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Non accontentarsi mai della prima risposta, la lezione della Cattolica che si tramanda

16 luglio 2026

Non accontentarsi mai della prima risposta, la lezione della Cattolica che si tramanda

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Due alumnae dell'Università Cattolica, madre e figlia: Elena Quaglio si è laureata in Giurisprudenza nel 1997, Giulia Sforzini in Scienze politiche e relazioni internazionali nel 2025. Ma per entrambe l’Ateneo non è stato solo acquisizione di competenze, ma un luogo di crescita personale, costruzione dell'identità e comunità di valori. Elena ricorda gli anni '90 segnati da Tangentopoli, dagli omicidi di Falcone e Borsellino, e come la sua università le abbia permesso di restare ancorata ai propri valori. Giulia, invece, sottolinea il mix tra tradizione e innovazione dell'Ateneo, così come l'interdisciplinarità e le esperienze extra studio. Un racconto a due voci, che intreccia epoche diverse, attorno a un'eredità comune di valori e formazione integrale.


«Espansivi, perché hanno ampliato i miei orizzonti sotto ogni punto di vista: nelle idee, nelle relazioni, nelle opportunità e persino nell’immagine che avevo di me stessa». Non ha dubbi Giulia Sforzini, alumna del corso di laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali, a definire come “espansivi” i suoi anni di studio e di vita all’Università Cattolica, campus di Milano, così come è pienamente convinta che dal suo percorso accademico «la lezione più importante che porto con me è il non accontentarsi mai della prima risposta. Cercare di capire il perché delle cose, andare in profondità, mettere in discussione ciò che sembra scontato e immaginare alternative migliori. È un approccio che oggi applico non solo nello studio, ma in ogni scelta professionale e personale».

Ugualmente anche per Elena Quaglio, mamma di Giulia, laureata in Giurisprudenza nel 1997, sempre nell’Ateneo di largo Gemelli, l’università non è stata solo un luogo di acquisizione di competenze, ma una comunità in cui costruire una propria identità. «L’università degli anni ’90 era un luogo di arricchimento non solo didattico ma culturale e umano a tutto tondo. I  chiostri in Cattolica erano come una piccola agorà, in cui ritrovarsi, incontrarsi e confrontarsi con giovani provenienti da tutta Italia, e con i primi studenti provenienti dall’estero» racconta l’alumna, che ricorda inoltre come – per gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza - quelli erano stati anni segnati da accesi dibattiti sulla effettiva missione di chi si preparava a intraprendere le professioni forensi: «da un lato il clamore mediatico delle inchieste di Tangentopoli aveva reso sempre più sottile il confine tra giustizia e politica; dall'altro, il grande sgomento suscitato dalle stragi in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino aveva stravolto molte certezze, orientando in profondità le scelte professionali di chi, come noi, si affacciava a quel mondo».

Ripensando a quel periodo, Elena rammenta bene lo smarrimento provocato dal clima generale, e insieme l'esigenza, sempre più forte, di restare ancorata ai propri valori: «un obiettivo che sono riuscita a realizzare proprio grazie agli studi in Cattolica, dove ho potuto conservare quella centratura e solidità di valori e riferimenti». Valori e insegnamenti che Elena - che si è laureata in Giurisprudenza discutendo una tesi intitolata Il controllo parlamentare sul Segreto di Stato – ha tenuto sempre presenti pur scegliendo di intraprendere un percorso professionale nel campo dell’informatica «lontano dai sogni inziali della pratica forense ma altrettanto sfidante e interessante». Un percorso lavorativo nel quale l’alumna Elena ha sempre voluto e saputo declinare quanto appreso in Cattolica «il rigore del metodo e la ricerca del senso ultimo delle cose – calati e misurati nella quotidianità lavorativa – restituiscono un’accurata consapevolezza, che tende e spinge alla ricerca costante del meglio».

Elena Quaglio nel giorno della sua laurea

Dalle parole e dai ricordi di Elena è evidente quanto la Cattolica le sia rimasta a cuore e nel cuore. Ed evidente perché i valori sui quali l’Ateneo è stato fondato, ed è ancora oggi promotore, li ha acquisiti e fatti propri nella vita personale come professionale. Così come racconta che - grazie all’aver scelto di studiare in Cattolica – ha incontrato amici «veri che mi accompagnano da oltre 30 anni» e ha avuto l’opportunità di avere docenti «autorevoli che raccontavano il diritto con una finezza intellettuale che incantava tutti gli studenti che affollavano le aule». Tra i tanti, un ricordo particolare è per il professor Tiziano Treu di Diritto del lavoro: «ho ancora ben in mente le sue lezioni interattive e stimolanti» sottolinea l’alumna della Facoltà di Giurisprudenza, individuando il vero valore aggiunto di una laurea in Cattolica dall’aver imparato «un nuovo concetto di morale, non solo personale ma pubblica, grazie agli insegnamenti di giuristi colti, attenti e visionari».

