NEWS | Notte prima dell'esame

Il caleidoscopio di Marta

28 febbraio 2025

Il caleidoscopio di Marta

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Con il termine caleidoscopico, anzi kaleidoscopic, da buona anglista qual è oggi, Marta Molinari Bertassi definisce il suo percorso all’Università Cattolica, campus di Brescia.

Perché, come lei racconta, è stato «un percorso di novità, cambiamento, scoperta di me stessa, evoluzione e arricchimento personale. Sono cambiate molte cose nella mia vita da quando ho iniziato l’università, e una parte di queste, se sono cambiate in positivo, è anche grazie alla Cattolica, che in questi cinque anni è stata la mia seconda casa».

Ma l’alumna Marta che dopo la triennale in Scienze linguistiche, si è brillantemente laureata alla magistrale in Scienze linguistiche, curriculum  in Management e relazioni economiche  internazionali, lo scorso 14 febbraio - discutendo una tesi intitolata The Gianni Clerici Library Collection: A Linguistic Analysis of Selected Publications on Tennis, realizzata con la professoressa Amanda Murphy come relatore – deve in particolare alla sua università la scoperta di una nuova passione, un nuovo interesse, raccontaci di che cosa si tratta..

«Grazie ai miei studi in Cattolica ho scoperto la linguistica, in particolare la linguistica inglese, alla quale mi sono molto appassionata. Durante il mio percorso universitario ho sostenuto esami di linguistica generale, linguistica inglese, linguistica russa e linguistica spagnola, e tutti in egual misura mi hanno permesso di determinare che cosa davvero mi piacesse, e che cosa davvero volessi portare nel mio futuro. Mi piacerebbe partecipare al concorso di dottorato in università per continuare a studiare inglese e linguistica inglese e, possibilmente, in un futuro più lontano, essere io dietro una cattedra, a trasmettere la mia passione per l’inglese agli studenti, come è stata trasmessa a me, dai miei docenti, nel corso di questi cinque anni».

Ripensando a tutte le prove sostenute nel corso di questi anni universitari, raccontami le tue emozioni e come ti sei sentita appena hai concluso il tuo ultimo esame?
«Ho sostenuto il mio ultimo esame della magistrale alla fine di giugno. Ero molto emozionata, perché sapevo che sarebbe stato l’ultimo del mio percorso universitario. Anche dopo mesi me lo ricordo bene: era l’esame di Lingua spagnola 2 (lingua, morfosintassi e lessico), uno dei miei corsi preferiti del secondo anno di magistrale. Dopo l’esame - che ho sostenuto in forma scritta e per il quale avevo preparato anche un elaborato facoltativo - mi sono sentita subito più leggera, e soprattutto pronta a dedicare tutta me stessa alla stesura della tesi di laurea».

E invece del tuo primo esame da matricola che ricordi hai?
«Il mio primo esame in università è stato Letteratura russa, con il professor Adriano Dell’Asta. La prima parte del corso verteva su un autore russo, Michail Jur'evič Lermontov, del quale avevamo analizzato alcune poesie in classe e del quale avevo letto un’opera, che avrei portato all’esame. Mi ricordo perfettamente quel giorno, perché avevo iniziato a studiare russo come principiante assoluta, da qualche mese, e mi sentivo un po’ “in difetto” rispetto a molti altri miei compagni che lo avevano già studiato alle scuole superiori. Per questo motivo mi ero impegnata davvero molto nella preparazione dell’esame, che poi mi ha regalato il mio primo 30 e lode. Ero fiera di me stessa, sentivo di aver dimostrato che, contrariamente a come mi ero sentita nei mesi precedenti, con impegno, volontà e dedizione avrei potuto farcela anche io».


E se ripensi invece alla notte prima del tuo ultimo esame che cosa mi racconti...
«Il primo anno di triennale ho partecipato ad un incontro, tenuto dalla tutor del mio corso di laurea, per l’organizzazione ottimale dello studio e la gestione delle emozioni in sede d’esame. Ricordo che la tutor ci aveva dato sia consigli di carattere generale, sia consigli più personalizzati in base alle nostre necessità e alle nostre “paure”. Ricordo che il consiglio che aveva dato a me era di non ripassare la sera prima dell’esame, ma di dedicarla al riposo, e a “staccare la mente”, facendo qualcosa che mi facesse stare bene. Dopotutto che bisogno c’era di ripassare anche la sera prima, se lo studio era stato organizzato bene e avevo già rivisto i contenuti del corso durante il giorno? Ho seguito questo consiglio per tutta la laurea triennale e anche in magistrale; pertanto, anche la sera prima del mio ultimo esame, ho tranquillamente proseguito con la lettura del mio libro, e sono andata a dormire presto, per svegliarmi l’indomani riposata e con la carica giusta».

