Su questa linea si è innestato l’intervento di Mauro Renna, docente di Diritto amministrativo in Università Cattolica. La transizione energetica, ha osservato, richiede interventi concreti: potenziamento delle reti, sviluppo di nuove tecnologie e semplificazione delle procedure. «La transizione mette in discussione interessi globali molto rilevanti, ma è inevitabile e necessaria», ha spiegato, sottolineando come da essa dipendano anche la competitività industriale e la possibilità di non perdere la sfida della rivoluzione digitale. Renna ha poi richiamato il tema del nucleare, invitando a una valutazione realistica: «È la fonte di generazione elettrica più cara, non serve a ridurre il costo delle bollette, ma può contribuire all’autonomia strategica e alla decarbonizzazione». Da qui la necessità di lavorare, nel frattempo, sulle tecnologie già disponibili.
Il confronto si è ampliato con l’ingegner Pietro Pacchione, vicepresidente di Elettricità Futura, che ha offerto uno sguardo più operativo sui cambiamenti già in corso: «La transizione sta avvenendo, e sta già producendo effetti». Un esempio concreto riguarda i consumi domestici: «Oggi conviene usare la lavatrice a mezzogiorno, quando le rinnovabili abbassano i prezzi». Un segnale di come il sistema stia evolvendo verso modelli più efficienti e competitivi. «Come accaduto con internet, non si possono bloccare le rinnovabili», ha aggiunto, invitando però a considerare i tempi necessari per consolidare questa trasformazione.
A portare la prospettiva di chi opera quotidianamente nel settore è stata Emanuela Gallo, responsabile assistenza legale ESG e HSE della Direzione Affari Legali di Eni, che si è definita «non ottimista né pessimista, ma realista». La sua analisi ha evidenziato le tensioni strutturali del sistema: «Da una parte la decarbonizzazione, dall’altra una domanda energetica in crescita, anche per effetto dello sviluppo tecnologico e digitale». La crisi legata allo stretto di Hormuz ha mostrato con chiarezza «quanto il mondo sia ancora dipendente dalle fonti fossili».
Il percorso di transizione, ha spiegato, è necessariamente graduale e richiede un equilibrio tra sostenibilità e continuità produttiva: «Non si può spegnere una fonte dall’oggi al domani». In questo contesto, anche il ruolo del giurista cambia profondamente: «Il legale della sostenibilità è un “animale nuovo”, chiamato a coniugare le esigenze della transizione con quelle del business». Un lavoro complesso, che implica scelte strategiche e tempi non brevi, con l’obiettivo di «mitigare i rischi, non eliminarli».
A chiudere l’incontro è stato ancora Mauro Renna, con una domanda che apre ulteriori scenari di riflessione: «Se l’energia è un elemento di sicurezza nazionale al pari della difesa militare, perché non è considerata competenza esclusiva dello Stato, anziché concorrente con le Regioni?».
Un interrogativo che sintetizza il cuore del dibattito: la transizione energetica non è solo una questione tecnica, ma una sfida politica, economica e culturale che richiede visione, responsabilità e capacità di governare il cambiamento in un mondo sempre più complesso.