A distanza di anni, sua figlia Giulia, alumna della Facoltà di Scienze politiche e sociali ritiene invece un vero plus dell’Università Cattolica «il mix tra tradizione e innovazione: da una parte un’istituzione con una storia importante, che ha formato personalità di rilievo in tanti differenti ambiti, dall’altra un’università capace di offrire opportunità concrete per mettersi in gioco e costruire il proprio percorso in un mondo in continua evoluzione». E in merito alla sua scelta di essersi immatricolata al corso di laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali, Giulia spiega che voleva «un’università che mi mettesse alla prova; non cercavo semplicemente un ateneo in cui conseguire una laurea, ma un contesto che mi spingesse ad alzare costantemente l’asticella. Mi affascinava inoltre l’idea di confrontarmi ogni giorno con persone provenienti da percorsi, esperienze e prospettive differenti e sicuramente la Cattolica – con la sua interdisciplinarità di corsi di laurea e Facoltà – corrispondeva perfettamente ai miei desideri, interessi e aspettative. Riflettendo, credo che la scelta più importante non sia stata soltanto il corso di studi, ma l’ambiente in cui ho deciso di viverlo».

Giulia Sforzini festeggia la sua laurea

Giulia che si è laureata nel dicembre del 2025 - con una tesi sul tema: Percorsi migratori e sfruttamento sessuale. Il caso delle donne provenienti dalla Nigeria e dall’Ucraina, con la professoressa Eugenia Montagnini, docente di Sociologia delle differenze e delle disuguaglianze, come relatrice - racconta che durante i suoi anni di studi universitari ha sempre voluto anche lavorare, perché ha sempre sentito il bisogno di mettersi alla prova e verificare sul campo che cosa stava imparando. La vita universitaria di Giulia è stata quindi scandita da lezioni, studio, esami ma anche da varie, piccole e grandi, esperienze lavorative che le hanno permesso di sviluppare autonomia e competenze «Studio e lavoro sono stati per me due percorsi complementari, da una parte acquisivo nozioni e strumenti teorici, dall’altra cercavo di comprendere come applicarli concretamente alla realtà».

A tutto questo Giulia ha aggiunto  - come un ulteriore corollario di utili esperienze formative – la partecipazione al programma internazionale WSC Italia Global Leader - l’Ambasciatore del Futuro «che mi ha portata a Washington, tra ottobre e novembre del 2022, dove ho svolto simulazioni diplomatiche internazionali, nelle quali ogni partecipante rappresentava uno Stato, confrontandosi su negoziazione, mediazione, public speaking e lavoro di squadra» e viaggi studio all’estero che «mi hanno lasciato una maggiore apertura mentale e fiducia nelle mie capacità».

Multidisciplinarietà, esperienze, opportunità sono quindi le coordinate attorno alle quali si sono snodati gli anni universitari di Giulia, che infatti non ha dubbi nell'affermare che il suo corso di laurea, per certi aspetti, è andato anche oltre le sue aspettative: «Sono entrata in Cattolica con idee abbastanza chiare su ciò che mi interessava, ma il percorso mi ha portata a scoprire temi e ambiti che non avevo mai considerato. Soprattutto, mi ha aiutata a conoscere meglio me stessa. Il corso mi ha fornito strumenti concreti, ma soprattutto mi ha insegnato a pormi domande e a mantenere viva la curiosità: mi ha aiutato a leggere la realtà non solo da una prospettiva economica, ma anche sociale, politica ed etica, facendomi comprendere quanto ogni fenomeno sia interconnesso e quanto possano esistere interpretazioni diverse della stessa realtà». A fronte di questa consapevolezza Giulia si sente dire che se da matricola «era entrata in Cattolica pensando di dover trovare la mia strada», oggi da laureata posso affermare che «sono uscita sapendo che potevo costruirne più di una».

Per le alumnae Elena e Giulia essersi laureate all'Università Cattolica – seppur in Facoltà e in anni differenti – ha significato molto più che acquisire competenze: è stata l'occasione di vivere il sapere in prima persona, di condividere valori, di crescere come persone, in un Ateneo capace di offrire tutto questo insieme. Non a caso, quando mamma Elena ripensa al giorno della laurea di sua figlia Giulia, il ricordo non si ferma alla gioia e all'emozione di quel momento: ma si tinge soprattutto dell'orgoglio provato per quella giovane donna «che aveva avuto accesso all’incalcolabile dono di un’istruzione e di una formazione ricca di contenuti, di valori che aveva appreso, elaborato, e scelto di declinare in maniera ragionata e personale».

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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