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I partigiani di Allah: milizie sciite a confronto per il controllo del Medio Oriente

29 ottobre 2026

I partigiani di Allah: milizie sciite a confronto per il controllo del Medio Oriente

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Quali sono le reali dinamiche che muovono le milizie sciite in un Medio Oriente sempre più frammentato? Cosa ci raccontano i partigiani di Allah, in quanto rappresentanti non di una singola esperienza e di un gruppo monolitico, nel loro tentativo di controllare il Medio Oriente in modo alternativo?

A queste domande, martedì 20 ottobre, ha provato a dare una chiave di lettura l'Alta Scuola in Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) in occasione della presentazione del libro I Partigiani di Allah. Dall'Iran all'Arabia Saudita, la lotta per il controllo del Medio Oriente. L'incontro, moderato dal professor Paolo Maggiolini, direttore del Master in Middle Eastern Studies (MIMES), ha visto dialogare l'autrice del volume, la reporter freelance e documentarista della regione Swana nonché direttrice delle testate e coordinatrice della Scuola di Giornalismo di Ateneo Laura Silvia Battaglia, e Andrea Plebani, professore associato di Storia e Istituzioni dell’Asia presso l'Università Cattolica.

Ad aprire l’incontro è il professor Maggiolini, ricordando come questo dialogo sia profondamente utile per fotografare l’oggi attraverso gli occhi e l’esperienza dell’autrice, che ha fatto scelte autoriali, sia cronologiche che geografiche, che si distendono nella lettura del libro in modo non convenzionale per meglio sviscerare i nodi relazionali di un’area che va dalla Penisola Arabica all’intero Levante. Il Direttore, nel lasciare la parola a Battaglia, evidenzia come le esperienze biografiche del volume, i cui protagonisti apparentemente non parlano le stesse lingue, aiutino a comprendere le multiformi realtà che hanno creato il tessuto di un Medio Oriente, il quale va proiettandosi verso un futuro incerto tra esiti ricalibrativi o trasformativi. 

Nell’inaugurare il proprio intervento, Laura Silvia Battaglia ricorda che, proprio dalle aule che hanno ospitato la presentazione, proviene una citazione del libro relativa a una tesi intitolata Houthi State. Questa metteva già allora in evidenza un aspetto cruciale: mentre la ribalta mediatica era conquistata dall'ascesa di Daesh nella regione del Siraq, nella più vasta area mediorientale si stavano contemporaneamente articolando progetti simili. Ognuno di questi presentava strutture peculiari, adattandosi ai diversi territori con strategie modellate sui limiti geografici terrestri e marittimi.


Alla questione dei limiti (concettuali, ma soprattutto geografici), la giornalista riserva ampia centralità: l’intento del suo volume, spiega, è quello di fornire al grande pubblico gli elementi per comprendere tutte le aree in cui questi gruppi sciiti si sviluppano, legandole alle esigenze locali. Si tratta soprattutto del tentativo, da parte della documentarista, di evitare di etichettare queste dinamiche sociopolitiche come caotiche e indecifrabili, rischiando di non riuscire a dare un volto alle istanze di una società civile o di comunità che, pur non avendo accesso al potere, innescano dei cambiamenti. Siamo di fronte a una fetta di mondo che, dice Battaglia, non è affatto isolata e da cui dipendiamo in senso stretto: se finora abbiamo guardato alla finanza globale che muove gli interessi internazionali, basta pensare agli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb per renderci conto di quanto la geografia ci riporti coi piedi per terra.