E se dovessi dirmi, invece, l’esame che ti ha dato maggiori soddisfazioni o che è stato davvero interessante da preparare?
«Sicuramente quello di Lingua inglese 1 (lingua e fonologia), grazie a questo corso tenuto dalla professoressa Amanda Clare Murphy ho scoperto l’affascinante mondo della linguistica inglese, alla quale mi sono appassionata. Ho sempre amato la lingua inglese, in particolare questo esame richiedeva di imparare l’alfabeto fonetico inglese, e di saper trascrivere le parole in lingua utilizzando un alfabeto completamente nuovo, imparando ad applicare le regole fonologiche. Tutto ciò mi ha dato molta soddisfazione e ha marcato l’inizio di un bellissimo percorso universitario».

Al di là di lezioni ed esami, c’è stata qualche esperienza che ti ha arricchito o che hai apprezzato particolarmente?
«Fin dalle scuole superiori uno dei miei più grandi sogni era quello di trascorrere un periodo di studio all’estero. Durante gli anni della triennale mi sono candidata e ho vinto, due volte, il bando Erasmus, per trascorrere sei mesi a studiare nell’università di Gent, in Belgio. Purtroppo, per svariati motivi, non sono riuscita a partire, e così ho cercato di cogliere le opportunità offerte dalla mia Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere per svolgere programmi di collaborazione da remoto con studenti stranieri. Durante il periodo di lockdown a causa del Covid ho seguito il corso EIP-English for International Purposes, collaborando con una studentessa israeliana e una polacca, e il progetto COIL-Collaborative Online International Learning, con l’Università De Paul di Chicago, nel corso del quale ho lavorato con una studentessa messicano-statunitense, dialogando sull’esperienza migratoria negli Stati Uniti e confrontandola con quella italiana. Entrambe sono state esperienze che mi hanno permesso di acquisire nuove conoscenze, di aprire la mente e di mettere alla prova le mie competenze, scritte e orali, della lingua inglese».

E nel biennio invece della tua magistrale?
«Durante la mia magistrale ho avuto il piacere di prendere parte al progetto “Custodi della bellezza sacra”, organizzato durante “Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023” per rendere noti i tesori delle chiese bresciane, tenendole aperte ai cittadini e ai turisti durante il fine settimana. Per tale evento ho svolto il compito di custode in varie chiese della città, insieme ai miei colleghi ho tradotto gli opuscoli illustrativi e fatto da guida, in inglese e in italiano, ai visitatori in occasione dell’apertura delle chiese nei week end. Per me è stato davvero un progetto di grande arricchimento, sia a livello formativo che personale».

Aver studiato nella sede di Brescia dell’Ateneo – un campus più ridotto come dimensioni rispetto alla sede milanese – ha avuto, secondo te, dei vantaggi in termini di rapporto studenti/docenti, accesso ai servizi?
«Assolutamente. Quando mi sono iscritta in Università Cattolica ero certa del fatto che non avrei voluto essere un numero in una classe di studenti, ed è esattamente ciò che è successo. L’ambiente universitario nel campus di Brescia è più contenuto, più affiatato, e questo mi ha permesso di sviluppare un bel dialogo non solo con i miei compagni di corso, ma anche e soprattutto con i docenti. Inoltre, durante la stesura della tesi, ho potuto facilmente sfruttare le potenzialità della biblioteca dell’università, che mi ha messo a disposizione i materiali del Fondo Clerici. Tutto ciò – unito al fatto, per me importante, di non essermi dovuta trasferire in un’altra città e quindi di poter studiare vicino e con il supporto della mia famiglia - ha contribuito a rendere la mia esperienza universitaria positiva e molto piacevole».  

Consiglieresti quindi a un tuo amico o amica di immatricolarsi in Cattolica?
«Sicuramente, consiglierei a tutti di immatricolarsi in Cattolica per le opportunità che offre, per l’ambiente in cui si studia, si vive, si cresce. Un ambiente che mi ha permesso di sviluppare nuove amicizie e conoscenze, un ambiente dove sono maturata per la consapevolezza e la sicurezza in me stessa acquisita».

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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