NEWS | Giornata Mondiale del Latino

Non chiamatela lingua morta

20 aprile 2023

Non chiamatela lingua morta

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Nel corso della sua lunga esistenza il latino ha subito continue evoluzioni.

Si possono facilmente notare le differenze tra il latino pontificio, utilizzato ancora oggi dalla Chiesa cattolica, e il Lapis Satricanus, la più antica iscrizione in lingua latina risalente all’incirca al 500 a.C., sulla quale compare il nome di Valerio Publicola, uno dei primi consoli repubblicani.

2500 anni di storia di latino hanno trasformato la lingua a tal punto che essa sembra, almeno in apparenza, non essere più la stessa.

Con questa riflessione si è aperta la "Terza Giornata mondiale della lingua latina", lunedì 17 aprile nella sala della Gloria in via Trieste. La giornata Spostamenti progressivi di una lingua ha avuto l’obiettivo di far riflettere sulle trasformazioni che la lingua latina ha avuto nel corso dei secoli.

Gianenrico Manzoni, docente di Didattica del latino ha aperto la seduta con un intervento nel quale ha idealmente portato i presenti attraverso i vicoli del centro storico di Brescia alla scoperta delle diverse iscrizioni latine che vi si possono trovare. La riflessione si è concentrata principalmente sulle differenze linguistiche fra le varie testimonianze riportate per dimostrare che non esiste un’unica forma di latino e che le trasformazioni producono delle varianti di cui è interessante indagare le motivazioni che ne hanno causato la formazione.

Ne è un esempio l'abitazione in via Bernardino Faino, risalente al primo Novecento, sulla quale troviamo scritto Parva sed apta michi: nel pronome personale in caso dativo compare un’aspirazione interna della lettera h, che non trova un riscontro nelle regole della pronuncia del latino classico; tuttavia, ciò dimostra l’esistenza di una moda di aspirazione della h all’interno di una parola, la quale, come ricordato dal professor Manzoni, era già diffusa ai tempi di Catullo che nel carme 84 ricorda l’abitudine di un certo Arrio di utilizzare questa impropria pronuncia.

La presidente della delegazione bresciana dell’AICC (Associazione Italiana Cultura Classica), professoressa Adriana Pozzi, si è soffermata sull’evoluzione che la lingua latina ha subito durante il Medioevo e il Rinascimento. Pozzi, nel selezionare un testo riferito alla città di Brixia da utilizzare per il Certamen Capitale, ha citato un testo del XIV secolo dello storiografo e umanista Giacomo Malvezzi che presenta un rigoroso rispetto delle regole sintattiche e permette interessanti spunti di riflessioni sugli slittamenti semantici di alcune parole.

Silvia Baiguera, insegnante di lettere della Scuola secondaria di primo grado “Virgilio” di Brescia, ha presentato un esempio di impostazione di un corso di latino per gli studenti delle classi terze della sua scuola. Un metodo basato didattico per avvicinare gli studenti allo studio del latino e sfatare la falsa credenza che si tratti di una lingua ostica e morta.

Nella credenza comune è ritenuta tale solo quando si allude al fatto che nessuno oggi parla o scrive in latino, ma se si guarda invece alla sua presenza nell’italiano, bisogna considerarla viva perché continua a produrre nuove parole tramite i suoi suffissi, radici o lemmi.

La Giornata mondiale ha così contribuito a confermare come la lingua latina con la sua storia millenaria rivesta tuttora un ruolo centrale nella nostra società e nella formazione delle future generazioni. Gli interventi hanno evidenziato come il latino, con tutte le sue evoluzioni, è in grado di suscitare ancora oggi passione e interesse negli studiosi della materia e soprattutto nei giovani.

L’incontro è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze storiche e filologiche dell’Università, in collaborazione con la delegazione di Brescia dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC), con l’adesione dell’Università popolare Astolfo Lunardi e dell’Associazione Certamen Brixiense, responsabile del Certamen Capitale svoltosi lo scorso 11 marzo presso il Liceo Cesare Arici e che ha visto coinvolti studenti provenienti da tutto il Nord Italia.

Un articolo di

Giada Lupi

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