Il libro, continua, sottolinea la cruciale importanza della geografia e del controllo del territorio, vero fondamento del potere di questi gruppi. Le loro strategie si basano sulla profonda conoscenza dei confini (limiti) territoriali, che cercano di governare o superare intessendo relazioni strategiche con le popolazioni di confine (come contrabbandieri e marinai). Questo radicamento locale ne accresce il consenso e garantisce loro i servizi necessari per il sostentamento. Tale legame con il territorio ha origine da un vuoto istituzionale: l'assenza dello Stato e della sicurezza in aree periferiche sistematicamente escluse dalla redistribuzione del potere. Comprendere questa dinamica è essenziale per spiegare perché la presenza di questi gruppi perduri e goda di un forte sostegno popolare. Fornendo benefici e colmando le mancanze dello Stato, questi attori incidono profondamente sul tessuto sociale. Tali politiche di redistribuzione influenzano in particolar modo le nuove generazioni, evidenziando una profonda frattura tra i giovani cresciuti nei centri urbani e le vecchie generazioni formatesi in contesti rurali, nonostante non vada sottovalutata la straordinaria capacità dell’élite di questi gruppi nel padroneggiare le Colonne d’Ercole delle nostre discussioni, muovendosi con disinvoltura tra filosofia e sociologia occidentali e dimostrandosi osservatori (prima che conoscitori) del mondo che intendono capovolgere.

A conclusione del suo intervento, l'autrice evidenzia come l'antiamericanismo (inteso anche come rifiuto del capitalismo e del colonialismo), la moralità (di matrice khomeinista) e il concetto di resistenza (muqāwama – parte del titolo stesso del volume) rappresentino temi trasversali condivisi da tutti i "partigiani di Allah" e dal nucleo centrale dell'Asse, incarnato dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Tuttavia, ribadendo il proprio rifiuto per il termine proxies, Battaglia chiarisce che considerare questi gruppi come meri esecutori teleguidati da un Matrix centrale costituirebbe un'errata diminutio. Ogni milizia, infatti, interpreta e declina questi concetti fondanti adattandoli alle specifiche caratteristiche locali, alimentando così la propria resilienza e la capacità di riprodursi nel territorio.

Nel prendere la parola, il professor Plebani sottolinea che il mondo accademico tende spesso a voler dare una forma e imporre dei limiti a questo apparente mondo caotico che l’autrice vuole decifrare. Secondo Plebani, tuttavia, il libro offre una prospettiva complementare: superando il classico sguardo distaccato "dall'alto", permette di immergersi in mondi e geografie umane estremamente ricche, mutevoli e interconnesse. L'opera mette così alla prova il tradizionale tentativo di ingabbiare la realtà in strutture rigide, aiutando a comprendere come l’altro sia in realtà molto più vicino a noi di quanto si possa immaginare. Adottando un approccio multiscalare, il testo invita a osservare l'Asse della Resistenza da un'angolazione inedita. Nessuno di questi attori, infatti, si considera una provincia o un'area marginale: pur provenendo dagli estremi geografici, si percepiscono come il vero centro dell'azione, animati dalla ferma convinzione di poter generare un cambiamento. È proprio questa consapevolezza che permette loro di operare in modo spesso autonomo e di portare avanti agende politiche locali e specifiche, pur continuando a rifarsi a Teheran come punto di riferimento.

Inaugurando il dibattito con gli ospiti, Plebani chiede all’autrice cosa rimanga di questo Asse della Resistenza dopo il 2024, con la caduta del regime siriano di Bashar al-Assad e l’uccisione di esponenti di spicco da parte israeliana. Nel rispondere, Battaglia fornisce ulteriori spunti d’analisi, come la necessaria presenza di un nemico esistenziale perché questi gruppi possano coagulare una popolazione che, pur rivendicando una dignità mancata, è sempre più posta sotto controlli pervasivi, il tema palestinese in relazione ai gruppi e le vie alternative con le quali questi gruppi si sostengono e fanno business sfruttando l’uso di criptovalute.

Il dibattito ha restituito all’intera presentazione un quadro complesso, che ha stimolato dubbi sul futuro non solo della galassia sciita che il libro tenta di descrivere, ma delle intere sorti del Golfo e del Levante. Forse, però, il tentativo di Laura Silvia Battaglia è proprio questo: districarsi nelle incertezze che riguardano un’area del mondo per riuscire ad analizzare certamente dinamiche geopolitiche, ma soprattutto esperienze particolari, fatte di speranza, prospettive, umanità.

Un articolo di

Pasquale Caccamo

Pasquale Caccamo

Studente Master in Middle Eastern Studies - ASERI

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