Due alumnae dell'Università Cattolica, madre e figlia: Elena Quaglio si è laureata in Giurisprudenza nel 1997, Giulia Sforzini in Scienze politiche e relazioni internazionali nel 2025. Ma per entrambe l’Ateneo non è stato solo acquisizione di competenze, ma un luogo di crescita personale, costruzione dell'identità e comunità di valori. Elena ricorda gli anni '90 segnati da Tangentopoli, dagli omicidi di Falcone e Borsellino, e come la sua università le abbia permesso di restare ancorata ai propri valori. Giulia, invece, sottolinea il mix tra tradizione e innovazione dell'Ateneo, così come l'interdisciplinarità e le esperienze extra studio. Un racconto a due voci, che intreccia epoche diverse, attorno a un'eredità comune di valori e formazione integrale.
«Espansivi, perché hanno ampliato i miei orizzonti sotto ogni punto di vista: nelle idee, nelle relazioni, nelle opportunità e persino nell’immagine che avevo di me stessa». Non ha dubbi Giulia Sforzini, alumna del corso di laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali, a definire come “espansivi” i suoi anni di studio e di vita all’Università Cattolica, campus di Milano, così come è pienamente convinta che dal suo percorso accademico «la lezione più importante che porto con me è il non accontentarsi mai della prima risposta. Cercare di capire il perché delle cose, andare in profondità, mettere in discussione ciò che sembra scontato e immaginare alternative migliori. È un approccio che oggi applico non solo nello studio, ma in ogni scelta professionale e personale».
Ugualmente anche per Elena Quaglio, mamma di Giulia, laureata in Giurisprudenza nel 1997, sempre nell’Ateneo di largo Gemelli, l’università non è stata solo un luogo di acquisizione di competenze, ma una comunità in cui costruire una propria identità. «L’università degli anni ’90 era un luogo di arricchimento non solo didattico ma culturale e umano a tutto tondo. I chiostri in Cattolica erano come una piccola agorà, in cui ritrovarsi, incontrarsi e confrontarsi con giovani provenienti da tutta Italia, e con i primi studenti provenienti dall’estero» racconta l’alumna, che ricorda inoltre come – per gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza - quelli erano stati anni segnati da accesi dibattiti sulla effettiva missione di chi si preparava a intraprendere le professioni forensi: «da un lato il clamore mediatico delle inchieste di Tangentopoli aveva reso sempre più sottile il confine tra giustizia e politica; dall'altro, il grande sgomento suscitato dalle stragi in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino aveva stravolto molte certezze, orientando in profondità le scelte professionali di chi, come noi, si affacciava a quel mondo».
Ripensando a quel periodo, Elena rammenta bene lo smarrimento provocato dal clima generale, e insieme l'esigenza, sempre più forte, di restare ancorata ai propri valori: «un obiettivo che sono riuscita a realizzare proprio grazie agli studi in Cattolica, dove ho potuto conservare quella centratura e solidità di valori e riferimenti». Valori e insegnamenti che Elena - che si è laureata in Giurisprudenza discutendo una tesi intitolata Il controllo parlamentare sul Segreto di Stato – ha tenuto sempre presenti pur scegliendo di intraprendere un percorso professionale nel campo dell’informatica «lontano dai sogni inziali della pratica forense ma altrettanto sfidante e interessante». Un percorso lavorativo nel quale l’alumna Elena ha sempre voluto e saputo declinare quanto appreso in Cattolica «il rigore del metodo e la ricerca del senso ultimo delle cose – calati e misurati nella quotidianità lavorativa – restituiscono un’accurata consapevolezza, che tende e spinge alla ricerca costante del meglio».