Campione d’incassi in Italia con circa 86 milioni di euro, ora è visibile anche all’estero. Martedì 12 maggio Buen camino di Gennaro Nunziante è approdato anche nel campus milanese dell’Università Cattolica insieme al regista, intervistato, prima della proiezione del lungometraggio, dal direttore del master International screenwriting and production dell’Ateneo Armando Fumagalli, e introdotto dall’assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori.
«Il primo incontro con Luca è stato a Telenorba dove lui è arrivato per un provino con la pianola. Aveva dimenticato il cavo per accenderla e io gli ho chiesto di andare a casa a prenderlo. Ho aspettato a lungo, poi ascoltai una canzone divertentissima e gli dissi che il giorno dopo poteva cominciare a lavorare».
Così è nata quella che nel tempo è diventata un’amicizia importante tra Gennaro Nunziante e Luca Medici, in arte Checco Zalone. Da allora sono seguiti quattro film: nel 2009 Cado dalle nubi, nel 2011 Che bella giornata, nel 2013 Sole a catinelle, nel 2016 Quo vado?, fino a Buen camino, giunto nelle sale a distanza di nove anni dall’ultimo.
Perché Santiago, il pellegrinaggio dei pellegrinaggi, per raccontare il conflitto tra padre e figlia? «Perchè questo luogo contiene in sé l’Europa, è un insieme di popoli – dichiara il regista, sensibile all’immagine divisiva dell’Italia così come è percepita nel mondo –. «Nord e sud, ricchi e poveri, giovani e vecchi, lo stigma della malavita. Ma la verità è un’altra». Ed è fatta anche di giovani che si muovono, si incontrano, superano barriere linguistiche e sociali. «Il cammino di Santiago è lo spaccato di un’umanità formidabile, dove confluiscono tantissime espressioni dell’umano e si fanno esperienze decisive per la propria vita».
In circa novanta minuti (sì, perchè la durata perfetta di un film è 83 minuti secondo i calcoli matematici del regista) Buen camino estremizza la volgarità, filo rosso di tutti i lavori di Nunziante e Zalone, per mostrare l’uomo alla deriva e andare alla scoperta delle possibilità di cambiamento. «Santiago ti fa tornare a casa con la nostalgia di Dio, tu cammini e vieni portato dai millenni in cui altri hanno camminato e vieni trasformato da un flusso carismatico meraviglioso».