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Energia e futuro: governare la transizione nel disordine globale

12 maggio 2026

Energia e futuro: governare la transizione nel disordine globale

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Un incontro che nasce dal desiderio di mantenere viva una comunità e trasformare l’esperienza professionale in occasione di riflessione condivisa: è questo il senso del nuovo ciclo “Dialoghi con Alumni Cattolica”, inaugurato giovedì 7 maggio con la presentazione del volume Energy shock. Governare la transizione energetica nel disordine mondiale (Marietti 1820, 2025) di Giuseppe Argirò.

Ad aprire l’appuntamento è stato Andrea Patanè, presidente Alumni Cattolica – Associazione Ludovico Necchi, che ha sottolineato l’originalità dell’iniziativa: «Questo nostro incontro esce da schemi classici: vede protagonisti non gli studenti e i professori, ma i laureati dell’Università Cattolica, che anche dopo la laurea continuano a sentirsi a casa qui in Università». Un modo ha spiegato, per «restituire una parte del proprio percorso e dare continuità a quella formazione che non si esaurisce con il conseguimento del titolo».

Al centro del dialogo, il libro di Giuseppe Argirò, amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque, che propone una lettura lucida dello shock energetico contemporaneo a partire dalla crisi russo-europea del 2021. Non si tratta soltanto di rincari o crisi contingenti, ma di fenomeni che riflettono gli equilibri geopolitici globali, incidono concretamente sulla vita quotidiana e, al tempo stesso, aprono nuove opportunità legate allo sviluppo tecnologico. Una chiave interpretativa che invita a tenere insieme questi livelli per evitare semplificazioni e affrontare con consapevolezza le trasformazioni in atto.

«Non si tratta solo di parlare dell’aumento delle bollette», ha chiarito Argirò, «ma di comprendere lo shock energetico dal punto di vista macroeconomico e geopolitico». Dalla dipendenza dal gas russo alla volatilità dei prezzi, fino alle tensioni nello stretto di Hormuz, emerge un dato: «Non abbiamo imparato abbastanza e i rischi tendono a ripresentarsi ciclicamente». Da qui la necessità di ripensare il modello energetico, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e investendo in tecnologie alternative, capaci di garantire maggiore sicurezza e competitività. «Un conto è un gasdotto che qualcuno può chiudere, un conto è un pannello o una pala eolica: sono dipendenze diverse».

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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Su questa linea si è innestato l’intervento di Mauro Renna, docente di Diritto amministrativo in Università Cattolica. La transizione energetica, ha osservato, richiede interventi concreti: potenziamento delle reti, sviluppo di nuove tecnologie e semplificazione delle procedure. «La transizione mette in discussione interessi globali molto rilevanti, ma è inevitabile e necessaria», ha spiegato, sottolineando come da essa dipendano anche la competitività industriale e la possibilità di non perdere la sfida della rivoluzione digitale. Renna ha poi richiamato il tema del nucleare, invitando a una valutazione realistica: «È la fonte di generazione elettrica più cara, non serve a ridurre il costo delle bollette, ma può contribuire all’autonomia strategica e alla decarbonizzazione». Da qui la necessità di lavorare, nel frattempo, sulle tecnologie già disponibili.

Il confronto si è ampliato con l’ingegner Pietro Pacchione, vicepresidente di Elettricità Futura, che ha offerto uno sguardo più operativo sui cambiamenti già in corso: «La transizione sta avvenendo, e sta già producendo effetti». Un esempio concreto riguarda i consumi domestici: «Oggi conviene usare la lavatrice a mezzogiorno, quando le rinnovabili abbassano i prezzi». Un segnale di come il sistema stia evolvendo verso modelli più efficienti e competitivi. «Come accaduto con internet, non si possono bloccare le rinnovabili», ha aggiunto, invitando però a considerare i tempi necessari per consolidare questa trasformazione.

A portare la prospettiva di chi opera quotidianamente nel settore è stata Emanuela Gallo, responsabile assistenza legale ESG e HSE della Direzione Affari Legali di Eni, che si è definita «non ottimista né pessimista, ma realista». La sua analisi ha evidenziato le tensioni strutturali del sistema: «Da una parte la decarbonizzazione, dall’altra una domanda energetica in crescita, anche per effetto dello sviluppo tecnologico e digitale». La crisi legata allo stretto di Hormuz ha mostrato con chiarezza «quanto il mondo sia ancora dipendente dalle fonti fossili».

Il percorso di transizione, ha spiegato, è necessariamente graduale e richiede un equilibrio tra sostenibilità e continuità produttiva: «Non si può spegnere una fonte dall’oggi al domani». In questo contesto, anche il ruolo del giurista cambia profondamente: «Il legale della sostenibilità è un “animale nuovo”, chiamato a coniugare le esigenze della transizione con quelle del business». Un lavoro complesso, che implica scelte strategiche e tempi non brevi, con l’obiettivo di «mitigare i rischi, non eliminarli».

A chiudere l’incontro è stato ancora Mauro Renna, con una domanda che apre ulteriori scenari di riflessione: «Se l’energia è un elemento di sicurezza nazionale al pari della difesa militare, perché non è considerata competenza esclusiva dello Stato, anziché concorrente con le Regioni?».

Un interrogativo che sintetizza il cuore del dibattito: la transizione energetica non è solo una questione tecnica, ma una sfida politica, economica e culturale che richiede visione, responsabilità e capacità di governare il cambiamento in un mondo sempre più complesso.

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