse e agli studenti riuniti in aula ha detto: «Oggi manca una vera pedagogia della politica, cioè la capacità di affrontare i problemi per risolverli e non per alimentarli a fini di consenso. Un tempo questa funzione formativa era svolta anche dai partiti; oggi diventa decisiva l’educazione civica e culturale». Di qui il suo invito: «Io credo che i nostri giovani siano migliori di come eravamo noi alla loro età. Certo vivono in un mondo più confuso, con meno riferimenti stabili, ma hanno una grande voglia di capire cosa sia la politica. E allora, a quanti dicono che la politica è una cosa sporca e che non vogliono sporcarsi le mani, io potrei ripetere loro quello che diceva don Milani: “A che serve, ragazzi, avere le mani pulite se le tenete in tasca”? Penso che non ci sia un’intelligenza artificiale ancora in grado di sostituire la politica. La politica siamo noi, il nostro destino è nelle nostre mani. Per cui credo che i giovani dovrebbero fare riflessioni profonde e i migliori tra loro dovrebbero dedicarsi alla politica», ha proseguito Casini.

A sintetizzare il senso dell’incontro è stato il richiamo del Rettore Beccalli all’ottantesimo anniversario dell’avvio dei lavori dell’Assemblea costituente. Ricordando il contributo di dodici laureati dell’Ateneo alla Costituente - tra cui Nilde Iotti, Laura Bianchini e Filomena Delli Castelli - la professoressa Beccalli ha indicato i temi su cui è impegnata l’Università Cattolica: «Da un lato, enfatizzare il nostro ruolo di arena geopolitica di pace, dall’altro, impegnarci in piani di ampio respiro, per proporre nuovi paradigmi economici orientati al bene comune. Del resto, la tradizione degli studi economici nel nostro Ateneo, che trova una delle sue massime espressioni in Francesco Vito, promuove la concezione di economia a servizio dell’uomo, discostandosi dalla visione dominante basata sulla mera massimizzazione del profitto», ha affermato la rettrice Beccalli. «Penso che la nostra Repubblica debba riscoprire la pazienza del metodo democratico con lo spirito costruttivo delle intese. Una politica semplicemente urlata, priva di visione e dunque con lo sguardo corto sarà sempre più destinata a impoverirsi e – soprattutto – a non essere apprezzata dalle giovani generazioni». Ecco perché, ha concluso, «momenti di confronto come questo rendono il nostro Ateneo un’arena pubblica aperta e inclusiva, dove poter discutere di politica in modo serio, rigoroso, rinnovando così la nostra missione educativa e sociale. E quindi rinnovando il nostro impegno a stimolare un sano metodo democratico». Infatti, «la politica come servizio non è uno slogan buono per tutte le stagioni» ma «è una missione, che si può esprimere in modi differenti, nelle istituzioni e non solo».

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